"Favorirono latitanza killer": chiesto processo

LECCE - Ci sono anche tre brindisini tra le otto persone che rischiano il processo per l’omicidio del salentino Gianfranco Zuccaro, 37 anni, ucciso la mattina del 7 luglio nel centro di San Cesario di Lecce.La procura ha infatti chiesto il rinvio a giudizio ed è stata fissata per il prossimo 15 maggio dinanzi al gup Carlo Cazzella l’udienza preliminare.

Arseni insegue Zuccaro (foto Lecceprima)

LECCE - Ci sono anche tre brindisini tra le otto persone che rischiano il processo per l’omicidio del salentino Gianfranco Zuccaro, 37 anni, ucciso la mattina del 7 luglio nel centro di San Cesario di Lecce. La procura ha infatti chiesto il rinvio a giudizio ed è stata fissata per il prossimo 15 maggio dinanzi al gup Carlo Cazzella l’udienza preliminare per Lorenzo Arseni, 47 anni, anch’egli di San Cesario, difeso dagli avvocato Ladislao Massari e Massimiliano Petrachi, ritenuto il killer per gelosia di Zuccaro e per le persone che avrebbero in qualche modo favorito la sua latitanza fornendogli un posto dove stare oltre alle schede telefoniche con cui restare in contatto con il mondo.

Si tratta di Antonio De Marco, 45enne di Torchiarolo, convivente della sorella di Arseni; Federica Ferrara, 27 anni, di Brindisi; Maurizio Manfreda, 43 anni, di Brindisi; Agata Rollo, 53 anni, di San Cesario; Italo Cleopazzo, 65 anni, di San Cesario; Sandro Moriero e Carmelina Renna, 37 e 47 anni, di San Cesario. L’accusa a loro carico è di favoreggiamento personale.

Stando alle dichiarazioni del presunto killer agli inquirenti, egli non avrebbe sparato per uccidere ma per ferire il proprio “rivale”. Indubbio il movente passionale. La sera prima dell’omicidio il 47enne di San Cesario avrebbe saputo dalla moglie che Zuccaro in più occasioni l’aveva infastidita, rivolgendole avance e apprezzamenti. In alcune occasioni, sempre in assenza del marito, la vittima, un bodyguard, si sarebbe recata presso l’abitazione della coppia.

L’accusa contesta l’omicidio premeditato. Lorenzo Arseni trascorse poi la latitanza a Lendinuso, marina di Torchiarolo, nel Brindisino, al confine con il territorio leccese. A distanza di oltre un mese dall’omicidio, ripreso integralmente da una videocamera installata nei pressi della pasticceria “Natale”, gli investigatori scoprirono la moglie, risalendo al nascondiglio prescelto da Arseni. La donna se ne stava sotto a uno degli ombrelloni della spiaggia adriatica, assieme al figlio di sei anni. Pedinata fino all’abitazione – una villetta del luogo, messa a disposizione da complici e presa in affitto da terzi – i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, coordinati dal capitano Biagio Marro, scovarono il fuggiasco e lo arrestarono.

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