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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca

Farmatruffa Menarini, Asl Brindisi parte civile

BRINDISI - Ci sarà anche la Asl di Brindisi al fianco della Regione Puglia tra le parti civili del processo sugli strascichi della farmatruffa ai danni dello Stato che secondo l’accusa avrebbero ordito i vertici di Menarini, la più grande azienda farmaceutica italiana. L’udienza preliminare è fissata per il 21 febbraio prossimo a Firenze.

BRINDISI - Ci sarà anche la Asl di Brindisi al fianco della Regione Puglia tra le parti civili del processo sugli strascichi della farmatruffa ai danni dello Stato che secondo l'accusa avrebbero ordito i vertici di Menarini, la più grande azienda farmaceutica italiana. L'udienza preliminare è fissata per il 21 febbraio prossimo a Firenze, parti offese sono tutte le aziende sanitarie italiane, quella indigena si è affidata all'avvocato Rosario Cristini del foro di Bari. Gli imputati sono cinque e sono quasi tutti parte della famiglia Aleotti. La posizione del dominus, presidente onorario della Menarini a cui la procura del capoluogo toscano aveva contestato il reato di truffa, è stata stralciata per incapacità di stare a processo. Ha 91 anni. I figli Lucia e Alberto Giovanni rispondono di riciclaggio.

Al fine di truffare lo Stato avrebbero trasferito e sostituito somme di denaro per importo complessivo superiore a un miliardo e duecento milioni di euro provenienti da reato di truffa, corruzione e frode fiscale per ostacolarne la provenienza delittuosa e per avere impiegato le stesse in attività economico-finanziarie. Il denaro sarebbe stato collegato in conti correnti aperti in Paesi esteri, a Londra, Isola di Man, Isole Vergini britanniche, Zug, Hong Kong, Auckland e sarebbe stato trasferito ripetutamente utilizzando circa 900 conti correnti bancari riferibili a 130 società per poi impiegarlo in investimento a breve e lungo termine.

E' stato a partire dal 2008 che la procura di Firenze con i pm Giuseppina Mione, Ettore Squillace Greco e Luca Turco ha avviato le indagini: un funzionario della banca Lgt del Principato del Liechtenstein consegnò ai servizi tedeschi la lista di migliaia di conti, fra i quali spiccava, per essere il più ricco, quello di 476 milioni di euro (oltre 900 miliardi di lire) facente capo alla famiglia Aleotti. Le indagini hanno in seguito portato alla luce una rete impressionante di società straniere (fittizie, secondo le accuse), create al solo scopo di triangolare gli acquisti dalle grandi multinazionali di principi attivi che poi venivano rivenduti alle società del Gruppo Menarini a prezzo maggiorato.

In tal modo il prezzo di vendita del prodotto finito, che per molti anni è stato parametrato al costo dei principi attivi, risultava indebitamente gonfiato. Secondo le accuse, in relazione a soli sette principi attivi farmaceutici Aleotti avrebbe realizzato fra il 1984 e il 2010 illeciti profitti per 575 milioni di euro, con un danno non inferiore a 860 milioni di euro per il Servizio Sanitario Nazionale, inclusa la Asl di Brindisi che ha inteso rivendicare il danno subito in sede penale. Vi sarebbe stato inoltre una ingente sottrazione di somme al Fisco: un miliardo di euro sarebbe rientrato poi in Italia grazie allo scudo fiscale.

 

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