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Falso e truffa alla Asl, medico di Brindisi sospeso per tre mesi

Misura interdittiva per una dottoressa di Brindisi, nell’inchiesta sulla Sanitasarvice: è accusata di aver firmato tre certificati in favore di Sorge, in carcere per il furto di farmaci. Nei giorni di malattia lavorava come muratore a casa della professionista

BRINDISI – Prima avrebbe diagnosticato una lombosciatalgia, poi un trauma facciale come infortunio sul lavoro. Senza mai sottoporre a visita il suo assistito, dipendente della Sanitaservice. Falsi i certificati medici, non vere le patologie. Per questo un medico di Brindisi, convenzionato con la Asl, è stato sospeso dall’esercizio per tre mesi: è accusato di falso ideologico in atto pubblico e truffa ai danni dell’Azienda sanitaria, della Sanitaservice e dell’Inail.

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La misura interdittiva

L’ordinanza per l’applicazione della misura interdittiva riguarda una dottoressa residente in città, con ambulatorio in via Cappuccini, già indagata nell’inchiesta della Procura sui furti di farmaci dai reparti di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Antonio Perrino. Inchiesta che ha portato all’arresto in carcere di Salvatore Sorge, brindisino, 45 anni, dipendente della Sanitaservice, la partecipata della Asl, con le accuse di peculato, falso ideologico e truffa anni danni dell’Azienda sanitaria locale, della stessa Sanitaservice e dell’Inal.

Il provvedimento è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, su richiesta del pubblico ministero Francesco Carluccio. L’ordinanza è stata notificata questa mattina alla professionista, dai carabinieri del Nucleo antisofisticazione di Taranto (Nas). Giovedì scorso il medico era stato interrogato dal gip, alla presenza del suo avvocato di fiducia in relazione alle condotte contestate in concorso con Sorge, ritenuto “istigatore e determinatore” dei reati.

I certificati falsi per l’accusa

Tre sono i capi di imputazione contestati in via provvisoria, sulla base degli elementi raccolti dai carabinieri del Nas, titolari della delega d’indagine partita da una segnalazione anonima su “sparizioni” di medicinali dall’ospedale e in particolare dal reparto di Anestesia e Rianimazione. Nel fascicolo del pm sono stati raccolti tre certificati e sono state aggiunte le trascrizioni di alcune telefonate intercettate.

Il primo episodio di falso con conseguente truffa è contestato con riferimento al certificato medico firmato il 13 novembre 2017: in questo caso il medico diagnosticò una lombalgia a Sorge: prognosi un solo giorno. Giorno in cui Sorge avrebbe lavorato come muratore tra l’abitazione del medico, sposata con un collega, in pensione, e l’ambulatorio. Il pm e il gip hanno contestato l’aggravante “per aver commesso il fatto con abuso del potere certificativo e con violazione dei doveri inerenti la pubblica amministrazione”.

La direzione della Asl di Brindisi

La lombosciatalgia

Il secondo certificato medico è del  20 novembre successivo, sempre con riferimento alle condizioni di salute di Sorge: “Lombosciatalgia con prognosi di due giorni”. In questo caso il falso e la truffa sono stati contestati anche al marito della dottoressa, con Sorge nel ruolo di “istigatore e determinatore del reato”, essendo stato interessato al certificato. Il marito della donna avrebbe “raccolto al telefono la richiesta di Sorge”. In quei due giorni, sempre secondo l’accusa, il dipendente della società Sanitaservice avrebbe continuato a lavorare come muratore nell’abitazione della coppia di medici.

L’infortunio sul lavoro

Il terzo certificato medico contestato perché ritenuto “falso” è  7 dicembre dello scorso anno: “Prognosi di dieci giorni, per un trauma facciale”, sempre per Sorge, al quale la dottoressa avrebbe diagnosticato “l’espulsione degli incisivi centrali inferiori”. Con questo documento, atto pubblico, sarebbe stato “prolungato lo stato della malattia già certificata dal medico del pronto soccorso dell’ospedale Antonio Perrino per un presunto infortunio sul lavoro. Falso perché gli elementi raccolti sarebbero tali da affermare che non ci sia mai stato, ma sarebbe stato finalizzato a ottenere dall’Inail  la somma pari a 767 euro e 36 centesimi, a titolo di indennità. Aggravanti contestate anche in questo caso.

L’inchiesta, intanto, prosegue per accertare l’eventuale coinvolgimento di altri dipendenti della Sanitaservice e di medici. Sono indagati in 12, tra i quali tre veterinari, in aggiunta alla dottoressa sospesa e al marito.

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