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Evasione fiscale, dissequestrati i conti della Brigante srl

Il gip del Tribunale di Brindisi accoglie l’istanza del difensore Masiello e restituisce 670mila euro alla società

BRINDISI – Dissequestrati i conti correnti della società Brigante srl di Brindisi, bloccati il 9 ottobre scorso nell’inchiesta della Procura su una presunta evasione fiscale. Il gip del Tribunale ha accolto l’istanza presentata dal difensore Mauro Masiello e ha disposto la restituzione della somma pari a 670mila euro, destinata alla prosecuzione dell’attività, peraltro mai interrotta.

La difesa

Giovanni Brigante durante il suo interventoIl decreto di dissequestro è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari Tea Verderosa, a distanza di qualche giorno dalla richiesta depositata dal penalista, il quale già a distanza di due settimane dal blocco dei conti correnti, ottenne la restituzione di 107mila euro, su disposizione dello stesso pubblico ministero. In quella occasione il sostituto procuratore Valeria Farina Valaori, ora in servizio nel pool dei magistrati dell’Antimafia di Lecce, accolse l’istanza per consentire il pagamento degli stipendi ai dipendenti a i fornitori della Brigante srl, la società riconducibile all’imprenditore brindisino Giovanni Brigante, ex consigliere regionale e comunale di Brindisi.

Il dissequestro

Il fascicolo d’inchiesta, delegata alla Finanza, nel frattempo, è stato assegnato al pubblico ministero Luca Miceli, il quale ha dato parere favorevole al dissequestro. La somma “liberata” dal gip sarà destinata in parte al saldo delle morosità che la srl ha accumulato nei confronti dello Stato, in modo tale da arrivare all’estinzione, mentre il resti sarà vincolata al funzionamento dell’azienda. La società, infatti, ha sempre continuato ad operare nel settore metalmeccanico, riuscendo senza problemi a saldare le fatture dei fornitori e a pagare i dipendenti alle scadenze pattuite.

Gli imputati e le ipotesi di reato

Il mese prossimo il gup del Tribunale di Brindisi si esprimerà sulla richiesta di processo avanzata dal pm sia per l’imprenditore che per i familiari, finiti sotto inchiesta in qualità di soci titolari delle quote della srl Brigante (moglie e figlie) e della Comibri srl (il figlio). Sono tutti difesi dall’avvocato Mauro Masiello. Richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale anche per la commercialista delle aziende, Maurizia Manca, assistita dall’avvocato Daniela Faggiano.

L’accusa mossa è evasione per aver “occultato al Fisco un imponibile di oltre undici milioni di euro” e per non aver pagato l’Iva per due milioni. 

I sigilli e la donazione

Mauro MasielloRestano, invece, sotto sequestro un appartamento, due opifici e sette terreni, per un valore di un milione di euro e altre disponibilità finanziarie per circa 600mila euro, tutto intestato o comunque nella disponibilità di Giovanni Brigante, in qualità di amministratore unico della Brigante srl. E’ stata questa la prima società a finire sotto la lente di ingrandimento della Finanza, in seguito gli accertamenti sono stati estesi alla Comibri.

Nel capo di imputazione viene contestata anche  una donazione che il figlio avrebbe fatto in favore del padre il 29 ottobre 2015: l’atto di liberalità riguarda un immobile in contrada Betlemme e una capannone in contrada Piccoli, zona industriale per un valore che, stando ai conteggi dei militari della Guardia di Finanza ammonterebbe a un milione e 50. Per il difensore, invece, la donazione avrebbe avuto un valore di 550mila euro e andrebbe a inserirsi nelle dinamiche familiari legate alla necessità di dividere i cespiti di Giovanni Brigante fra figli e nipoti. Nulla di penalmente rilevante, secondo il penalista. L’avvocato Masiello aspetta l’udienza preliminare per depositare altra documentazione ritenuta importante.


 

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