Sabato, 15 Maggio 2021
Cronaca

“Droga nella ruota”, ma era zucchero. L’ex moglie condannata per calunnia

Per questa vicenda venne arrestato il marito della donna, poi assolto e parte civile nel processo che si è chiuso oggi. Sentenza di colpevolezza anche per il nuovo compagno: tre anni e un mese a entrambi

Il tribunale di Brindisi

BRINDISI – Non cocaina, ma zucchero nel copricerchio di uno degli pneumatici dell’auto dell’ex marito: la donna e il nuovo compagno sono stati condannati per calunnia a un anno e tre mesi di reclusione, a distanza di cinque anni dal giorno in cui l’ormai ex consorte venne arrestato per spaccio, per poi essere rimesso in libertà nel momento in cui le analisi svelarono che si trattava di disaccaride di saccarosio.

La vicenda ebbe anche eco nazionale e vide protagonista Marco Santese, 34 anni, parrucchiere brindisino.  Nel tardo pomeriggio di oggi (15 dicembre) è arrivata la verità processuale di primo grado con la sentenza pronunciata dal tribunale in composizione monocratica: il giudice Barbara Nestore ha condiviso la tesi accusatoria sostenuta dal pm e ha riconosciuto la colpevolezza di Monica Biasi,30, e Antonio Sanasi, 45, tutti e due brindisini.

I due finirono sotto processo per “avere in unione e in concorso tra loro, con più azioni del medesimo disegno criminoso, indotto in errore il personale della compagnia dei carabinieri di Francavilla Fontana” perché “nel verbale di arresto di Marco Santese affermarono in maniera falsa di aver rinvenuto sostanza stupefacente suddivisa in dosi nel copricerchio delle ruote dell’auto in uno allo stesso Santese, in tal modo incolpandolo della commissione di un reato pur sapendo della sua innocenza e comunque simulando con tale condotta il reato di spaccio”.

Santese in questo processo si è costituito parte civile con gli avvocati Gianvito Lillo e Alessandro Gueli, gli stessi che sin dal giorno della perquisizione che portò alla scoperta della polverina bianca ritenuta cocaina si sono battuti per dimostrare la totale estraneità ai fatti del parrucchiere. Tanto è vero che il giovane venne scarcerato dopo 26 giorni, il tempo che la giustizia richiese per lo svolgimento degli esami sulla sostanza trovata in uno degli pneumatici della Hyundai Matrix di proprietà di Santese, allibito tanto quanto i clienti, che ne conoscevano le qualità di ragazzo onesto e lavoratore. Non è tutto.

I carabinieri trovarono, dopo una soffiata, 23,70 grammi divisi in 40 dosi già confezionate. Tutto falso. I difensori di Santese vollero approfondire la vicenda, la procura anche e furono disposti accertamenti che fecero venire a galla condotte considerate penalmente rilevanti a carico dell’ex moglie e del nuovo compagno della donna, entrambi finiti sotto inchiesta e poi rinviati al giudizio del tribunale per calunnia.

Il giudice ha condannato l’ex moglie e il nuovo compagno a tre anni e un mese di reclusione e ha dichiarato l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, disponendo anche il risarcimento dei danni da quantificare in sede civile. Le motivazioni della sentenza saranno depositate fra novanta giorni, la difesa dei due imputati, affidata agli avvocati Massimo Murradi e Gianluca Palazzo, attende di leggerle per procedere con il ricorso in Appello.

Santese intanto ha chiesto allo Stato l’indennizzo per essere stato arrestato ingiustamente. Anche se nessuno potrà mai cancellare quei giorni da incubo.

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