Falso attentato, anche l'appuntato non convince il pm

BRINDISI – La scena è toccata a Fabrizio Buzzetta, appuntato dell’Arma, arrestato nel gennaio 2005 assieme ad altri sei colleghi, per detenzione e porto abusivi di armi, false verbalizzazioni e arresto arbitrario di una coppia di pregiudicati ostunesi (Carmelo Vasta e Maria Loparco) che in questo processo sono parti civili. Buzzetta è stato sottoposto a interrogatorio da parte del pubblico ministero Raffaele Casto. Nella prossima udienza, fissata per l’8 luglio, sarà sottoposto a controesame.

La sede della compagnia carabinieri di Fasano

BRINDISI – La scena è toccata a Fabrizio Buzzetta, appuntato dell’Arma, arrestato nel gennaio 2005 assieme ad altri sei colleghi, per detenzione e porto abusivi di armi, false verbalizzazioni e arresto arbitrario di una coppia di pregiudicati  ostunesi (Carmelo Vasta e Maria Loparco) che in questo processo sono parti civili. Buzzetta è stato sottoposto a interrogatorio da parte del pubblico ministero Raffaele Casto. Nella prossima udienza, fissata per l’8 luglio, sarà sottoposto a controesame. E sempre in quella udienza potrebbe iniziare l’esame di uno dei due imputati principali: l’allora comandante della Compagnia carabinieri di Fasano, capitano Cosimo Damiano Delli Santi, e il suo vice, tenente Vincenzo Favoino.

La vicenda. Nel 2004, grazie alla confessione dell’albanese Marvin Strazimiri, pregiudicato residente a Carovigno, confidente del maresciallo del Nucleo Operativo di Fasano Vito Maniscalchi, venne sventato un presunto attentato dinamitardo ai danni di Maniscalchi. Secondo la ricostruzione fatta da Strazimiri, l’attentato era stato commissionato dalla Loparco a Vasta e quest’ultimo si sarebbe recato dall’albanese per acquistare due bombe a mano, pagandole 500 euro.

Gli ordigni furono sequestrati la notte tra il 5 e il 6 aprile del 2004 in casa di Vasta e Loparco, a Ostuni, a seguito di irruzione dei carabinieri poi arrestati che, a quanto pare, scortavano Strazimiri che, a sua volta, aveva le bombe. Da queste due bombe, secondo i carabinieri trovate in casa dei due, secondo l’accusa portate da loro, nasce il processo a carico dei carabinieri.  E per questo furono arrestati il capitano Cosimo Damiano Delli Santi, il tenente Vincenzo Favoino, e i componenti del Nucleo operativo e radiomobile marescialli Vito Maniscalchi, Gioacchino Bonomo, Stefano De Masi e Denis Michelini, gli appuntati Vito Bulzacchelli e Fabrizio Buzzetta. Delli Santi, Favoino e Maniscalchi furono rinchiusi in carcere, gli altri ai domiciliari.

A piede libero fu denunciato per concorso il colonnello Costantino Squeo, allora comandante del Gruppo di Brindisi. Indagato anche l’albanese Strazimiri che con le sue ammissioni aveva aperto la voragine sotto i piedi dei carabinieri. “Mi avevano promesso il programma di protezione per i collaboratori e invece sono in carcere da tempo – disse al magistrato inquirente Antonio Negro -. Le cose sono andate in modo diverso”.  I militi furono arrestati e via via ammisero le proprie responsabilità.

Gli unici che non spostarono di un millimetro la barra di navigazione furono i due ufficiali. Nel corso delle udienze, però, tutti i sottufficiali e i graduati hanno modificato le loro versioni. Le armi sono scomparse falle deposizioni in aula e sono “diventate” giocattoli e così via. Maniscalchi ha detto nelle scorse settimane in aula che all’epoca accusò il capitano e il tenente perché voleva uscire dal carcere per tornare a casa.

Oggi è stata la volta di Buzzetta. L’appuntato non sapeva nulla di quanto si stava facendo. Lui eseguiva ordini e si manteneva sempre ad una certa distanza. Ha parlato di un tentativo di fuga di Strazimiri, dell’inseguimento. Ha riferito di quando con gli altri accompagnarono Strazimiri in campagna a prelevare le armi. “Ero fermo ad una ventina di metri ed era tutto buio – ha detto il carabiniere -. Riuscii a distinguere qualcosa di chiaro, forse uno straccio”.

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Alla domanda del perché nonostante fosse buio non avessero acceso le luci delle auto, ha risposto che lui eseguiva solo ordini. L’udienza è stata sospesa a mezzogiorno ed è ripresa alle 13 perché i magistrati avevano indetto l’astensione di un’ora per protestare contro la manovra economica del governo che, secondo i giudici, colpisce in modo consistenti i giovani magistrati. L’udienza, senza alcun colpo di scena, si è chiusa attorno alle 15.

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