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Cause Comune-dipendenti e polemiche: la Lo Martire replica a Ciullo

L'ex assessore sottolinea che il collega avvocato dovrebbe sapere che "la costituzione in giudizio è una necessità ed una garanzia per non incorrere in responsabilità contabili amministrative"

BRINDISI - L'ex assessore comunale alle Finanze, avvocato Carmela Lo Martire chiede di potere replicare al commento virgolettato dell'avvocato Massimo Ciullo, apparso in calce a un nostro articolo (leggi qui) sulla sentenza del giudice del lavoro a favore di due legali donna del Comune, nella causa generata da una opposizione della stessa civica amministrazione al decreto ingiuntivo a favore delle medesime. Avendo l'avvocato Ciullo chiamato in causa direttamente l'avvocato Lo Martire, la stessa ha pieno diritto alla replica, che pubblichiamo integralmente.

Sento il dovere  di rispondere all'articolo “Le avvocatesse la spuntano sui compensi” pubblicato sulla vostra testata. E’ innanzitutto doveroso ricordare che, la decisione di costituirsi in giudizio non è  dell'assessore (organo politico a cui non sono demandate decisioni di tipo gestionale) bensì adottata dalla giunta previa relazione del dirigente e/o responsabile del servizio, ed i mandati sono sottoscritti dal sindaco.

Carmela LomartireCiò premesso, spiace constatare, ove fossero confermate le dichiarazioni dell'avvocato Ciullo, peraltro già assessore e quindi a conoscenza dei principi di giusta amministrazione, come sia dimentico questo, nonostante abbia ricoperto il medesimo ruolo in passato, che la costituzione in giudizio è una necessità ed una garanzia per  non incorrere in responsabilità contabili amministrative (ricordiamo cosa è accaduto quando non sono stati opposti i decreti ingiuntivi dei dipendenti del Comune di Taranto, con successivo intervento della magistratura penale e contabile) e per dotare l'amministrazione di un provvedimento definitivo giudiziale.

Non gli sarà sfuggito, nella sua esperienza di amministratore che, per tutti i dipendenti del Comune di Brindisi, anche non avvocati e non solo donne, si è proceduto ad analogo iter (anche per poche centinaia di euro) con opposizioni e/o giudizi patrocinati proprio dall'avvocatura interna del Comune.

Non ho mai sentito, in verità, prima di oggi il politico Massimo Ciullo richiedere uguale trattamento (non opposizione e/o quiescenza del Comune) , per gli altri dipendenti che, pur in possesso di titoli simili, si sono visti costretti a tutelare giudizialmente i propri diritti in giudizi.

Dov'è la scriminante che dovrebbe  obbligare  un politico - ammesso che lo possa fare in assenza di parere conforme del dirigente e di posta inserita in Bilancio - ad omettere la tutela dell'amministrazione per alcuni dipendenti e non per altri? 

Peraltro, pur non essendo la sottoscritta abilitata a decidere - come credo sia evidente da quanto sopra detto - a non opporsi al decreto ingiuntivo proposto da donne e colleghe, se si fosse fatto ciò non sarebbe stata questa decisione  una questione di genere a favore delle stesse ed a discapito degli altri ?. Sono personalmente convinta della parità di tutti, soprattutto dei lavoratori, e, francamente, la questione che si voglia dare un taglio di genere o di donne contro donne appare stucchevole, puerile e tesa unicamente ad dare enfasi ad una ordinaria notizia giudiziaria.

Massimo CiulloSono donna, ma questo non mi esimeva dal rispettare la legge e dall' agire nell'interesse generale adottando i medesimi criteri a cui sono sottoposti tutti gli amministratori, solo perché in presenza di altre donne dipendenti comunali così come l'avv.to Ciullo mi imputa di non aver fatto. Non capisco il perché parlare di donne e non di lavoratori, con ciò sminuendo la professionalità ed il ruolo delle sue assistite.

Mi dispiacerebbe pensare che egli sia convinto di aver ottenuto un provvedimento positivo solo perché difendeva donne e non perché vi è stato un riconoscimento di un diritto del lavoratore. Argomentando diversamente si cadrebbe nell'assurdo di pensare che l'altro avvocato sia stato escluso perché maschio .Per favore! 

L'unico dato reale è quello dettato dal giudice che, correttamente, ha inquadrato la fattispecie in ambito contrattuale e sulla differenza del rapporto tra lavoratori ed amministrazione: questo conferma la necessità del ricorso al magistrato per legittimare l'eventuale pagamento del diritto preteso.

Spiace, infine, prendere atto che l'avvocato Ciullo abbia voluto spostare l'attenzione da un aspetto squisitamente tecnico giuridico, riguardante l'intera giunta, direttamente sulla mia persona e su una mia presunta avversione contro il genere femminile o ad una mia presa di posizione contro le donne. Ritengo offensivo e lesivo della mia persona, sia come donna che come professionista e come amministratore, le affermazioni a lui attribuibili, se confermate, apparse sugli organi di stampa . Questo aspetto, comunque, sarà censurato in altra sede .

Una domanda: ma se viene deciso l'appello lo faranno perché il Sindaco è donna e perché in giunta ci sono più donne rispetto alla precedente?

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