Fine indagini su Galigani per assegni Brindisi

BRINDISI - Chiusa l’inchiesta e quindi notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico dell’ex socio e presidente del Football Brindisi, Vittorio Galigani, accusato di falso e in particolare di abuso di foglio firmato in bianco per alcuni assegni ricevuti in bianco e importo inserito a posteriori.

Vittorio Galigani

BRINDISI - Chiusa l’inchiesta e quindi notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico dell’ex socio e presidente del Football Brindisi, Vittorio Galigani, accusato di falso e in particolare di abuso di foglio firmato in bianco per alcuni assegni il cui importo era stato inserito a posteriori e che risultavano invece firmati da Maria Pia Lacatena, moglie di Antonio Pupino (altro socio e poi presidente) divenuta proprietaria dell’intero pacchetto societario dopo la cessione, per l’appunto, delle quote di Galigani.

Il fascicolo d’inchiesta è del pm Giuseppe De Nozza che nel marzo 2011 aveva disposto il sequestro dei titoli in merito ai quali lo stesso Pupino aveva presentato denuncia alla Digos. Veniva segnalata la sparizione degli stessi per un valore di circa 200mila euro complessivi. Erano destinati al pagamento dei fornitori e consegnati all’amministrazione del Football Brindisi, all’epoca si chiamava così.

Pupino, allarmatissimo per la circostanza, aveva chiesto che gli assegni venissero bloccati nel caso fossero stati portati all’incasso, ma non bastandogli la segnalazione di prammatica fatta alla banca di emissione, si era anche rivolto alla polizia per le indagini del caso. Pupino, parlando con la stampa del caso, a fine febbraio 2011, non aveva avanzato alcuna ipotesi circa responsabilità nella sparizione degli assegni, ma aveva fatto sapere di aver chiesto anche l’identificazione della persona che si era appropriata dei titoli.

Il decreto di sequestro aveva allora solo valore cautelare e non presupponeva l’iscrizione di alcuno nel registro degli indagati. Le condotte sono invece state tradotte dal pm inquirente, Giuseppe De Nozza, in un’accusa circostanziata riferita per l’appunto a Vittorio Galigani. L’ipotesi che gli viene contestata è una delle ipotesi di falso previste dal codice penale. L’abuso di bianco segno è infatti riferita a “chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, abusando di un foglio firmato in bianco (in questo caso l’assegno, ndr) del quale abbia possesso, vi scrive e o fa scrivere un atto privato diverso da quello a cui era obbligato o autorizzato”.

Con la chiusura delle indagini Galigani, che la polizia ha faticato a trovare, ha venti giorni di tempo per presentare memorie o chiedere di essere interrogato, prima che la procura decida come e se procedere. Nel caso particolare, se il pm ritenesse di andare avanti, vi sarebbe un decreto di citazione diretta a giudizio.

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