Cronaca

Fondazione Giannelli: il giallo su un contenzioso da un milione di euro

L'onlus cui venne data in gestione per 25 anni la casa di riposto avrebbe, secondo indiscrezioni, già avviato un primo contenzioso per le spese sostenute per riparare i danni procurati da vari atti vandalici

BRINDISI - Se gli attuali inquilini di Palazzo di Città pensano che seppellendo l’immondizia della Fondazione Giannelli sotto il tappeto la storia, anzi storiaccia, sia bella e risolta, al massimo allontanata nel tempo e affidata chi verrà dopo (come sinora avvenuto), si sbagliano di grosso. Di fronte non c’è solo un patrimonio del valore di oltre dieci miliardi di lire dilapidato senza che l’unico obbiettivo che si doveva raggiungere, la costruzione di una semplice casa di riposo, sia stato raggiunto.

Riuscire a capire se si è trattato di colpa o dolo credo sia un dovere morale, oltre che politico, dell’Amministrazione che è giunta a Palazzo di Città al canto di Bella Ciao. Una commissione d’inchiesta che faccia chiarezza, come a suo tempo aveva proposto Riccardo Rossi, non era che il minimo sindacale per esaudire il sacrosanto diritto dei brindisini di capire perché avevano perso quell’immenso patrimonio. Non si tratta di fare processi, che non competono certamente ai consigli comunali, ma solo di scrivere la storia esercitando un elementare dovere di trasparenza e democrazia. Questo sinora non è avvenuto.

"L'impertinenza del giovane Antonino contro l'indifferenza"

Così come non sembra che sulla questione il Comune abbia chiamato a cimento la Regione che ha sempre nominato i commissari della Fondazione. Non sono chiari, soprattutto a noi comuni cittadini, i confini di ruoli e competenze tra i diversi enti (e nella Giannielli c’è pure la Asl), ma se alla Regione spetta il diritto di nomina del commissario evidentemente qualche potere ce l’ha. Non è un caso infatti che ogni commissario sia stato riferimento politico di autorevoli rappresentanti della giunta o del consiglio regionale, l’attuale, l’avv. Antonio Nozzi, ad esempio, venne segnalato dal consigliere regionale del Pd Fabiano Amati che viene eletto anche a Brindisi, e forse qualche spiegazione in merito dovrebbe fornirla ai brindisini. 

Storia e colpe a parte, oggi resta un altro grande problema: il futuro dell’immobile realizzato in contrada Pignicedda. Su questo sarebbe stato necessario avviare un dibattito, dopo essersi resi conto magari con una “visita aperta”, come le tante organizzate in questi mesi, di assessori, consiglieri e cittadini ai luoghi di cui si sta parlando. E chissà se non avessimo fatto delle scoperte. L’immobile venne preso in consegna dalla onlus a cui era stata affidata la gestione per 25 anni e che, a detta di indiscrezioni, abbia già avviato un primo contenzioso per le spese sostenute per riparare i danni procurati da vari atti vandalici.

"Casa di riposo inagibile, non potrà entrare in funzione"

Si parla di oltre un milione di euro. Chi pagherà se la Fondazione non ha un euro? E si parla anche di qualche altra vertenza giudiziaria da parte di ex dipendenti o presunti tali. E poi ci saranno sicuramente da affrontare anche le sicure richieste di risarcimento della onlus che sinora non ha mai (per quello che se ne sa) potuto lavorare. Se la Fondazione risulterà soccombente negli eventuali giudizi, non avendo un solo euro in cassa o altro patrimonio da vendere, chi pagherà? Toccherà ai soci Comune, Asl o Regione?  

Masseria Pignicedda-2-2-2

E comunque resta da risolvere il problema del che farne di quella struttura e forse anche della splendida storica masseria di Pignicedda che, anche se non più di proprietà della Fondazione, era inclusa in tutte le ipotesi di riassetto urbanistico della zona. L’assessore D’Errico, nella sua lettera a Brindisi Report, afferma che lì non potrà sorgere nessuna casa di riposo perché costruita sotto i cavi dell’alta tensione. D’Errico, che è assessore, evidentemente conosce atti che altri non conoscono. Nessuna autorizzazione all’esercizio dell’attività di casa di riposo per anziani risulta essere stata sinora rivolta alle autorità competenti.

Quando, racconta un testimone attendibile, anni addietro nella fase preliminare di costruzione ci si pose il problema della vicinanza dei tralicci dell’alta tensione, si decise di spostare di alcune decine di metri il confine dell’edificio, e tutto finì li. Giusto o sbagliato che sia il condizionamento riveniente dai tralicci, il vero problema è invece che da quando l’edificio è stato concepito e realizzato, le norme di legge regionale e nazionale che regolano il funzionamento delle case di riposo sono profondamente cambiate e mai e poi mai una deroga potrebbe essere concessa per quella di contrada Pignicedda. Questo il vero motivo se alla fine, nonostante tutto il resto, la Casa non potrà vedere la luce.   

Che farne allora di questo immobile che si trova a qualche chilometro dalla città in direzione di Mesagne? Anche su questo sarebbe stato opportuno un approfondito confronto, ed invece non c’è stato pensando forse che non parlandone in un modo o in un altro il tempo assorbe tutto, anche la memoria.

Stando di casa di fronte ai vecchi stabilimenti vinicoli del commendator Serafino Giannelli abbattuti una decina di anni addietro per fare posto a due anonimi condomini, feci in tempo a chiedere al pittore Tonino Caputo (anzi fu lui a farlo spontaneamente affascinato dalla particolarità di quelle costruzioni, che oggi sarebbero state il fiore all’occhiello di una città che esibisce con orgoglio il meglio del suo recente passato) un quadro che ne fermasse la memoria. Sarei felice di poterlo donare alla mia città il giorno in cui si realizzasse, in uno stabilimento vinicolo dismesso, un museo sulla civiltà del vino e del lavoro nei campi a Brindisi.       
  

    

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