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Il pm Marco D'Agostino

Il pm Marco D'Agostino

Ferito per errore: trasferito a Bari

BRINDISI - Nel corso del primo intervento non è stato possibile estrarre la quantità di pallini che si è conficcata nel fegato e che ha interessato altri organi vitali: è per questa ragione che Giuseppe Fiume, 32enne di Brindisi colpito da una fucilata partita accidentalmente.

BRINDISI - Nel corso del primo intervento non è stato possibile estrarre la quantità di pallini che si è conficcata nel fegato e che ha interessato altri organi vitali: è per questa ragione che Giuseppe Fiume, 32enne di Brindisi colpito da una fucilata partita accidentalmente dalla doppietta a canne mozze dell'amico, Dionisio Livera, 29 anni, dovrà essere sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico al policlinico di Bari, struttura ospedaliera dotata di reparti specializzati.

Il quadro clinico resta molto critico proprio per la gravità delle lesioni epatiche riportate dal giovane operaio che giovedì mattina si trovava in una villetta alla periferia di Brindisi, lungo la strada che dal quartiere Sant'Elia conduce a San Donaci. Domenica mattina alle nove, intanto, Dionisio Livera, che ha già ammesso gli addebiti dinanzi ai carabinieri di Brindisi e al pm Marco D'Agostino, che ha voluto interrogarlo personalmente, sarà sentito dal gip nel corso dell'interrogatorio di convalida che si terrà nella casa circondariale di via Appia.

Le accuse per cui è stato disposto l'arresto in flagranza di reato sono la detenzione di armi e munizioni (la doppietta modificata da cui è partito il colpo e una pistola, entrambe provviste di 6 cartucce) e lo spaccio di droga, poiché nell'abitazione in suo esclusivo uso, vicina a quella in cui Fiume stava eseguendo lavori edili insieme al padre e a un'altra persona, sono state trovate anche delle piante di marijuana e una mini serra per l'essiccazione.

Nella giornata di oggi il trasferimento del 32enne a Bari: la prognosi resta riservata, il pericolo di vita purtroppo drammaticamente concreto. Si dovrà attendere che venga disposto il nuovo intervento chirurgico per sperare in qualche buona nuova.

Quanto alla ricostruzione dei fatti, alla quale Livera ha collaborato, la vicenda sembra piuttosto chiara. Una fatalità quella che si è verificata alle 11 dell'altro ieri, in campagna. Altra storia è quella che riguarda le armi e la loro provenienza. Livera ha detto di averle trovate in un borsone sulla spiaggia. Con esse, nascosto nello stesso immobile, c'era anche un passamontagna. Domenica alle 9 il 29enne che è accusato anche di lesioni colpose aggravate dovrà probabilmente rispondere a domande che riguardano il materiale sequestrato e le finalità del suo possesso.

Perché un fucile a canne mozze e una pistola perfettamente funzionanti, perché tutto il resto. E soprattutto chiarire come mai la doppietta che stava maneggiando in quei frangenti fosse carica.

 

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