Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

Madonnaro di Oria morto a Lecce: era stato rapinato, c'è un fermo

Indagato un 23enne originario del Senegal che il 4 ottobre avrebbe adocchiato il 69enne Leonardo Vitale mentre riponeva una bustina piena di monetine nel suo trolley. Poi l'aggressione. Il giovane ha confessato

LECCE – Lo ha adocchiato mentre riponeva un sacchetto pieno di monetine in un trolley e lo ha seguito fino a quando non lo ha aggredito, impossessandosi della refurtiva. Il 23ene Mamadou Lamin, originario del Senegal, sarebbe coinvolto nella morte del 69enne Leonardo Vitale, il madonnaro originario di Ceglie Messapica,  residente a Oria, che la notte del 4 ottobre è stato trovato privo di sensi, con una ferita alla testa, in via Don Bosco, a Lecce. Il migrante è stato raggiunto da un provvedimento di fermo di indiziato di delitto per i reato di rapina e di morte o lesione conseguenza di altro delitto. Condotto nella tarda serata di ieri (mercoledì 14 ottobre) in questura, il 23enne ha ammesso le sue responsabilità. I poliziotti della Squadra Mobile della questura salentina hanno ricostruito i suoi passi grazie alla disamina delle immagini riprese da varie telecamere nel centro cittadino

Vitale, artista di strada particolarmente noto nel Salento, spesso si recava in via Trinchese, nei pressi del teatro Apollo, dove disegnava immagini della Madonna  e di altri soggetti sacri. La notte del 4 ottobre il suo corpo esanime è stato ritrovato fra viale Leonardo Quarta e via Don Bosco, a breve distanza dalla stazione ferroviaria, da una pattuglia delle volanti, a seguito di segnalazione sulla linea 113 che riferiva di un’aggressione ai danni di una persona. L'artista, identificato grazie ai documenti trovati nella tasca del giaccone, aveva un'evidente ferita nella parte posteriore della testa, ematomi ed escoriazioni al volto. Soccorso dal personale sanitario del 118, è stato trasportato presso l’ospedale Vito Fazzi di Lecce. La mattina di lunedì 11 ottobre, dopo 6 giorni di coma, si è spento nel reparto di Rianimazione. 

Le indagini 

Venerdì 7 ottobre, grazie a una denuncia sporta dal figlio, le forze dell’ordine intanto avevano appreso che il 69enne era solito girare con al seguito un carrellino di colore rosso al cui interno custodiva gessetti e colori che non erano però presenti tra gli effetti personali che gli erano stati riconsegnati, così come non gli era stato restituito il telefono cellulare del padre, il cui numero risultava peraltro irraggiungibile.  Proprio sul trolley mancante si è concentrata l’attenzione degli investigatori della Squadra Mobile, dato che nei pressi della vittima era stata rinvenuta una maniglia di colore rosso, uguale a quelle dei carrellini porta zaino. Tutto ciò ha lasciato chiaramente pensare che l’oritano potesse essere stato vittima di aggressione a scopo di rapina nel corso della quale lo zaino si sarebbe rotto e parti sarebbero rimaste sul posto. Per questo sono state “mappate” tutta una serie di telecamere di videosorveglianza, allargando man mano sempre più il raggio di interesse ed acquisendone le numerosissime immagini registrate. Proprio da questo lavoro certosino di raccolta e visioni immagini, condotto incessantemente dagli investigatori della Mobile, coordinati dalla Procura di Lecce,  sono state ricostruire non solo tutte le fasi antecedenti alla rapina sin dalle ore 01:00 circa del 04 ottobre, ma anche di individuare il soggetto resosi responsabile di tale reato, individuato in un uomo di carnagione scura, che indossava una felpa bicolore con bande più chiare sulle spalle, pantaloni scuri, calzante dei sandali, con in spalla un evidente zaino di colore grigio chiaro con profili rossi/arancio e con un particolarissimo taglio di capelli, che la notte dei fatti già all’interno di una attività commerciale di ristorazione sita nei pressi di questa Via Trinchese.

Leonardo Vitale - foto di Renato Spina pubblicata sul gruppo Facebook Il mio Paesello Oria (Br)(1)-2

L’indagato avrebbe quindi adocchiato Vitale con il suo carrellino con annesso zaino rosso nel quale lo aveva visto deporre un sacchetto con le monete ed il denaro guadagnato in quella serata. Una volta uscito dal locale, la visione delle immagini acquisite ha consentito di ricostruire l’itinerario fatto dal madonnaro fino al momento dell’aggressione, sempre seguito a breve distanza dal senegalese. La ricostruzione dell’itinerario si ferma in via Quarta angolo in via Don Bosco, nel momento in cui Mamadou decide di passare ai fatti aggredendo la vittima con l’intento di portargli via il carrellino, al cui interno aveva visto riporre il sacchetto con le monete. 

Successivamente all’aggressione, sono sate rilevate delle altre immagini che chiarivano anche la via di fuga dell’aggressore, sempre con al seguito il trolley della vittima. Lo stesso è stato infatti immortalato mentre correva lungo la via Don Bosco per poi imboccare la via Montegrappa, dove si è fermato sul ciglio della strada per rovistare all’interno dello zaino e poi accedere in una vicina area condominiale da dove usciva subito dopo portando con se una bicicletta asportata all’interno della stessa area. 
Effettivamente, ritenendo che lo stesso in questo frangente avesse abbandonato lo zaino asportato al 69enne, gli investigatori, dopo una accurata perlustrazione, hanno rinvenuto e sequestrato, al di là del muro di cinta dell’area condominiale, in corrispondenza dell’area cantiere delle ferrovie dello stato, lo zaino di Leonardo Vitale, al cui interno vi era tutta la sua attrezzatura da artista di strada, ma ovviamente risultava mancare il sacchetto con le monete ed il telefono cellulare.

L'identificazione e il rintraccio dell'indagato

Avendo ormai dato un volto certo all’indiziato di delitto, l’attività si è concentrava in una costante ed attenta azione sul territorio finalizzata al rintraccio dello stesso. La svolta è arrivata nella tarda mattinata di ieri (14 ottobre), quando nei pressi della Camera di commercio di Lecce un equipaggio di questa Squadra Mobile ha individuato il ricercato riconoscendolo con assoluta certezza non solo per fattezze fisiche e taglio di capelli, ma anche per il fatto che ancora indossava il medesimo abbigliamento della sera dell’aggressione.

L’uomo, privo di qualsivoglia documento di identità risultato non in regola sul territorio nazionale, una volta condotto in questura, di fronte all’evidenza dei fatti che gli venivano contestati, d’intessa con il Pubblico Ministero competente costantemente informato dell’attività, è stato dichiarato in stato di fermo. Lo stesso, una volta preso atto delle accuse mossegli e degli elementi a suo carico, ha reso piena confessione: Per questo l’indagato è stato sottoposto dal pubblico ministero, intervenuto in prima persona, ad interrogatorio come persona sottoposta ad indagini, nel corso del quale ha confermato sostanzialmente in toto la ricostruzione fatta dagli investigatori. A conclusione dell’attività, lo straniero è stato condotto presso la casa circondariale di Lecce. 

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