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Sabato, 15 Giugno 2024
Cronaca

Ex veggente, la Cassazione: “Deve pagare le tasse sul denaro oggetto di truffa”

Respinto il ricorso per Paola Catanzaro, in carcere dal 29 gennaio: confermato il sequestro di polizze per 79mila euro. La Corte: “Lei e il marito dichiaravano redditi per 30mila euro, ma spendevano 300mila euro, da una delle persone offesa 200mila euro in bonifici”

BRINDISI – “Sui proventi delle attività illecite, Paola Catanzaro, già Paolo, nota anche come Sveva Catanzaro, ex veggente, deve pagare imposte e tasse: non ha mai presentato dichiarazioni dei redditi, ma è evidente una sproporzione rispetto alle spese. In un anno, anche 300mila euro”.

La Corte di Cassazione

La pronuncia della Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato "inammissibile" il ricorso presentato dal difensore dell'indagata, Cosimo Pagliara del foro di Brindisi, dopo il sequestro delle tre polizze vita del valore di 79mila euro, intestate a Catanzaro, 43 anni, ristretta nel carcere di Lecce, dallo scorso 29 gennaio, con l’accusa di essere stata a capo di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa” attraverso il “fantomatico progetto delle croci, detto anche dei doni” . Progetto che, secondo l’accusa mossa dalla Procura di Brindisi e confermata dal Tribunale del Riesame di Lecce, consisteva nella riscossione di somme di denaro in contanti da persone alle quali Catanzaro si presentava come “possessore di doti mistiche che le permettevano di entrare in contatto con le entità divine, come la Madonna o Gesù. L’indagata, assieme al marito Francesco Rizzo, ristretto ai domiciliari, e con sette persone rimaste indagate a piede libero, si sarebbe procurata “un ingiusto profitto quantificabile in almeno quattro milioni di euro”, facendosi elargire importi per la “realizzazione e la diffusione nel mondo di croci” destinate a salvare il mondo. E allo stesso tempo a consegnare agli “interlocutori di turno, messaggi assertitamente inviati da Dio, contenenti la loro chiamata da parte del Signore con indicazioni su come comportarsi nella vita sociale e di relazione, approfittando della loro soggezione psicologica”. Ingenerando anche “il timore di pericoli immaginari”, come nel caso dell’imprenditore che per primo sporse denuncia: all’uomo sarebbero state chieste grosse somme di denaro “per evitare la morte violenta di due figli, in realtà mai nati”.

Matrimonio Sveva Cardinale-2

Il sequestro delle polizze vita

La pronuncia della Cassazione è del 28 febbraio 2018, come anticipato da Il Sole 24 Ore. E conferma l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Brindisi del 28 giugno 2017, con quale il collegio aveva convalidato il sequestro preventivo – finalizzato alla confisca – di alcune polizze assicurative per il valore di 79.170 euro. La misura reale era stata disposta d’urgenza dal pubblico ministero, a conclusione degli accertamenti delegati ai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza: le polizze erano tutte intestate a Paola Catanzaro per 6.323,80 euro, 19.984,50 e 52.861,70.

Complessivamente, l’indagata risultava intestataria di “13 polizze del valore complessivo di 920mila euro” e stando agli accertamenti dei militari “ha presentato nei primi tre mesi del 2017 richieste di riscatto per 287.890 euro. Secondo il Tribunale del Riesame “sussiste(va) il concreto pericolo che Paola Catanzaro, già Paolo, potesse occultare le somme costituenti il profitto del reato, smobilitando gli investimenti finanziari in cui aveva impiegato il denaro di provenienza illecita”. I finanzieri “hanno appurato che all’indomani del servizio televisivo de le Iene”, Catanzaro aveva chiesto il riscatto di parte delle polizze.

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La mancata dichiarazione dei redditi

La Corte di Cassazione, inoltre, ha evidenziato che “la mancata dichiarazione dei redditi è reato omissivo proprio, oggetto di un dovere inderogabile  e il Riesame ha tratto la sussistenza di questo reato da denunce-querele e documentazioni allegate”. Secondo gli Ermellini è “comprovata  l’esistenza di atti di disposizione patrimoniale in favore dell’indagata e versamenti eseguiti nell’interesse o su indicazione di costei in favore di terzi”.

Risultano – si legge ancora – “segnalazione per operazioni sospette, come bonifici con causale non determinata o indicando diciture per i figli dell’indagata che non sono figli di colui che opera il bonifico, da considerare persona offesa”. La Cassazione ha anche fatto riferimento ai procedimenti penali pendenti a Bari, già arrivati a processo, e a Brindisi in fase di indagine preliminare, così come a Padova. “Ben più rilevanti le verifiche della Guardia di Finanza da cui risulta che i coniugi Catanzaro-Rizzo avevano dichiarato un reddito annuo pari a 30.103,40 euro e invece avevano affrontato spese per un ammontare del tutto spropositato di circa 300mila euro”. Una delle persone offese aveva versato 200mila euro in bonifici. “Su tali proventi da attività illecita, non erano mai state imposte e tasse e l’ufficio finanziario aveva configurato gli estremi della omessa dichiarazione dei redditi derivante da attività delittuose”.

La difesa

L'avvocato Cosimo PagliaraIl difensore di Catanzaro, Cosimo Pagliara, nei motivi del ricorso, aveva evidenziato che il sequestro “non rappresenta titolo giustificativo della misura in concreto adottata, non potendosi individuare l’induzione in errore di persone nella vicenda del finanziamento del cosiddetto Progetto delle croci per la diffusione del messaggio evangelico”. Secondo il penalista, inoltre, “si dà per provata la mancata dichiarazione dei redditi, sebbene fosse stato depositato il certificato unico relativo al 2014”. E ancora: “Non risulterebbe dimostrata l’omessa dichiarazione dei redditi perché l’esistenza del reato- sostiene l’avvocato – dovrebbe reggersi sulla dimostrazione della illiceità dei versamenti bancari, tutti regolarmente tracciati, ricevuti dall’indagata da parte di persone che sono parti offese, ma che non sono state mai oggetto di esame testimoniale”. In ultimo, “il quantum sequestrato supera di molto il valore dell’imposta evasa”. Tutto respinto. Con condanna di Paola Catanzaro al versamento delle spese per il procedimento, pari a duemila euro.

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