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Provarono una pistola sparando nella notte al Perrino

Le cimici in auto hanno permesso di scoprire che il gruppo riconducibile a Lagatta si sarebbe esercitato a usare le armi la notte ina via Villanova del rione Perrino. Nessuna segnalazione dei residenti

BRINDISI – “Mo’ facciamo boom e spariamo, dammi, dammi, fammi sparare un colpo”. Alle due e mezza di notte, il 10 ottobre scorso, ci sarebbe stata una prova, una sorta di esercitazione per usare le armi, in una strada buia del rione Perrino: i carabinieri hanno ascoltato sia la conversazione, che il rumore dello “scarrellamento”, per poi sentire colpi di pistola.  Ma né quella notte, né il giorno successivo, i residenti hanno segnalato nulla.

LA GATTA Antonio, classe 1995-2La conversazione riportata, sia pure a stralci, nell’ordinanza di arresto eseguita a carico di Antonio Ferrari, Diego Pupino e Claudio Rillo, dopo i fermi di Antonio Borromeo, Antonio Lagatta e da ultimo di Michael Maggi, è stata intercettata nell’auto in uso a Pupino. “Mentre la Suzuki Swift si trovava in via Villanova, Rillo e Lagatta hanno esploso due colpi di pistola al fine provare il perfetto munizionamento dell’arma”, si legge nel provvedimento firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Paola Liaci.

Il gip interrogherà Pupino, Rillo e Ferrari nei prossimi giorni. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Daniela d’Amuri e Cinzia Cavallo. Non è escluso che gli arrestati si avvalgono della facoltà di non rispondere così come hanno fatto Borromeo, difeso da Laura Beltrami, e Lagatta (nella foto accanto), in sede di udienza per la convalida del fermo.

PUPINO Diego, classe 1995-2Non si sarebbe trattato neppure della prima volta, stando a quanto ha sostenuto una ragazza che quella stessa sera era in auto. Il nome della giovane è leggibile nel provvedimento, ma non è indagata. “L’altra volta – dice – stavamo sulla strada”. Vero è, stando al contenuto della conversazione, che quella sera il gruppo si è incontrato per uscire e che in auto c’era una pistola.

“Tienila tu Anto’ che non si sa mai”, dice Pupino (foto al lato). Secondo gli occupanti dell’auto era necessario tenerla a portata di mano perché in caso di necessità bisognava essere in grado di usarla, ma era anche necessario nasconderla. Il motivo? Era sempre possibile incontrare il rivale, vale a dire Antonio Borromeo, avvistato alla guida di una Clio di colore scuro, qualche giorno prima.

RILLO Claudio, classe 1995-2Nel tragitto da viale Commenda per raggiungere il rione Perrino, la borsetta della ragazza viene indicato come possibile nascondiglio: “Dammi che la mette dentro la borsetta”, dicono Lagatta e Rillo. Sistemata la questione, si dirigono in una strada buia: “Se si va al Perrino, là sparo”, dice Lagatta e Rillo (foto a destra) chiede di provare.

Il primo colpo di pistola viene sentito in intercettazione 36 minuti dopo le due. “Dammi a me, uno a me, uno a me”, dice Lagatta. E Rillo: “Non si consumare a occhio. Il secondo colpo viene sentito un minuto dopo il rumore metallico dello scarrellamento dell’arma. “Capita che la chiusura non va bene”.

La pistola, a quel punto, si è inceppata: “Non sto sparando, hai visto, di nuovo come l’altra volta è capitato”. La ragazza a questo punto avvisa gli altri: “Vedi che sotto la telecamere stiamo”. E i ragazzi: “Non c’è il colpo in canna, togli il caricatore, sistemalo come deve andare”. E di nuovo si sente scarrellare. A quel punto Rillo scende dall’auto per andare a casa.

Stando agli accertamenti dei carabinieri, il gruppo di Borromeo e dei suoi complici, ancora da identificare, disponeva di “almeno tre armi, di cui due utilizzavano munizioni calibro 9per19 parabellum e l’altra munizionamento per fucile d’assalto Kalashnikov”, mentre quello composto da Lagatta, Rillo, Pupino e Maggi “dispone senza ombra di dubbio di arma calibro 7,56 Browning e di una pistola calibro 38/357”.

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