Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca Francavilla Fontana

Evasione da oltre 6 milioni di euro: nei guai i titolari di un megastore d'arredamento

Avrebbero distrutto alcuni contratti di vendita e manipolato gli scontrini, togliendo uno zero dall’importo. Con questi e altri escamotage, i titolari di una società di arredamenti di Francavilla Fontana, con l'ausilio di un altro imprenditore e di un professionista, avrebbero evaso circa sei milioni e mezzo di euro. Un decreto di sequestro preventivo per equivalente è stato eseguito a loro carico

FRANCAVILLA FONTANA – Avrebbero distrutto alcuni contratti di vendita e manipolato gli scontrini, togliendo uno zero dall’importo. Con questi e altri escamotage, i titolari di una società di arredamenti di Francavilla Fontana, con l'ausilio di un altro imprenditore e di un professionista, avrebbero evaso circa sei milioni e mezzo di euro. Un decreto di sequestro preventivo per equivalente è stato eseguito a loro carico dai militari del Nucleo di polizia tributaria di Brindisi al comando del maggiore Giuseppe Maniglio. Sul provvedimento, richiesto dalla procura, c’è la firma del gip del tribunale di Brindisi Paola Liaci.

I responsabili dell’attività (due fratelli soci in affari), un commercialistica che li aveva assistiti e l’amministratore di una nota società di Francavilla Fontana sono stati denunciati per dichiarazione fraudolenta mediate altri artifici continuata. 

Le indagini sono iniziate lo scorso anno, a seguito di una verifica effettuata dalle fiamme Gialle sul periodo di imposta che va dal 2011 al 2014. Secondo gli inquirenti, il giro d’affari del megastore era pari quasi al doppio di quello dichiarato. Inoltre è stato accertato che i soci dichiaravano al fisco fra i 20mila e i 30mila euro, anche se sui rispettivi conti correnti è stata trovata una somma di quasi 5 milioni di euro in denaro, titoli e disponibilità finanziaria. 

Dall’analisi dei documenti riepilogativi delle provvigioni riconosciute agli arredatori impiegati nello stesso megastore, è emerso che 12 di questi avevano lavorato in nero per 1150 giornate lavorative. Inoltre i soci erano intervenuti sulla documentazione riguardante le vendite curate da ognuno di essi, per occultare parte dei ricavi.

Come? Distruggendo molti contratti di vendita stipulati con i clienti; manipolando le battute degli scontrini fiscali di maggior importo, togliendo uno zero dalle cifre finali (ad esempio, battendo 100 euro invece di 1000 euro); ricorrendo a quelli che dalla Finanza vengono definiti degli escamotage contabili per giustificare i versamenti in banca; alterando manualmente i registri contabili. 

Il ruolo dell’amministratore di una società del posto sarebbe stato quello di consentire ai due fratelli di ottenere benefici fiscali da un’operazione permutativa riguardante un immobile da destinare a deposito.

Sono stati così sottoposti a sequestro disponibilità finanziarie e beni per un valore complessivo di oltre 6 milioni e mezzo di euro (pari alle imposte evase) la gran parte dei quali costituiti da depositi su conti correnti bancari e titoli.

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