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Maxi carico di scarpe Converse tarocche: sequestro da 800mila euro

Oltre 40mila scarpe made in China intercettate nel porto dalla Finanza e dall'Agenzia delle dogane. Denunciati i rappresentanti delle ditte di spedizione e destinataria, oltre all'autotrasportatore

BRINDISI – I traffici di merce contraffatta non si fermano neanche nella settimana di Ferragosto. Circa 40.320 scarpe sportive recanti il marchio “Converse”, per un valore commerciale superiore agli 800mila euro, sono arrivate nel porto di Brindisi a bordo di un autoarticolato proveniente dalla Grecia.  Il carico illegale, rigorosamente made in China, è stato intercettato dai militari della guardia di finanza della compagnia di Brindisi e dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane. 

Da quanto appurato dagli investigatori, i rappresentanti della società speditrice sono di origine estone. Hanno il passaporto spagnolo, invece, ii rappresentanti della società che avrebbe dovuto ricevere le scarpe. Tutti sono stati denunciati insieme all’autotrasportatore, di nazionalità bulgara, per il reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti segni falsi

Le perizie tecniche da esperti della Converse hanno acclarato la contraffazione delle calzature. Tutti gli elementi che caratterizzavano la falsa provenienza erano rappresentati sulle scarpe, in modo tale da generare confusione ed indurre in errore i consumatori rispetto al modello originale.

Sequestro scarpe Converse Finanza e Dogana, porto 2-2

Le Monde: "Brindisi porta d'Oriente della merce contraffatta"

“La costante attività di contrasto operata all’interno degli spazi doganali del Porto di Brindisi, condotta in sinergia tra le Fiamme gialle ed i funzionari doganali, con particolare riferimento ai risultati conseguiti finora – si legge in un comunicato della Finanza - dimostra l’alto livello di attenzione e l’incremento costante delle azioni di tutela amministrativa e penale di marchi e disegni industriali, rispetto ai fenomeni della contraffazione, che non accennano a diminuire e a destare preoccupazioni”.

“Bisogna tenere conto, infatti, oltre ai danni per l’economia, che il commercio di prodotti non genuini ed insicuri danneggia il mercato, sottrae opportunità e lavoro alle imprese che rispettano le regole e mette in pericolo la salute dei consumatori”.   “In entrambi i casi le conseguenze negative per il brand ed i prodotti sono molteplici; esse, infatti, oltre ai danni economici, sono anche di tipo commerciale, con ricadute su altri mercati e sulla forza lavoro, indebolimento del marchio e della catena di distribuzione”.

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