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Mogli e figle dei dipendenti Sogesa

Mogli e figle dei dipendenti Sogesa

Fiaccolata, in 200 davanti alla centrale

BRINDISI – C’erano meno di duecento persone questa sera, inclusi i familiari dei lavoratori in lotta ed i colleghi di lavoro, i sindacalisti e qualche rappresentante di altre aziende dell’indotto, a partecipare alla fiaccolata indetta a sostegno della vertenza Sogesa.

BRINDISI - C'erano meno di duecento persone questa sera, inclusi i familiari dei lavoratori in lotta ed i colleghi di lavoro, i sindacalisti e qualche rappresentante di altre aziende dell'indotto, a partecipare alla fiaccolata indetta a sostegno della vertenza Sogesa, una delle piccole imprese che operano all'ombra della centrale Edipower di Brindisi Nord e di altri grandi impianti industriali dell'area brindisina.

Insomma, se la politica locale ha molto da rimproverarsi, il sindacato a Brindisi pur parlando costantemente di crisi occupazionale e recriminando altrettanto frequentemente contro la disattenzione istituzionale verso le criticità dello sviluppo e dell'occupazione, dovrebbe a sua volta interrogarsi sul perché non ce ne fossero almeno mille, di lavoratori questa sera fuori dai cancelli della termoelettrica di Costa Morena.

C'è un problema di fondo: negli ultimi anni sia a Taranto che a Brindisi, nei settori della chimica, della siderurgia e dell'energia il movimento sindacale si trova spesso dalla parte opposta della barricata rispetto alla città. Per trovare un punto di intesa bisogna essere in due, e non si può difendere un sistema industriale che produce in continuazione tensioni occupazionali e problemi ambientali senza contestualmente chiederne assetti diversi, innovazioni, e diversa responsabilità sociale. Forse questa sera attorno ai lavoratori che lottano da giorni sul nastro trasportatore del carbone, in una centrale bloccata da una delle lunghe fermate periodiche imposte dalle esigenze del mercato dell'energia, ci sarebbe stata più gente.

Non può essere il sindaco Consales il garante degli impegni di una società, come A2A, che non gioca certo a Brindisi la sua partita industriale più importante. Ma qui ha detto proprio in questi giorni che l'unica speranza di tenere in marcia l'impianto è la sua riconversione per utilizzare anche il Css, il combustibile solido da rifiuti urbani (una volta si chiamava Cdr). Altrimenti non potrà garantire nulla. E' la solita partita alla quale il territorio, e non solo il sindacato, è chiamato a giocare a Brindisi dai grandi gruppi industriali: o questo, oppure nessuna garanzia per l'occupazione. Cosa ne pensano i sindacati? Ci sarà di nuovo la guerra con la città? Il sindaco, che stasera era lì con la sua torcia, come altri, ha già detto che non accetterà una soluzione del genere.

Il punto è che nessuno sta cercando, con la dovuta urgenza, un piano alternativo, e il pugno di operai rimasti sul nastro si trovano loro malgrado a rischiare di fare sia da martello che da incudine anche per una serie di interessi a loro estranei, in fondo. Non sarà accettando le solite minestre che Brindisi avrà lavoro stabile e sicuro, come chiedono i lavoratori di Sogesa, quelli di Termomeccanica e tanti altri.

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