Estorsione ai lavoratori: condannati coniugi imprenditori e dipendente

Accordo tra procura e tre degli imputati la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolti l’imprenditore Vincenzo Magrì e la moglie

FRANCAVILLA FONTANA – Si è conclusa con un accordo tra procura e indagati la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolti l’imprenditore Vincenzo Magrì, 65 anni, di Francavilla Fontana, fondatore e amministratore del noto mobilificio, “Magrì Arreda” e della moglie, Maria Lucia Scatigna, 45 anni, arrestati dalla Guardia di Finanza di Brindisi, il 6 dicembre 2018, per estorsione e auto-riciclaggio. Imputati in concorso con Luciana Piroscia, dipendente di Magrì Arreda srl, sino a giugno 2017, hanno avuto accesso al concordato di pena. Tutti e tre sono difesi dagli avvocati Massimo Manfreda e Vittorio Rizzi.

Le condanne

Il giudice unico Vittorio Testi, tenendo conto del beneficio dello sconto di un terzo, ha condannato a due anni e otto mesi di reclusione e 4mila euro di multa Magrì e Scatigna e a due anni, quattro mesi di reclusione e il pagamento di duemila euro di multa per Piroscia. Gli imputati Francesco Sternativo e Giacomo Gallone,  hanno chiesto il rito abbreviato, gli altri, Cosimo Di Maria e Giuseppe Saracino saranno giudicati con rito ordinario. Numerosi lavoratori si sono costituiti parte civile.

La richiesta di rinvio a giudizio

 “Minacce a 46 lavoratori del mobilificio Magrì Arreda per procurarsi un ingiusto profitto pari a un milione e 160.892 euro, determinato dalla mancata corresponsione di ciò che era dovuto ai dipendenti”: con l’accusa di estorsione il procuratore capo di Brindisi Antonio de Donno aveva chiesto il processo per Magrì, Scatigna e Piroscia. Contestato anche l’autoriciclaggio, accusa mossa in relazione alla “somma pari a 236.754 euro, avendo commesso il delitto non colposo di cui al capo precedente”, ossia l’estorsione, “per il pagamento in nero delle retribuzioni di alcuni lavoratori non regolarmente assunti”.

De Donno aveva chiesto il processo anche per Cosimo Di Maria e Giacomo Gallone, assieme a Magrì e Scatigna “quali istigatori, con l’accusa di falsità ideologica in relazione ai verbali di conciliazione sottoscritti dai due, in qualità di pubblici ufficiali, negli “uffici della Cisl o della Uil di Francavilla Fontana".

A Magrì, inoltre, era contestato il reato di lesioni personali colpose, in conseguenza alle ferite riportate da un lavoratore Giuseppe Saracino “senza regolare contratto, impiegato nello smantellamento delle strutture presenti all’interno del punto  vendita di Surbo”, giudicate guaribili in 40 giorni. Magrì, lo stesso lavoratore e Francesco Sternativo sono accusati di aver “indotto in errore i medici del pronto soccorso dell’ospedale di Francavilla, rappresentando falsamente di aver riportato le lesioni durante un incidente domestico”.

I due “Avrebbero approfittato, in una situazione di difficile contesto occupazionale, della situazione di debolezza della maggior parte dei loro dipendenti imponendo loro trattamenti economici inferiori ai minimi previsti dai contratti collettivi nazionali o comunque non parametrati alle mansioni effettive e alle ore lavorate". 

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