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Relazione Antimafia: “Ex contrabbandieri riciclati nel traffico di droga e clandestini”

Nella relazione sull’attività della Dia, evidenziato il core business della criminalità brindisina: “Marijuana importata dall’Albania sulle rotte delle sigarette, trasporto di immigrati dai Balcani e dalla Grecia”

BRINDISI – Resiste il “core business” della criminalità brindisina, rappresentato dal “racket delle estorsioni e dal traffico di droga, soprattutto marijuana”, al quale si aggiunge il “trasporto di clandestini”. La mala ha riciclato le vecchie rotte delle bionde e ha riconvertito i contrabbandieri brindisini, “storicamente contigui alla Sacra Corona Unita”.

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La relazione Dia

L’evoluzione dettata dalla necessità di far cassa per continuare a proliferare, è stata evidenziata nella relazione sull’attività svolta dalla Direzione investigativa antimafia che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha presentato al Parlamento, con riferimento al secondo semestre del 2017. Da luglio sino allo scorso mese di dicembre, stando a quando è scritto nel capitolo sulla “criminalità nel Brindisino”, due sono stati i settori sui quali ha continuato a puntare la mala, intrecciandosi con frange del sodalizio mafioso, quella Scu che seppur silente, non essendoci più omicidi, rimane attiva come testimoniato dalle recenti affiliazioni che confermano il ricambio generazionale.

Le estorsioni e i cavalli di ritorno

Fonte di guadagni sono le estorsioni, spesso sotto forma di protezione imposta agli imprenditori e ai commercianti, costretti a pagare una somma di denaro mensile a titolo di pizzo per avere la certezza di non avere alcun problema. Altrimenti, diventano bersaglio di danneggiamenti. Incendi oppure colpi di pistola. Restano anche i cavalli di ritorno, vale a dire i furti di mezzi così come di auto, per chiedere il pagamento di un importo a titolo di riscatto. Poche sono ancora le denunce.

Operazione antidroga della finanza

Il traffico di droga

Il “commercio di sostanze stupefacenti” viaggia in parallelo, con una crescita notevole del traffico di marijuana: “in tale contesto le evidenze investigative, confermano i collegamenti esistenti fra il territorio brindisino e l’Albania”, è scritto nella relazione. Il Paese delle Aquile, “grazie alla vicinanza geografica, viene sfruttato per l’approvvigionamento di grossi carichi di sostanza stupefacente”. L’ultima inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce che ha portato alla scoperta delle rotte lungo l’Adriatico è quella chiamata Griko, condotta dalla Guardia di Finanza di Brindisi, con esecuzione delle ordinanza di arresto il 30 giugno 2017 nei confronti di 14 persone accusate di aver fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata all’importazione e al traffico di droga. “Un sodalizio trasnazionale”, nei giorni scorsi finito al vaglio del Tribunale salentino, di fronte al quale è stato incardinato il processo con rito abbreviato, concluso con la condanna di otto brindisini e due cittadini albanesi.

Il motoscafo con la droga sequestrato dalla Finanza

Il trasporto di clandestini

Accanto a questi due settori, nella relazione Dia è stata richiamata l’attenzione all’”indotto criminale derivante dall’ingresso clandestino sul territorio nazionale”. Significativa è stata “l’operazione Caronte, conclusa nel mese di ottobre 2017 dalla Guardia di Finanza”. Le indagini hanno scoperto un’associazione composta da un cittadino irakeno e da sei brindisini, tra i quali “alcuni ex contrabbandieri contigui, storicamente, agli ambienti della Sacra Corona Unita”, stando a sentenze passate in giudicate e diventate, quindi, realtà processuali definitive. Sarebbero stati “riconvertiti all’immigrazione clandestina”: “più nel dettaglio – si legge nella relazione – per realizzare il trasporto di cittadini stranierei dalla Grecia e dall’area balcanica verso le coste brindisine, il sodalizio si avvaleva di imbarcazioni nella disponibilità dell’organizzazione”. Sono finiti sotto sequestro “semicabinati, yacht e natanti non di fortuna”.

“Allo stesso tempo, per garantirsi il buon esito del trasporto, il gruppo predisponeva la vigilanza degli ormeggi delle forze dell’ordine allo scopo di scongiurare la presenza in mare delle motovedette durante le operazioni di avvicinamento e sbarco”. Divisione dei compiti come ai tempi in cui Brindisi era diventata Marlboro city.

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