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Cronaca

Estorsione e usura, assolti quattro anni dopo gli arresti

Sentenza favorevole per Carlo Zuccaro, Giovanni Mauramati e Vincenzo Madaghiele: erano stati denunciati dal titolare di una ditta elettrica, a sua volta condannato per droga. Tramessi al pm gli atti per due testimoni

BRINDISI – Quattro anni dopo gli arresti con le accuse di estorsione e usura, sono stati assolti dal Tribunale di Brindisi: Carlo Zuccaro, dipendente della società partecipata Multiservizi; Giovanni Mauramati, imprenditore edile, e Vincenzo Madaghiele, vigile sanitario in pensione, tutti finiti sotto inchiesta della Dda di Lecce con contestazione dell’aggravante del metodo mafioso, dopo la denuncia di un imprenditore brindisino, operante nel settore elettrico, a sua volta condannato per droga dall’Albania.

La sentenza

Carlo Zuccaro-3Il verdetto di primo grado è stato pronunciato dal Tribunale del capoluogo, presidente Domenico Cucchiara, nel tardo pomeriggio di oggi, 16 marzo 2018. Le motivazioni saranno depositate fra novanta giorni e solo dopo il pubblico ministero Francesco Carluccio che ha sostenuto l’accusa in giudizio, potrà decidere se proporre o meno appello. Aveva chiesto la condanna di Zuccaro e Madaghiele per le imputazioni, riviste dopo la pronuncia del Tribunale del Riesame di Lecce, subito dopo il blitz. Il collegio, infatti, aveva annullato l’aggravante del metodo mafioso.

Il Tribunale di Brindisi ha chiuso il dibattimento pronunciando sentenza favorevole agli imputati. Zuccaro è stato difeso dal penalista Livio Di Noi, Madaghiele dagli avvocati Ladislao Massari e Albino Quarta e Mauromati da Rosalba Gatto. Parte civile si è costituito l’imprenditore, Giuseppe Barletta, anche lui residente a Brindisi, rappresentato in giudizio dall’avvocato Francesca Conte. Il quarto imputato, Tommaso De Milo, venne dichiarato incapace di intendere e volere dal perito nominato dal Tribunale (era difeso dall’avvocato Ernestina Sicilia).

Vincenzo Madaghiele-2Il collegio giudicante ha disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero per valutare la posizione di due testimoni ascoltati nel corso delle udienze dibattimentali. Rischiano di finire sotto processo per falsa testimonianza e diffamazione.

L’inchiesta

L’inchiesta che portò agli arresti venne tenuta a battesimo con il nome Sanguisuga, partendo dal contenuto della denuncia: agli agenti, l’imprenditore riferì di essere stato costretto a chiedere un prestito a privati e di essere stato obbligato a pagare interessi a tassi superiori al 300 per cento. Prestito iniziale pari a 10mila euro, lievitato a 200mila euro stando alla richiesta di restituzione contestata dall’accusa. Le ordinanze di custodia cautelare furono eseguite all’alba del 27 marzo 2014.

Giovanni Mauramati-2Nel provvedimento veniva descritto anche un’aggressione il cui protagonista sarebbe stato Zuccaro Nel frattempo, secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti,  Zuccaro a fronte del mancato pagamento di un assegno invita la vittima a casa sua, lo aggredisce fisicamente, gli fa un occhio nero,  e lo minaccia di morte con un coltello da cucina:  “ Vedi che ti ammazzo- avrebbe detto- se entro la settimana prossima non mi dai i soldi di aprile…ti uccido”. E poi ancora un altro giorno all’interno del negozio del suo negozio: “ Vedi che verrò a prendere i soldi venerdì alle sette…dietro di me ci sono mille persone”. Non solo, ma il dipendente della Multiservizi avrebbe anche imposto all’uomo l’assunzione del figlio nella sua attività, oltre al pagamento di 250 euro a settimane anche nei mesi in cui questi non aveva lavorato.

L’imprenditore arrestato per droga

Il successivo 2 aprile venne arrestato dai militari della Guardia di Finanza Barletta con l’accusa di traffico di droga con l’Albania, dopo il ritrovamento  di 477 chilogrammi di marijuana finita sotto sequestro il 25 febbraio precedente a Santa Sabina, sulla costa di Carovigno. L’imprenditore, nel frattempo, è stato rinviato a giudizio ed è stato condannato, in abbreviato, alla pena di cinque anni e due mesi. Sentenza passata in giudicato.

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