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Fece arrestare carabinieri: tenta il suicidio in carcere

BRINDISI – Avrebbe tentato di uccidersi, tagliandosi le vene dei polsi, Marvin Strazimiri, pregiudicato albanese, per alcuni anni domiciliato a Carovigno, diventato famoso perché a seguito delle sue rivelazioni fece finire agli arresti ben sette carabinieri, due ufficiali e cinque tra sottufficiali e graduati.

BRINDISI - Avrebbe tentato di uccidersi, tagliandosi le vene dei polsi, Marvin Strazimiri, pregiudicato albanese, per alcuni anni domiciliato a Carovigno, diventato famoso perché a seguito delle sue rivelazioni fece finire agli arresti ben sette carabinieri, due ufficiali e cinque tra sottufficiali e graduati, accusati di avere falsificato i verbali relativi agli arresti di Carmelo Vasta, ostunese, e della sua compagna Maria Loparco, pure lei di Ostuni, di avere arrestato arbitrariamente i due ostunesi, e di detenzione e porto abusivi di armi.

La notizia del tentativo di suicidio di Marvin Strazimiri è trapelata dallo stretto riserbo tenuto dalla dirigenza del carcere di Taranto dove l'albanese è stato rinchiuso a seguito di un arresto per violenza sessuale. Attualmente, stando alle indiscrezioni trapelate, l'albanese sarebbe guardato a vista.

Strazimiri è coimputato dei carabinieri nel processo che si sta svolgendo a Brindisi. La prossima udienza è fissata per il 17 giugno. Strazimiri è coimputato anche dell'allora comandante del Gruppo provinciale di Brindisi dell'Arma, colonnello Costantino Squeo. Gli altri imputati sono il capitano Cosimo Delli Santi, il tenente Vincenzo Favonio, i marescialli Gioacchino Bonomo, Stefano De Masi e Denis Michelini, gli appuntati Vito Bulzacchelli e Fabrizio Buzzetta, tutti all'epoca dei fatti (era la primavera del 2004), in servizio presso la Compagnia di Fasano. Parti civili Carmelo Vasta e Maria Loparco, arrestati la notte del 6 marzo 2004, quando, sempre stando all'accusa, i carabinieri, servendosi di Strazimiri, portarono due bombe a mano nella loro casa, a Ostuni.

La vicenda parte da un attentato dinamitardo che Carmelo Vasta - stando alla ricostruzione fatta dai carabinieri che poi vengono arrestati (tutti tranne Squeo, a piede libero) - intende fare al maresciallo Maniscalchi su incarico di Maria Loparco perché il carabiniere sta ficcando troppo il naso dei suoi affari. Vasta si rivolge a Strazimiri per avere due bombe. Gliele paga 500 euro e si mette d'accordo sulla consegna. Ma Strazimiri è anche confidente del maresciallo Maniscalchi. E così lo avvisa. E i carabinieri organizzano il blitz per neutralizzare l'attacco al maresciallo, che sarebbe dovuto avvenire per strada, mentre sulla sua vettura raggiungeva la Compagnia carabinieri di Fasano.

Il blitz viene pianificato nella Compagnia carabinieri di Fasano, presente il comandante provinciale Squeo, Delli Santi, comandante della Compagnia, e Favonio, comandante del Nucleo operativo. Si fa irruzione nella casa di Loparco e Vasta, vengono trovate le bombe, scattano gli arresti. Il sostituto procuratore Antonio Negro avvia l'inchiesta perché Marvin Strazimiri, al quale era stato promesso un programma di protezione, dopo due mesi è ancora rinchiuso in carcere. E decide di dire la sua verità, accusando i carabinieri di avere forzato la mano. Nel mese di gennaio 2005 vengono arrestati il capitano, il tenente e cinque carabinieri.

La questione delle armi è fondamentale in questo processo. A proposito delle armi va detto che il 12 febbraio del 2004, un mese prima della scoperta del piano di far saltare in aria Maniscalchi, la polizia di Ostuni in una intercettazione ambientale sulla vettura di un pregiudicato viene a sapere dell'esistenza di queste bombe. A quanto pare, però, nessuno si dà da fare per localizzarle e sequestrarle. Questo è emerso nell'interrogatorio di qualche tempo fa del sostituto commissario che stava effettuando le intercettazioni. Nel corso delle varie udienze ci sono stati diversi colpi di scena, con carabinieri che hanno cambiato linea di difesa. Per ultimo Maniscalchi che nell'ultima udienza ha detto di avere accusato il capitano e il tenente per poter uscire dal carcere. Ma quelle accuse erano false.

Il processo ora volge al termine. Debbono essere ascoltati ancora il capitano Delli Santi e tenente Favoino.

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