Cronaca

"I figli della Brindisi bene nella spirale della droga: dramma per tante famiglie"

"Oggi a Brindisi sono soprattutto le famiglie con buoni valori ad avere problemi con la droga". Mai come nell'ultimo anno l'ispettore superiore Pasquale Carlino, a capo della Sezione Antidroga dalla Squadra mobile della questura di Brindisi diretta dal vicequestore Alberto Somma, ha avuto a che fare con giovani assuntori spacciatori che si sono allontanati dalla retta via tracciata dai genitori

BRINDISI – “Oggi a Brindisi sono soprattutto le famiglie con buoni valori ad avere problemi con la droga”. Mai come nell’ultimo anno l’ispettore superiore Pasquale Carlino, a capo della Sezione Antidroga dalla Squadra mobile della questura di Brindisi diretta dal vicequestore Alberto Somma, ha avuto a che fare con giovani assuntori e spacciatori che si sono allontanati dalla retta via tracciata dai genitori (per lo più professionisti, operai e impiegati), cedendo alle lusinghe della droga.

Ragazzi dalla faccia pulita, istruiti, cercano un guadagno facile andando a piazzare metanfetamina, cocaina e marijuana in discoteche e locali notturni. Non sempre sono mossi da problemi economici. Spesso, anzi, non hanno affatto bisogno di denaro. Può bastare una cattiva amicizia per sprofondare nella spirale della droga. Ma la via d’uscita c’è. Basta cercarla. 

I poliziotti della Sezione Antidroga sono anche pronti a tendere una mano ai giovani pusher, pur senza accantonare l’azione repressiva. 
“Quando con il mio stretto collaboratore  l'ispettore capo Luigi Camassa  ed i ragazzi della Squadra decidiamo di entrare in una casa  – dichiara Pasquale Carlino – ci comportiamo come fossimo padri di famiglia. Se ci imbattiamo in una famiglia di sani valori, cerchiamo di far suonare la campana. Laddove c’è la possibilità di intervenire, si dà una mano. Ma nulla si può fare quando sono gli stessi genitori a mandare in avanscoperta i figli”. 

Le famiglie più esposte sono spesso quelle colpite dalla crisi economica. “Quando si vive in una situazione di disagio – spiega ancora Carlino – subentrano dei problemi psicologici. Questo può indurre alcuni giovani a cercare un punto di riferimento nella persona sbagliata. Magari ci si fa una canna per dimenticare. E dalla canna poi si passa ad altro”. 

Una delle droghe sintetiche più in voga della movida è la Mdma in cristalli, il cui consumo è al centro di un vero e proprio boom. I cristalli possono essere diluiti in un liquido o ingeriti. “Un mese e mezzo di consumo continuativo di metanfetamine – afferma Carlino – ti rende  un soggetto da psichiatria. Questa droga fa perdere alla gente il senso della realtà. Le persone che la assumono non ragionano più in modo elastico”. I cristalli scorrono a fiumi nelle discoteche salentine, insieme ad altre sostanze. Basti pensare al blitz effettuato la notte fra il 6 e il 7 settembre dalla guardia di finanza nel parcheggio di un noto locale di località Apani, dove vennero trovati 50 grammi di droga fra marijuana, hascisc, ketamina, cocaina, anfetamina e metanfetamina. 

“L’anno scorso – ricorda Pasquale Carlino – sequestrammo una bottiglietta proveniente dalla Grecia con 200 grammi di Mdma. Questo veleno arriva dappertutto: dalla Spagna, dal Sud America, dall’Europa dell’Est, dall’Olanda. E’ una sostanza che permette guadagni elevati. Un grammo al dettaglio costa fra i 60 e i 70 euro. Alla fonte, meno di 30 euro”. 

Per un pusher alle prime armi nel mondo dello spaccio non c’è nulla di più semplice che rifornirsi di cristalli (e altro). Quando uno di questi finisce nel mirino della Sezione antidroga, fa sprofondare i suoi famigliari in un vero e proprio incubo. “Ho visto delle madri in stato di choc – riferisce Carlino – dopo aver scoperto che il figlio ha problemi con la droga. Ma se le persone mi chiedono un aiuto, la squadra si mette a disposizione. Ciò non significa favorire il ragazzo. Perché comunque se sorprendiamo qualcuno con la droga, siamo tenuti a procedere”.

Il fenomeno, insomma, non può essere contrastato solo con la repressione. Serve anche un approccio di tipo psicologico. “Negli ultimi 5 anni – afferma Carlino – durante le attività di prevenzione abbiamo fatto sì che almeno una decina di presunti spacciatori, alcuni dei quali di grosso calibro, invertissero la rotta fino a convincerli  ad essere d'aiuto verso i loro coetanei affinchè questi ultimi non facessero più uso di droghe. E’ emblematico il caso di un ragazzo che nel frattempo si è laureato in psicologia e ci ringrazia tanto ogni volta che ci sentiamo. Non sempre  il nostro intervento sortisce gli effetti sperati. Se dovessimo fare una media, potremmo dire che quattro casi su 12 non vanno  buon fine”. 

I poliziotti, certo, possono dare un importante contributo, ma il ruolo determinante resta quello della famiglia. “Quando incontro un sospetto spacciatore – conclude l’ispettore superiore Pasquale Carlino – cerco di fargli capire che, nel caso dovesse continuare a trattare droga, la squadra gli sta addosso pronta a sorprenderlo ed assicurarlo alla giustizia ma, allo stesso tempo, lotta al fianco della sua famiglia qualora questa chiedesse aiuto”.

La redazione di BrindisiReport approfondirà nelle prossime settimane la questione, raccogliendo ulteriori testimonianze

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