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Evasione fiscale: processo per Giovanni Brigante, moglie, figli ed ex commercialista

La difesa pronta a dimostrare la correttezza dell’imprenditore, ex consigliere anche regionale, e della professionista

BRINDISI – Sarà un processo a stabilire se ci sia stata o meno evasione fiscale, condotta che la Procura contesta nei confronti dell’imprenditore Giovanni Brigante, ex consigliere comunale di Brindisi e regionale. Analoga accusa è alla base del rinvio al giudizio del Tribunale per i tre figli, la moglie e per l’ex commercialista delle società della famiglia, Brigante srl e Comibri, oggetto di indagine della Guardia di Finanza

L’udienza preliminare

Giovanni BriganteL’udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare, Tea Verderosa, si è svolta questa mattina. La data dell’inizio del processo dibattimentale sarà comunicata non appena saranno definiti i calendari e sarà notificata via pec (posta elettronica certificata) ai difensori degli imputati.

Secondo il gup, l’accusa mossa nei confronti di tutti e sei gli imputati può essere sostenuta al dibattimento, tenuto conto degli elementi raccolti dai militari della Guardia di Finanza. I difensori Mauro Masiello, legale di fiducia di Giovanni Brigante e del figlio Giulio, quest’ultimo amministratore unico della Comibri srl, nonché per gli altri  familiari  titolari delle quote della Brigante srl (le due figlie e la moglie), e Daniela Faggiano, avvocato di fiducia della commercialista Maurizia Manca, hanno già raccolto parte della documentazione considerata utile a replicare all’imputazione.

 Le accuse

L’accusa mossa è evasione per aver “occultato al Fisco un imponibile di oltre undici milioni di euro” e per non aver pagato l’Iva per due milioni. Viene contestata anche  una donazione che il figlio avrebbe fatto in favore del padre il 29 ottobre 2015: l’atto di liberalità riguarda un immobile in contrada Betlemme e una capannone in contrada Piccoli, zona industriale per un valore che, stando ai conteggi dei militari della Guardia di Finanza ammonterebbe a un milione e 50. Per l’imprenditore, invece, la donazione avrebbe avuto un valore di 550mila euro e andrebbe a inserirsi nelle dinamiche familiari legate alla necessità di dividere i cespiti di Giovanni Brigante fra figli e nipoti. Nulla di penalmente rilevante, secondo la difesa.

Il dissequestro

Al momento, la difesa dell’imprenditore ha ottenuto in due tranche il dissequestro delle somme bloccate il 9 ottobre 2017 dai finanzieri: una prima volta per 107mila euro e la seconda per 670mila euro, destinate sia al regolare pagamento degli stipendi che alla prosecuzione dell’attività, peraltro mai interrotta.

Restano, invece, sotto sequestro un appartamento, due opifici e sette terreni, per un valore di un milione di euro e altre disponibilità finanziarie per circa 600mila euro, tutto intestato o comunque nella disponibilità di Giovanni Brigante, in qualità di amministratore unico della Brigante srl. E’ stata questa la prima società a finire sotto la lente di ingrandimento della Finanza, in seguito gli accertamenti sono stati estesi alla Comibri, finita in liquidazione.


 

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