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Farmacia viale Aldo Moro: proroga indagini per cinque professionisti

Restano sotto inchiesta due avvocati, due farmacisti e un commercialista: contestate bancarotta per due milioni di euro, usura ed estorsione

BRINDISI – Altri sei mesi di indagini sulla farmacia “Viale Aldo Moro di Brindisi”, società ammessa al concordato preventivo: la Procura ha ottenuto proroga nell’inchiesta per bancarotta con contestazione di distrazione di fondi per due milioni di euro, usura ed estorsione, ipotesi che restano confermate nei confronti di cinque professionisti, per i quali c’è già stato un provvedimento di interdizione  dall’esercizio della professione della durata di cinque mesi a fine ottobre, poi impugnato dai difensori al Riesame.

Gli indagati

Raffaele Casto-2Gli indagati sono due farmacisti, uno di Brindisi e l’altro di Torino; due avvocati civilisti, uno con studio a Francavilla Fontana e l’altro nel capoluogo piemontese, fratello del farmacista e il commercialista nominato commissario giudiziale nella procedura fallimentare della società. Gli avvisi di proroga sono stati notificati agli avvocati difensori Domenico Attanasi, Giancarlo Camassa, Laura Bruno e Luigi Corvaglia.

Se da un lato i cinque hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania de Angelis, dall’altro il sostituto procuratore Raffaele Casto (nella foto accanto) che aveva chiesto per due degli indagati l’emissione della misura cautelare in carcere e per uno ai domiciliari, ritiene che siano necessari ulteriori accertamenti.

La proroga d’indagine

Le verifiche saranno proseguite dai militari della Guardia di Finanza appartenenti al Nucleo di polizia tributaria di Brindisi. Non è escluso che il pm chieda una perizia sulle condizioni di salute economico-finanziarie della società, sulla base della documentazione contabile raccolta in passato dai finanzieri, con lo scopo di accertare l’effettivo ammontare di alcuni cespiti.

Risulta ancora da chiarire il perché di alcune dichiarazioni firmate dai dipendenti della farmacia in cui gli stessi avrebbero rinunciato al privilegio in sede di pagamento dei credito della società. Sulla base del contenuto di questa documentazione, il pubblico ministero ha contestato l’ipotesi di estorsione, mentre con riferimento agli accordi per la vendita della farmacia l’accusa imbastita attiene all’usura.

Le intercettazioni

Nel corso dell’inchiesta già condotta nei sei mesi precedenti, il pm ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione per intercettazioni sia telefoniche che ambientali, come gravi indizi. Sulla base dei contenuti di alcune conversazioni ascoltate anche in un ristorante di una nota località balneare la scorsa estate, il sostituto procuratore aveva chiesto al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, l’emissione del provvedimento di custodia cautelare per tre dei cinque indagati. Ma il gip non aveva ravvisato quei gravi indizi. L’inchiesta, quindi, proseguirà nei prossimi sei mesi: alla scadenza il pm valuterà se chiedere un’ulteriore proroga, oppure se esercitare o meno l’azione penale, con la richiesta di processo o l’archiviazione. 

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