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Paola Catanzaro

Paola Catanzaro

Ex veggente e attrice: processo per truffa da 4 milioni con dieci richieste di danni

Paola Catanzaro tornerà libera tra dieci giorni: anche oggi assente in Tribunale, come il marito. Parte civile l’imprenditore che per primo denunciò il “fantomatico progetto delle croci”

BRINDISI – L’imprenditore che per primo denunciò Paola Catanzaro, già Paolo, ex veggente di contrada Uggiò, per  “fantomatiche visioni mistiche”, ha chiesto al Tribunale di Brindisi di condannare l’imputata, alias Sveva Cardinale, al risarcimento dei danni patiti dopo aver per anni versato denaro per il progetto delle croci. Non è l’unico. Nel processo ci saranno dieci parti civili, a fronte di una presunta truffa che la Procura ha quantificato in “almeno quattro milioni di euro”, come risultato di un’associazione per delinquere finalizzata ad artifici e raggiri, della quale avrebbe fatto parte il marito Francesco Rizzo, due sue sorelle di Catanzaro e altre cinque persone.

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Il ritorno in libertà

Catanzaro anche oggi non era presente in udienza dinanzi al gup Stefania De Angelis. E’ ai domiciliari nella sua abitazione e potrebbe tornare in libertà: fra dieci giorni al massimo, per la decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare. Il provvedimento venne eseguito il 30 gennaio scorso. In libertà è il marito, dopo essere finito ai domiciliari nell’inchiesta delegata alla Guardia di Finanza di Brindisi, con il coordinamento del sostituto procuratore Luca Miceli.

I coniugi e gli altri imputati sono stati rinviati al giudizio del Tribunale e saranno giudicati con rito abbreviato. Salvo diversa decisione dei difensori, possibile sino alla prima udienza dibattimentale, calendarizzata per il prossimo mese di ottobre.

Gli altri imputati

Il gup ha disposto il processo, così come chiesto dal pm, anche per:  Giuseppe Conte (difeso dall’avvocato Pietro Campanelli del Foro di Bari); Addolorata Catanzaro e Giuseppa Catanzaro, sorelle di Paola Catanzaro; Stefania Casciaro (difesa dall’avvocato Gianfranco Palmieri del foro di Lecce); Anna Casciaro (stesso difensore); Lucia Borrelli (difesa dagli avvocati Felice Indiveri e Massimo Roberto Chiusolo del Foro di Bari); Anna Picoco (difesa dall’avvocato Carmelo Piccolo del Foro di Bari). Per Catanzaro e Rizzo, oggi in aula c’era l’avvocato Cosimo Pagliara, legale di fiducia della coppia.

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Le parti civili

Il penalista ha sollevato una serie di eccezioni rispetto alla costituzione delle parti civili, partendo dall’assunto secondo cui l’associazione per delinquere contestata è reato contro l’ordine pubblico e non lesivo quindi di persone fisiche. Tesi che il gup ha respinto, accogliendo le istanze presentate dagli avvocati Mario Guagliani del Foro di Brindisi, Antonio Falagario e Carmelo Piccolo del Foro di Bari. Quest’ultimo rappresenta l’imprenditore del Barese, firmatario della prima denuncia nei confronti di Catanzaro. Fu lui a riferire ai finanzieri di essere stato “indotto in errore e per questo truffato più volte, al punto da versare a Paola Catanzaro somme di denaro “per evitare eventi nefasti, in aggiunta agli importi  per la diffusione del messaggio evangelico, chiamato progetto delle croci o anche dei doni”.

L’accusa

Il ruolo di promotore  del sodalizio è stato contestato a Catanzaro: secondo il pm aveva “compiti di decisione, pianificazione e individuazione delle vittime e delle azioni delittuose da compiere, nonché dei settori in cui investire i proventi dei delitti di scopo e ideatore del progetto delle croci, chiamato anche dei doni. Lei ha sempre respinto l’accusa sostenendo di non aver mai abbindolato nessuno. Neppure la coppia di coniugi che ha espresso di recente la volontà di adottarla come figlia e che per questo si era recata da un notaio, dopo averle intestato un villino ad Asiago, comprato nel 2009, a fronte di 300mila euro. La documentazione è stata trovata nell’abitazione di Catanzaro, nel corso della perquisizione eseguita il 7 giugno 2017.

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Il sequestro di beni

Il villino, al pari di altri sette immobili, di sei  conti correnti e di due auto, è stato posto sotto sequestro (finalizzato alla confisca) dai finanzieri, essendo stata accertata una “sproporzione” tra i redditi dichiarati ed il patrimonio posseduto dai coniugi”. Il valore complessivo ammonta a un milione e 300mila euro.

Gli altri sarebbero stati partecipi e in quanto tali, secondo il pm, avrebbero “fornito un costante contributo per la vita dell’associazione mettendosi a completa disposizione degli interessi del sodalizio, con il compito di avvicinare le vittime di turno, carpirne i segreti più intimi che poi venivano svelati a Catanzaro, la quale a sua volta li usava per suggestionare i malcapitati e far credere loro di avere poteri mistici e paranormali”. Avrebbero anche riscosso, secondo la contestazione, “le somme di denaro versate in contanti dalle vittime delle truffe e trasmesso loro i messaggi del mistico diretti a sugellare la fedeltà e il silenzio”.


 

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