Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

Processo Amati e Di Bari: chiesta la conferma della condanna, sentenza tra una settimana

Regionali sì, regionali no, il verdetto per l'ex consigliere che aspira alla riconferma e anche per il sindaco 'congelato' arriverà il 21 gennaio Oggi è stata la volta delle richieste e il sostituto pg, Ferruccio De Salvatore, non ha potuto che esprimersi in favore della conferma

LECCE - Regionali sì, regionali no, il verdetto per l’ex consigliere che aspira alla riconferma e anche per il sindaco ‘congelato’ arriverà il 21 gennaio Oggi è stata la volta delle richieste e il sostituto pg, Ferruccio De Salvatore, non ha potuto che esprimersi in favore della conferma anche appello della condanna inflitta in primo grado a Fabiano Amati e Lello Di Bari, il primo consigliere comunale del Pd, il secondo sindaco di Fasano di Forza Italia, entrambi sospesi ai sensi della legge Severino dopo il pronunciamento del gup di Brindisi del 13 febbraio 2014. Per Amati la pena decisa fu di un anno e otto mesi, per Di Bari otto mesi, in entrambi casi con la concessione della sospensione condizionale. Fu assolto un progettista che era imputato in concorso con i due politici. I due rispondono di abuso d’ufficio, solo Amati anche di falso per l'incarico di redazione del piano di recupero del centro storico e delle località di Savelletri e Torre Canne.

Il sindaco Di BariLe irregolarità sarebbero consistite in favori fatti a parenti dall'ex assessore regionale che all'epoca dei fatti, nel 2009, era solo consigliere comunale di opposizione a Fasano.  Fu un esposto a dare impulso all'inchiesta condotta dal pm di Brindisi Valeria Farina Valaori. L’udienza, fissata inizialmente a febbraio, poi anticipata a dicembre proprio per accelerare i tempi in vista delle candidature per le nuove elezioni regionali, poi nuovamente rinviata a gennaio, è stata aggiornata, dopo l’arringa degli avvocati Massimo Manfreda e dell’avvocato Leonardo Musa che hanno entrambi chiesto la riforma della sentenza e l’assoluzione per entrambi gli imputati che significherebbe per entrambi la immediata “riabilitazione” politica.

L'avvocato Massimo ManfredaAmati, secondo le contestazioni, avrebbe attestato falsamente nella seduta del consiglio comunale del 2 settembre 2008, riunitosi per l'approvazione del piano di recupero centri storici, che le modifiche apportate non comportavano una modifica sostanziale del piano adottato, inducendo quindi il Consiglio ad approvare il piano con l'inganno. L'abuso d'ufficio, invece sarebbe consistito, nell'aver, in violazione di legge e Amati anche "omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio e dei prossimi congiunti” provocato allo stesso consigliere comunale, ai suoi famigliari e alla società Alisma Srl, con sede in Fasano, "ingiusti vantaggi patrimoniali consistiti nella edificabilità con permesso di costruire diretto del palazzo storico di corso Vittorio Emanuele, nella possibilità di aumentare un piano attico e via dicendo. Tutto ciò arrecando al Comune un danno ingiusto consistito nella liquidazione pari a 92.026 euro in favore dei tre professionisti esterni incaricati di redigere il piano".

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