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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca

“Estorsione all’avvocato”: condannati cinque brindisini

Otto anni e Livera, quattro anni e otto mesi a Guadalupi quattro a Trinchera, tre anni e quattro mesi a Giglio e Montanaro. Erano stati scarcerati dal Riesame per mancanza dei gravi indizi. Difesa in appello

BRINDISI – L’accusa di estorsione ai danni di un avvocato civilista del foro di Brindisi ha retto davanti al Tribunale, con condanna di cinque imputati, tutti brindisini, nonostante un precedente annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare per mancanza dei gravi indizi. La pena più alta è stata inflitta a Dionisio Livera, 39 anni, condannato a otto anni, come chiesto dal pubblico ministero; quattro anni e otto mesi sono stati inflitti a Dario Guadalupi, 45; quattro anni ad Andrea Trinchera, 38; e tre anni e quattro mesi sono stati inflitti a Luciano Giglio, 41, e ad Antonio Montanaro, 43. Nei confronti di questi ultimi il pm aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione.

La sentenza

Dionisio Livera, classe 1978-2-2-2La sentenza è stata pronunciata nel primo pomeriggio di oggi, 18 gennaio 2018, e porta la firma del gup del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, di fronte al quale è stato incardinato il processo con rito abbreviato, condizionato all’ascolto -  in qualità di testimone - di un collega dell’avvocato. Il teste, sentito in occasione dell’udienza scorsa, riferì che per quanto era di sua conoscenza, l’avvocato che sporse denuncia aveva un debito nei confronti di uno degli imputati e che doveva, per questa ragione, versare la somma di quattromila euro per saldare un prestito che gli era stata accordato in passato, pari a diecimila euro.

La difesa

Le motivazioni alla base del convincimento del gup saranno depositate fra 90 giorni. I difensori degli imputati, Giuseppe Guastella, Mauro Masiello, Luigi De Rosa e Umberto Roberto Marseglia, hanno già anticipato che ricorreranno in Appello per ottenere la riforma della sentenza. Anche perché gli stessi penalisti ottennero la scarcerazione degli imputati, dopo l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, il 6 marzo 2015 per “mancanza dei gravi indizi di colpevolezza”. Da allora non risultano esserci state ulteriori indagini, stando a quanto sostengono i difensori. Gli imputati hanno sempre respinto l'accusa.

Le scarcerazioni

Dario Guadalupi, classe 1972-2-2-2Secondo i giudici del Tar di Lecce, gli imputati sarebbero stati credibili quando sostennero di aver avuto crediti per diecimila euro nei confronti del professionista che conoscevano essendo tifosi della squadra di calcio della città. A giudizio del Tribunale del Riesame era possibile ipotizzare altre figure di reato, come l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni usando violenza o minaccia, non l’estorsione. 

L’azione penale è stata esercitata dal sostituto procuratore Francesco Carluccio, dopo la notifica del secondo avviso di conclusione delle indagini a giugno 2016: il primo risale al 4 marzo 2016, ma il pm aveva ritenuto di procedere con un nuovo atto (in sostituzione del precedente) dopo aver  puntualizzato l’ipotesi di reato contestata separando le posizioni dei cinque all’esito di ulteriori accertamenti e precisando il periodo di tempo di riferimento. La requisitoria odierna ha visto impegnato il pubblico ministero Luca Miceli, al quale è stato affidato il fascicolo.

L’accusa e il credito

GIGLIO Luciano, classe 1976-2-2-2Secondo l’accusa, Livera, Montanaro e Giglio si sarebbero presentati nello studio del professionista di Brindisi e avrebbero preteso di riscuotere un credito “non azionabile giuridicamente perché derivante da una causa illecita”, contesto emerso nel secondo avviso di conclusione. La somma di denaro sarebbe stata pretesa per conto di una “giovane donna di nazionalità colombiana che aveva offerto prestazioni sessuali all’avvocato, ricevendo in cambio un titolo di credito che una volta portato all’incasso non era stato pagato”.

Il civilista, come peraltro si legge nella denuncia avrebbe ricevuto minacce del tipo “ti faccio buchi buchi, mi devi dare i soldi, è grazie a me che sei ancora vivo”. La stessa richiesta sarebbe stata rivolta nei confronti di un collega di studio dell’avvocato perché quest’ultimo aveva riferito ai tre che la persona che cercavano non c’era. Ecco perché la difesa ne ha chiesto l’ascolto. I due civilisti avrebbero consegnato 300 euro e i tre si sarebbero impossessati delle chiavi di una Fiat 500 con la minaccia che le avrebbero restituite solo quando l’avvocato avesse pagato la somma di 700 euro.

L’aggravante

Antonio Montanaro, classe 1973-2-2-2Livera, Montanaro e Giglio, si sarebbero ripresentati il giorno successivo nello studio legale per riscuotere 300 euro e restituire l’auto. Con l’aggravante di aver commesso il fatto essendo più persone riunite e in un luogo in cui la persona offesa esercitava la propria attività professionale. I due episodi sarebbero avvenuti tra settembre e novembre 2014.

L’estorsione viene contestata anche nei confronti di Dario Guadalupi e Andrea Trinchera, assieme a Dionisio Livera: in concorso tra loro avrebbero costretto l’avvocato a consegnare beni e denaro. In particolare, secondo il pm, Livera avrebbe incontrato il civilista in un parco pubblico con il pretesto di riscuotere un credito che a suo dire aveva Guadalupi: “Siccome tu devi dare dei soldi a lui, adesso li dai a me, muoviti altrimenti di sparo, ti mando in ospedale. Tra dieci minuti mi devi dare la moto”. E si sarebbe preso uno scooter, un Piaggio Beverly. Fatto avvenuto nel mese di gennaio dello scorso anno.

Gli assegni

A distanza di 30 giorni, Livera e Guadalupi sarebbero andati nello studio legale: il primo si sarebbe rivolto con atteggiamento minaccioso arrivando a dire “abbiamo risolto, facciamo così, mi dai tremila euro, devi finanziare la malavita”, in tal modo costringendo il professionista a dargli 300 euro come acconto mensile rispetto alla somma. Il 27 febbraio Livera sarebbe tornato dall’avvocato assieme a Trinchera e ad altre due persone non identificate, uno dei quali armato di pistola: uno avrebbe afferrato l’avvocato al collo, l’altro lo bloccava sulla sedia, un altro sbatteva pugni sulla scrivania e un altro ancora si impossessava delle chiavi di una Jeep Grand Cherokee.

Prima di andare via, uno del gruppo avrebbe minacciato ulteriormente il professionista: “Caso mai ci fai arrestare, che siamo un esercito, fuori rimane sempre qualcuno che ti viene a trovare, sappiamo dove abiti”. L’avvocato sarebbe stato costretto a consegnare due assegni bancari tratti sul suo conto corrente e post-datati: uno emesso il 4 marzo 2015 per mille euro e l’altro di pari importo il 20 dello stesso mese. Per la restante parte, pari a 700 euro, sarebbe stata soddisfatta imputando il valore del motociclo che Livera avrebbe preso. Nel processo in abbreviato, l’avvocato si è costituito come parte civile ed è stato rappresentato dal penalista Riccardo Mele.

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