Ex commessa denuncia negozio: avvocato e sindacalista sotto inchiesta per truffa

La Procura contesta anche l’ipotesi di reato di violenza privata: “Sottoscrizione di un accordo per ottenere l’assunzione”

BRINDISI – Avrebbe lavorato in nero come commessa in uno store di abbigliamento di un centro commerciale, poi sarebbe stata costretta o comunque indotta a firmare un accordo con la società proprietaria del punto vendita, per ottenere l’assunzione. Alla fine, è stata licenziata. E ha denunciato: la Procura ha avviato un’inchiesta ipotizzando la truffa e la violenza privata, con accertamenti nei confronti di un sindacalista e di un avvocato.

L’inchiesta

Palazzo di Giustizia di BrindisiA coordinare le indagini è il sostituto procuratore Luca Miceli, al quale è stato assegnato il fascicolo aperto dopo che la ragazza brindisina ha raccontato quanto le era accaduto all’avvocato Carmela Lo Martire che la rappresenta. In seguito alla denuncia, il legale ha impugnato il licenziamento dinanzi al Tribunale in funzione di giudice del lavoro.

La commessa, intanto, è stata identificata come parte offesa e quindi potrà costituirsi in sede di udienza preliminare, nel caso in cui il pubblico ministero dovesse confermare le ipotesi di reato chiedendo al gup il rinvio al giudizio del Tribunale. L’udienza preliminare, allo stato, non è stata ancora fissata, né risulta che il pm abbia esercitato l’azione penale. Vero è che l’inchiesta è pendente nei confronti di due persone. I nomi sono stati indicati espressamente nella denuncia, per ricostruire in maniera puntuale i fatti.

Le verifiche riguardano la posizione di un rappresentante sindacale di Brindisi e di un avvocato iscritto al foro di Bari, quest’ultimo in qualità di legale della società (una srl) proprietaria dello store che conta sedi in tutta Italia, oltre che nel centro commerciale di Brindisi.

La denuncia

La commessa (ex) avrebbe riferito di aver lavorato alle dipendenze della società da metà dicembre 2017 sino alla metà del mese successivo. Non sarebbe stata la sola. All’inizio il contratto non sarebbe stato regolarizzato, ma la società avrebbe promesso alla brindisina che l’inquadramento ci sarebbe stato all’inizio del nuovo anno. La prima settimana del 2018, la ragazza – stando a quanto risulta nella denuncia – sarebbe stata invitata dalla responsabile del reparto a presentarsi in ufficio, alla fine del turno, per firmare il contratto di lavoro a tempo indeterminato e ricevere i compensi non ancora versati.

Lì nel negozio avrebbe trovato il sindacalista e l’avvocato. Non conosceva né l'uno, né l'altro. Entrambi le avrebbero chiesto di firmare due documenti: prima un contratto a termine con una data antecedente e poi un accordo che solo successivamente, una volta tornata a casa e dopo aver parlato con i familiari, aveva capito fosse stato scritto sulla falsa riga di una conciliazione alla quale lei – sempre stando a questa versione – non aveva mai neppure pensato. In quella occasione, i due le avrebbero detto che se non avesse firmato entrambi i documenti, non avrebbe mai ottenuto l’assunzione. In altre parole non sarebbe stato preparato il contratto a tempo indeterminato.

Le ipotesi di reato

Una radiomobile dei carabinieri di BrindisiLa giovane sostiene di aver agito in forte stato di soggezione e che non voleva in alcun modo contraddire il proprio datore di lavoro perché aveva paura di perdere l’occasione costituita dall’assunzione. Per ottenere spiegazioni, si sarebbe rivolta a un altro sindacalista. Da qui a qualche giorno, il licenziamento.

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L’ipotesi al momento oggetto di verifiche è che sia stata imbastita una finta vertenza allo scopo di procurare alla società un accordo che mettesse la srl al riparo da eventuali richieste della commessa, sia rispetto a retribuzioni non percepite, sua in merito a un rapporto di lavoro che si era instaurato. In questo perimetro, si inserirebbero le fattispecie di reato della truffa e della violenza privata ai danni della ragazza.

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