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Finanza al Comune: verifiche sulla vendita all’asta della casa di Antonino

L’abitazione acquistata venti giorni da fa da un congiunto dell’ex sindaco, dopo udienze deserte: scongiurata la confisca. Resta debitore verso l’Ente per danni d’immagine in seguito alla condanna a oltre due milioni di euro

BRINDISI – Visita dei finanzieri a Palazzo di città per acquisire tutta la documentazione utile a ricostruire i passaggi delle azioni legali che il Comune di Brindisi ha adottato sino ad ottenere la vendita all’asta dell’abitazione dell’ex sindaco di Brindisi, Giovanni Antonino. Passaggio necessario per recuperare la somma di oltre due milioni di euro, di cui Antonino è debitore dopo la sentenza di condanna definitiva della Corte dei Conti, a titolo di danni d’immagine da tangenti.

Le verifiche dei finanzieri

L'ex sindaco Giovanni Antonino-2I militari, questa mattina, avrebbero chiesto anche copia di provvedimenti recenti che si riferiscono a ulteriori iniziative giudiziarie finalizzate a recuperare la somma che ammonta esattamente a 2.111.988 euro. Stando a quanto si apprende, l’asta  si sarebbe conclusa venti giorni fa con l’acquisto dell’abitazione da parte di un familiare di Antonino, dopo diverse udienze andate deserte. L’ex sindaco, quindi, avrebbe evitato la confisca dell’immobile. Ma resterebbe ancora debitore nei confronti del Comune di Brindisi per l’importo pari alla differenza tra la somma iniziale, e quella ricavata dall’asta, inferiore rispetto a quella posta a base d’asta, pari a 379mila euro. Gli oltre due milioni di euro dovrebbero anche essere rivalutati e maggiorati degli interessi, più 836 euro per le spese legali”, stando a quanto si legge nella sentenza dei magistrati contabili, secondo i quali  “la data di maturazione del credito erariale coincide con quella del compimento degli illeciti penali a rilevanza amministrativo-contabile”, periodo di tempo che va dal 2000 sino al mese di aprile 2003”.

La Corte dei Conti

I finanzieri, quindi, hanno chiesto di avere copia di tutto il faldone conservato nella sede dell’ufficio Legale di Palazzo di città. Va precisato che, al momento, non c’è alcuna contestazione formale sul piano penale nei confronti di nessuno. Si tratterebbe di una indagine definita come “conoscitiva”, partita d’iniziativa dalla stessa Finanza.

Gli accertamenti hanno come base la condanna definitiva, a carico dell’ex primo cittadino,  a pagare oltre due milioni di euro, in favore dell’Amministrazione a titolo di danni d’immagine, qualificati dalla Corte dei Conti come conseguenza diretta di tangenti contestate dalla Procura. Condotte oggetto di patteggiamento allargato a tre anni e sei mesi, nella cosiddetta tangentopoli brindisina. Quel troncone il 9 ottobre 2003 portò alla caduta della Giunta guidata da Giovanni Antonino per la seconda volta, forte del consenso pari al 72 per cento (divenne il sindaco più suffragato d’Italia e quello resta ancora un record per Brindisi).

L’asta dell’immobile

Corte dei ContiI pm di Brindisi accusarono Antonino di aver chiesto e ottenuto mazzette, cercarono e non trovarono il presunto tesoretto alimentato con gli appalti sul carbone, con rogatorie all’estero. Lui ha sempre negato, optò allora per il concordato della pena per chiudere subito il conto con la giustizia e riottenere la libertà, senza aspettare i tempi del processo. Scrisse persino un libro per raccontare la sua esperienza, “Il peggiore di tutti”.

“In effetti il patteggiamento è stato la mia unica responsabilità”, ripete ancora oggi. Lo ha detto a BrindisiReport, l’ultima volta, un anno fa, quando il giudice per l’esecuzione del Tribunale di Brindisi, Gianmarco Galliano fissò la data dell’asta pubblica. “Ma era una scelta obbligata dopo essere stato arrestato altre due volte: mi hanno accusato di aver intascato mazzette, eppure i miei coimputati, quelli che hanno scelto il processo dibattimentale, alla fine sono stati assolti con sentenza passata in giudicato. E allora, dove sono queste tangenti?”, chiedeva Antonino.

Il Comune ha azionato il contenzioso civile nel periodo di governo del centrosinistra con Mimmo Consales sindaco e Carmela Lo Martire assessore al Bilancio. Tra gli atti acquisiti dai finanzieri, ci sarebbe la delibera della Giunta risalente al mese di agosto 2012, su proposta del titolare della delega alle Finanze, “di procedere “al recupero delle somme” con conferimento incarico ai legali.

La perizia

L’amministrazione cittadina ha ottenuto la vendita dell’immobile di proprietà di Antonino partendo da un’offerta minima di 379mila euro, stabilita dopo la perizia che ha permesso di stabilire in 505.830 euro il valore di mercato del “caseggiato signorile” nella zona centrale di Brindisi. L’edificio venne ristrutturato negli anni Ottanta, si estende su superficie convenzionale lorda 435,24 metri quadrati e comprende tre lotti.

Il tribunale di BrindisiAll’asta è finita anche la metà dell’abitazione che Antonino donò alla moglie, per effetto della revoca dell’atto di liberalità risalente al 24 giugno 2003, ottenuta dalla Corte dei conti, sezione prima giurisdizionale centrale d’appello, dopo aver respingendo l’opposizione proposta da Antonino e dalla moglie. Antonino spiegò di aver destinato la somma ricavata dall’abitazione della moglie, intestata solo a lei prima del matrimonio, e quindi non in comunione di beni, e per il saldo accesero a un mutuo che estinto a maggio 2016.

Chiusa l’asta, con l’acquisito fatto da un suo congiunto, se da un lato Antonino ha evitato la confisca dell’abitazione di famiglia, dall’altro continua a essere debitore nei confronti del Comune. Storia non ancora chiusa, a dispetto dei 15 anni trascorsi dall'arresto.


 

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