Cronaca

“Falsificarono le firme dei votanti”, il pm: “il fatto non è più reato”

La Procura chiede il non luogo a procedere per 30 componenti di seggio imputati nel processo sulle parlamentarie di dicembre 2012. L'inchiesta della Digos sulle elezioni per la scelta di deputati e senatori di Pd e Sel. I difensori: "Assoluzione, sulla base di una pronuncia della Cassazione"

BRINDISI – Dopo due anni di processo su presunte firme “tarocche” nelle cosiddette parlamentarie del Pd e di Sel, la Procura di Brindisi non ha potuto fare altro che prendere atto della depenalizzazione del reato di falso in atto privato e ha chiesto il “non luogo a procedere” nei confronti di 30 imputati.

Nicolangelo Ghizzardi-2L’udienza riservata alla discussione si è svolta questa mattina davanti al Tribunale di Brindisi, in composizione monocratica: hanno preso la parola il rappresentante della pubblica accusa, originariamente sostenuta dal pubblico ministero Nicolangelo Ghizzardi (nella foto), e i difensori degli imputati. La decisione finale, spetta al giudice Monica Pizza, subentrato nella titolarità del processo ad altro giudice in maternità. Rispetto al cambio di giudice, nessuna opposizione visto che sul processo interviene la depenalizzazione decisa dal Governo.

La sentenza interessa i seguenti imputati: Francesco Divigianno, Francesca Epifani, Roberta Rossetti, Vincenzo Birtolo, Pietro Giosa, Paolo Melcore, Alessia Vulpitta, Lovecchio De Giuseppe, Antonio Delli Fiori, Maria Filomena Magli, Mariano Salvatore Cavassa, Francesco Carmelo Orlandino, Domenico Rogoli, Andrea Poci, Stefania Dellomonaco, Angelo Raffaele Picoco, Vincenzo Sardelli, Alessandro Petrucci, Alessandro Stella, Paolo Tondo, Gian Pietro Orlando, Giuseppe Morleo, Vincenza Bianco e Cosimo Scarciglia.

Il Tribunale di BrindisiErano tutti componenti del seggio per le primarie organizzate per la scelta dei parlamentari da inserire nelle liste del Partito democratico e di Sinistra Ecologia e Libertà in occasione delle elezioni politiche del 2013. L’appuntamento per Pd e Sel si svolse nel mese di dicembre 2012. E tutti sono finiti sotto processo per aver “in concorso tra loro, aver falsificato le firme dei votanti”.

C’erano dubbi su diversi verbali stando a quanto ebbero modo di sottolineare, anche pubblicamente, alcuni dei partecipanti e tra questi fu Franco Colizzi a consegnare qualche interrogativo alla Digos. In quanto querelante venne indicato come parte offesa.

Gli agenti, all’epoca diretti da Vincenzo Zingaro, raccolsero l’esposto e diedero avvio alle indagini, passando in rassegna tutte le sezioni in cui si erano svolte le cosiddette Parlamentarie, sino ad arrivare alla conclusione che qualcosa non quadrava in nove: Brindisi,  Torre Santa Susanna, Latiano, Mesagne, Carovigno, San Vito dei Normanni, Torchiarolo ed Erchie. 

Il dirigente della Digos, Vincenzo ZingaroIl passo successivo, quindi, fu l’identificazione dei componenti dei seggi le cui generalità vennero trasmesse in Procura con comunicazione della notizia di reato. Da qui la contestazione di falso in atto privato che il rappresentante della pubblica accusa ha contestato e sostenuto nel corso delle udienze, non senza qualche difficoltà, come quando si scoprì che mancava la lista dei testimoni. O meglio non si trovava il giorno in cui serviva. Di conseguenza fu disposto in rinvio.

Il processo, come si diceva, è destinato a essere coperto dalla depenalizzazione, visto che nel frattempo è arrivato il decreto attuativo con il quale è stato trasformato in violazione amministrativa il reato di falso in atto privato, al centro del dibattimento sulle parlamentarie.  Sul fatto che il decreto abbia conseguenze per gli imputati, non ci sono dubbi per nessuno, ma a dividere ora accusa e difesa è la natura della pronuncia del giudice perché se il pm ha chiesto il non luogo a procedere che, in caso di accoglimento, porterebbe al proscioglimento, i difensori puntano a ottenere una sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

Questione meramente tecnica, si dirà. Gli avvocati penalisti non demordono e questa mattina hanno anche fatto riferimento a una pronuncia della Cassazione secondo cui sarebbe comunque possibile l’assoluzioni nei casi di alcuni reati depenalizzati.

Il collegio difensivo è stato composto dagli avvocati: Carmelo Molfetta, Davide De Giuseppe, Silvio Molfetta, Francesca Riccio, Mario Presta, Antonella Attolini, Vito Birgitta, Alfredo Russo, Filomeno Montesardi,Umberto Bardicchia, Luigi Calò, Giancarlo Camassa, Angela Epifani, Valerio Longo, Pasquale Angelini, Francesco Del Coco, Dario Lolli, Sara Sardelli e Raffaele Missere.

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