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Forestale, processo per corruzione: “Ricariche e buoni benzina”

Il gup rinvia al giudizio del Tribunale di Brindisi gli indagati arrestati il 9 novembre 2015 accusati anche di peculato e truffa: scelgono l'abbreviato Asciano e l'imprenditore Greco, processo ordinario per gli altri. Chiede di patteggiare il titolare della ditta da cui partirono le verifiche

BRINDISI – Sarà un processo a stabilire se le verifiche degli uomini della Forestale, arrestati il 9 novembre 2015, siano o meno state contaminate da accordi corruttivi con imprenditori del Brindisino i quali, secondo la Procura, offrendo buoni benzina, ricariche telefoniche e pagando la spesa avrebbero ottenuto controlli blandi in materia di abbandono dei rifiuti.

La conferenza stampa sugli arresti di un imprenditore e di appartanenti al Corpo forestale-2Questa mattina il giudice per l’udienza del Tribunale di Brindisi, Maurizio Saso, ha disposto il rinvio al giudizio per tutti, così come chiesto dal pubblico ministero titolare del fascicolo d’inchiesta, Milto Stefano De Nozza, a conclusione delle indagini svolte dai carabinieri del Nucleo operativo in collaborazione con gli stessi uomini della Forestale.

Hanno optato per il rito abbreviato Gianfranco Asciano, 41 anni, di Brindisi, assistente del Corpo forestale dello Stato che in servizio nel capoluogo, e l’imprenditore Vittorio Greco, 55 anni, originario di Bitonto ma residente da anni a Brindisi, gestore di fatto della società in accomandita “Greco Scavi Brindisi. Entrambi finirono in carcere. Processo ordinario per gli altri: Domenico Galati 40 anni, nato a Tricase e residente a Surano, in provincia di Lecce; Giovanni Bray, 37 anni, nato e residente a Martignano, in provincia di Lecce, e i fratelli Massimo e Giovanni Rosselli, 45 anni, entrambi nati a Ostuni, il primo residente a Ceglie Messapica, l’altro nella Città Bianca, dove era responsabile della stazione del Corpo Forestale dello Stato. Tutti finirono ai domiciliari. Tra i difensori, gli avvocati Gianvito Lillo, Vito Epifani e Mario Guagliani.

Rimasero indagati a piede libero i due figli dell’imprenditore Vittorio Greco, Ivan e Antonio, e Giuseppe Caputo, il titolare di una ditta  individuale con sede a Brindisi (intestata a una donna) che con le sue dichiarazioni diede l’input alle indagini, sebbene in un primo momento non volesse firmare il verbale reso davanti ai militari del Nucleo operativo il 17 ottobre di due anni fa. Per Caputo è stata presentata istanza di patteggiamento della pena.

 L’inchiesta prese il via il 2 novembre 2013 con l’informativa dei carabinieri del Nucleo operativo  nella quale furono riportate le dichiarazioni rese dall’imprenditore agli stessi militari il 17 ottobre precedente “Segnalava una serie di comportamenti anomali di alcuni appartenenti al corpo forestale dello Stato di Brindisi e in particolare di Asciano”, da qui l’avvio delle intercettazioni che “non solo portavano ad appurare quanto riferito dal professionista ma andavano“ben oltre, nel senso di porre in evidenza, il pessimo funzionamento del Comando di Brindisi e il coinvolgimento di quasi tutti i componenti dello stesso nelle attività delittuose”. Gli ultimi appunti investigativi sono arrivati sul tavolo del pm il 6 febbraio 2015 e confermano secondo il gip “un quadro di estrema gravità” riscontrato praticamente in diretta perché man mano che c’era l’ascolto delle conversazioni, venivano svolti i pedinamenti.

Nel fascicolo sono confluite le intercettazioni e una serie di fotografie che secondo l’accusa documentano incontri tra gli uomini del Corpo e alcuni imprenditori: al bar, spesso uno di quelli che si trova alle porte di Brindisi,  vicino al negozio di latticini, o poco più in là della sede della Forestale o ancora davanti alla caserma della Guardia di Finanza, per parlare vis à vis. Sarebbero state usate schede telefoniche intestate a parenti, perché se da un lato c’era il  timore di essere intercettati, dall’altro si sperava che gli escamotage potessero funzionare. “Non hanno potuto sentire”, dicevano. E al telefono hanno parlato di gelati da portare, oppure di caffè o di travi da 50, frasi in codice che per la Procura hanno un unico sottotitolo, ossia mazzette.

 “Il quadro indiziario evidenzia in maniera preoccupante come il Comando stazione del corpo forestale dello Stato di Brindisi, fosse stato negli anni profondamente pervaso da una sistematicità di condotte illecite di varia natura e gravità, perpetrate da gran parte dei dipendenti”, ha scritto il gip nell’ordinanza. Non tutti, ovviamente perché nel frattempo la Forestale ha portato avanti l’attività di controllo sul fronte dei rifiuti.

Asciano è accusato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio “per avere, con più azioni di un medesimo disegno criminoso, nella sua qualità di assistente del Corpo forestale dello Stato, in servizio d Brindisi, ricevuto” dal gestore di fatto di “una ditta edile individuale, denaro per un importo complessivo pari a 2mila euro e altre utilità come generi alimentari, ricariche telefoniche”. Asciano, inoltre, “in più occasioni rilevava notizie riservate inerenti i turni di servizio delle pattuglie del Comando di appartenenza omettendo di redigere i verbali di contestazione per la violazione della normativa ambientale”. Tutto “fino al mese di luglio 2014”.  Corruzione contestata a Vittorio Greco, ritenuto anche lui corruttore di Asciano.

L’accusa di peculato è stata mossa nei confronti di Massimo Rosselli e Gianfranco Asciano “per essersi appropriati di circa 400 cartucce di cui avevano il possesso per ragioni d’ufficio e comunque per servizio, facenti parte di un lotto di munizioni, oggetto di un provvedimento di  confisca e ordine di distruzione emesso dal Tribunale di Brindisi, ufficio del Gip, alla cui esecuzione erano stati delegati mediante consegna al nucleo artificieri della questura di Bari. Fatto avvenuto – si legge – a febbraio 2011. I due della Forestale, inoltre, sono accusati di falsità ideologica perché “al fine di realizzare ovvero occultare la condotta precedente  consegnavano a un ispettore della Forestale di Bari 1650 cartucce dichiarando che ammontavano a 2050.

Nei confronti di Asciano e di Galati la Procura contesta anche il codice di comportamento dei dipendenti pubblici per aver usato in maniera “sistematica e prolungata, per fini personali, utenze telefoniche loro assegnate per ragioni di ufficio con contratti non a forfait al di fuori dei casi di urgenza o di autorizzazioni: la contabilità tenuta dai carabinieri è arrivata a quota 172 per Asciano dal 24 febbraio 2014 al 25 giugno 2015 e 43 contatti per Galanti dal primo aprile 2013 sino al 4 giugno dell’anno successivo. La condotta sarebbe stata cosa nota a tutti: “Viene chiamato per i carciofi, per i peperoni, per i vasetti, con il telefono di servizio”. E che potesse accadere di essere scoperti lo sapevano: “Possiamo essere coinvolti tutti”.

Tutti e cinque gli assistenti del Corpo forestale dello Stato sono accusati di concorso in “Truffa aggravata ai danni dello Stato e false attestazioni o certificazioni” in relazione al fatto che avrebbero “attestato falsamente, con modalità fraudolente, la loro presenza in servizio” e in tal modo avrebbero tratto in errore il “Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali” nel conteggio e nel riconoscimento dello stipendio, sia per il lavoro ordinario che per ore di extra. Nel corso delle indagini sono stati acquisiti i brogliacci di servizio  e il registro di istituto “compilato e sottoscritto dal comandante di stazione, Giovanni Rosselli”.

In totale, stando ai conteggi, 34 ore di assenza dal servizio sarebbero state maturate da Asciano, 47 da Bray, 39 da Galati e 86 da Massimo  Rosselli mentre per il fratello sarebbero state pari a 24. “Condotta aggravata dall’aver commesso il fatto in violazione ai doversi inerenti una funzione pubblico e con abuso di relazione d’ufficio e di prestazioni d’opera” dall’agosto 2013 sino a giugno dell’anno successivo.

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