Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

Rifiuti e "regali": l'imprenditore e il forestale davanti al gip giovedì

Tre notti in carcere prima di affrontare l’interrogatorio di garanzia davanti al gip: giovedì mattina l’assistente del Corpo forestale dello Stato, Gianfranco Asciano, e l’imprenditore Vittorio Greco, potranno rispondere alle domande del giudice

BRINDISI – Tre notti in carcere prima di affrontare l’interrogatorio di garanzia davanti al gip: giovedì mattina l’assistente del Corpo forestale dello Stato, Gianfranco Asciano, 41 anni, nato a Brindisi e residente a Carovigno, e l’imprenditore Vittorio Greco, 55, nato a Bitonto, ma residente a Brindisi, potranno rispondere alle domande del pm e del giudice che ha firmato l’ordinanza di arresto in carcere con l’accusa di corruzione, su indagini dei carabinieri della compagnia di Brindisi.

Avranno modo di fornire la propria versione dei fatti, davanti alle contestazioni mosse nelle 117 pagine che costituiscono il riassunto dei risultati delle indagini delegate ai carabinieri. Sempre che decidano di affrontare il fuoco di fila degli interrogativi: la decisione spetta unicamente ai due indagati e ai loro difensori, per Asciano, l’avvocato Vito Epifani, e per Greco, l’avvocato Gianvito Lillo.

Nell’inchiesta che all’alba di ieri ha portato in carcere i due, risultano indagate complessivamente nove persone: altri tre uomini del corpo forestale dello Stato sono finiti ai domiciliari, Domenico Galati 40 anni, nato a Tricase e residente a Surano, in provincia di Lecce; Giovanni Bray, 37 anni, nato e residente a Martignano, in provincia di Lecce, e i fratelli Massimo e Giovanni Rosselli, 45 anni, entrambi nati a Ostuni, il primo residente a Ceglie Messapica, l’altro nella Città Bianca, dove era responsabile della stazione del Corpo Forestale dello Stato.

Sono rimasti indagati a piede libero i due figli dell’imprenditore Vittorio Greco, ritenuto gestore di fatto della società in accomandita “Greco Scavi Brindisi”, e il titolare di un’altra ditta con sede a Brindisi (intestata a una donna) che con le sue dichiarazioni ha dato l’input alle indagini, sebbene in un primo momento non volesse firmare il verbale reso davanti ai militari del Nucleo operativo il 17 ottobre di due anni fa.

Gli indizi a carico degli indagati sono stati ritenuti gravi e concordati, tali da costituire un quadro pesante  su più fronti: 13 capi di imputazione, tra corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, rivelazione del segreto d’ufficio,  peculato in relazione a uno stock di cartucce non portate alla distruzione ma trattenute, truffa aggravata ai danni dello Stato per le ore di lavoro dichiarate ma non effettivamente svolte se terminavano il turno prima per prendere il treno e tornare a Lecce. Quest’ultima ipotesi di reato è stata contestate agli assistenti del corpo forestale trasferisti.

L’inchiesta non è ancora chiusa, a quanto pare: sono necessari ulteriori accertamenti per definire le posizioni degli indagati e non è escluso che il numero aumenti. Di certo c’è che non sono stati  ancora notificati avvisi di conclusione.

Gli arresti sono stati chiesti di fronte alla necessità di impedire la reiterazione dei reati contestati in uno con quella di escludere il rischio di un possibile inquinamento delle prove dal momento che gli assistenti del Corpo della Forestale, in servizio presso la stazione di Brindisi, erano venuti a conoscenza dell’esistenza di una inchiesta. E sapevano anche chi fosse il pubblico ministero inquirente, dopo una serie di acquisizione documentali negli uffici, soprattutto legate ai brogliacci sui quali venivano annotate le ore di lavoro.

Sapevano di non essere in regola, lo dicevano tra loro e sono stati anche ascoltati al telefono così come in auto: Siamo sempre in difetto ogni giorno”, dicono Galati e Bray, residenti nel Leccese, facendo riferimento – sostiene il pm – al fatto che “fosse loro abitudine interrompere il servizio alle 18,45 pur essendo in turno sino alle 20 per andare in stazione, prendere il treno” e rientrare a casa. “Lo facevano anche quando tornavano in auto”.

Qualcuno temeva l’arresto, stando a quanto emerge dalle trascrizioni delle conversazioni intercettate. Così come si scopre che qualcuno degli operai alle dipendenze degli imprenditori indagati avrebbe anche voluto dire no alle richieste di sversare i rifiuti in campagna, ma quell’opposizione non era possibile. Come si faceva a dire no al datore di lavoro?: “Dove stiamo andando? Speriamo Dio che ti arrestano, questo pensa di essere il padrone”, hanno detto non sapendo di essere intercettati in ambientale, a bordo del camion. “Questi papuelli fanno”.

Il gip ha condiviso quanto evidenziato nella richieste di arresto firmate dal pm: “Il quadro indiziario evidenzia in maniera preoccupante come il Comando stazione del corpo forestale dello Stato di Brindisi, fosse stato negli anni profondamente pervaso da una sistematicità di condotte illecite di varia natura e gravità, perpetrate da gran parte dei dipendenti”. Non tutti.

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