Finanziere e avvocato negano le accuse

BRINDISI - Una mattinata sotto torchio per il maresciallo della Guardia di Finanza Pasquale Lisi, finito in cella il 2 dicembre scorso per le ipotesi di reato di corruzione, violazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento personale nei confronti dell'avvocato brindisino Giovanni Faggiano, finito nel ciclone relativo ai rifiuti a Napoli, ma anche in Calabria e in Abruzzo. Secondo la pubblica accusa – sostenuta dal pm Milto De Nozza - il maresciallo della Guardia di Finanza avrebbe passato informazioni riservate all'avvocato Faggiano, sotto inchiesta a Napoli, ottenendo in cambio l'assunzione della figlia all'interno di un istituto di vigilanza riconducibile allo stesso avvocato.

Il tribunale di Brindisi

BRINDISI - Una mattinata sotto torchio per il maresciallo della Guardia di Finanza Pasquale Lisi, finito in cella il 2 dicembre scorso per le ipotesi di reato di corruzione, violazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento personale nei confronti dell'avvocato brindisino Giovanni Faggiano, finito nel ciclone relativo ai rifiuti a Napoli, ma anche in Calabria e in Abruzzo. Secondo la pubblica accusa – sostenuta dal pm Milto De Nozza - il maresciallo della Guardia di Finanza avrebbe passato informazioni riservate all'avvocato Faggiano, sotto inchiesta a Napoli, ottenendo in cambio l'assunzione della figlia all'interno di un istituto di vigilanza riconducibile allo stesso avvocato.

L'interrogatorio di garanzia del militare – di fronte al gip Valerio Fracassi - è durato oltre due ore, nel corso del quale il maresciallo Pasquale Lisi, difeso dall'avvocato Gianvito Lillo, ha spiegato la propria verità dei fatti rispondendo alle domande formulate dal magistrato. Il giorno prima era stato interrogato nel carcere di Napoli l'avvocato Giovanni Faggiano anche lui accusato, in questa inchiesta di corruzione, difeso dall'avvocato Vito Epifani, e anche lui ha risposto a tutte le domande negando ogni addebito e soprattutto di aver mai chiesto nulla al militare.

La vicenda sin qui emersa è relativa alle informazioni che il sottufficiale avrebbe fornito a Faggiano a proposito di un accertamento patrimoniale su un'azienda di cui in passato l'avvocato già amministratore delegato di Enerambiente era stato legale rappresentante. Nello stesso contesto di indagini, basate su intercettazioni ambientali (una microspia piazzata nell'auto di Faggiano dagli inquirenti campani che si occupano del ruolo di Enerambiente nell'emergenza rifiuti), emerge una intesa per l'assunzione della figlia di Lisi in un'istituto di vigilanza brindisino di cui secondo gli investigatori Faggiano avrebbe in parte il controllo.

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