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Ecco come cambia il servizio di assistenza domiciliare integrata

Nasce un nuovo partenariato  fra pubblico e privato nella gestione del servizio di assistenza domiciliare integrata, tramite un Progetto Sperimentale Gestionale che dà vita a una “Associazione in Partecipazione”

BRINDISI – Nasce un nuovo partenariato  fra pubblico e privato nella gestione del servizio di assistenza domiciliare integrata, tramite un Progetto Sperimentale Gestionale che dà vita a una “Associazione in Partecipazione” con l’individuazione del Partner Privato. La trattativa per il cambio di appalto si è chiusa positivamente nella giornata di ieri (22 novembre)

L’accordo in questione “rappresenta – si legge in una nota a firma del segretario generale della Fp-Cgil, Antonio Macchia - un importante risultato per tutto il sistema sanitario provinciale, che contempera qualità del servizio e tutele per i lavoratori”.  Il programma ruota intorno a tre punti fondamentali: l’applicazione di una clausola sociale, salvaguardando tutti i livelli occupazionali, ad una platea che vede più di cento Lavoratori interessati; l’applicazione di una deroga all’attuazione del Jobs Act, in particolare i Lavoratori verranno garantiti dall’applicazione dell’art.18 della Legge 300/1970 come modificato dalla Legge 92/2012; l’aumento degli orari di lavoro a tutti i dipendenti, in alcuni casi modificando il contratto di lavoro da part time a full time, al fine di rendere più compatibili gli stessi orari alle esigenze reddituali dei Lavoratori, ma soprattutto per potenziare l’attività di Assistenza Domiciliare Integrata - Asl Br.

“In definitiva – si legge in una nota della Cgil - l’accordo in questione rappresenta un importante risultato per tutto il sistema sanitario territoriale, ottenuto dalle Parti Sociali intervenute, dalla Asl Br e dal gestore dell’appalto, ovvero dalla Rti capeggiata dalla Cooperativa S. Bernardo e dalle Cooperative Sirio ed Occupazione e Solidarietà”.                                                

A detta dell’organizzazione sindacale, “il servizio Adi potrà essere uno snodo da cui partire per migliorare la qualità dei servizi erogati ai cittadini e funzionale ad un progetto più complessivo aziendale che raggiunga l’obiettivo di una virtuosa riconversione e riqualificazione della spesa sanitaria”.

“In uno scenario caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione, da un parallelo aumento dei suoi bisogni, dal consolidamento di modelli di cura centrati su patologie croniche e dalla scarsità delle risorse economiche – prosegue Macchia - emerge chiaramente la necessità del sistema di riorganizzare l'offerta sanitaria sviluppando un modello organizzativo territoriale atto a mitigare il ricorso ai ricoveri e cure inappropriate.

Secondo la Cgil, “ora è opportuno che la governance del servizio Adi, in capo alla Asl Br, si ponga l’obiettivo a medio-lungo termine di potenziare l’attività domiciliare, tenuto conto che – stranamente – i volumi di attività finora erogati per tale servizio registrano una sperequazione tra alcuni distretti che virtuosamente orientano la domanda sanitaria verso l’Adi ed altri invece, come ad esempio il distretto di Mesagne, che registrano una bassissima attività domiciliare, determinando indirettamente una gestione ospedalocentrica, con incrementi importanti di spesa per la Asl Br”.

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