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Forte a mare chiuso: "intervenga ministro Bray"

BRINDISI - Il castello alfonsino, sempre chiuso, mai fino ad ora, nonostante i tanti appelli, tornato realmente in possesso della città perché possa essere utilizzato, fruito, visitato, perché possa diventare sul serio un contenitore culturale o qualcos’altro. A quanto riferisce la responsabile provinciale di Cultura e Istruzione del Pd a breve sarà l’onorevole Elisa Mariano a porre il problema al ministro Bray.

BRINDISI - Il castello alfonsino, sempre chiuso, mai fino ad ora, nonostante i tanti appelli, tornato realmente in possesso della città perché possa essere utilizzato, fruito, visitato, perché possa diventare sul serio un contenitore culturale o qualcos'altro. Non v'è progetto alcuno, che si sappia, ma a quanto riferisce la responsabile provinciale di Cultura e Istruzione del Pd (che con il sindaco Consales amministra la città capoluogo) in una nota, a breve sarà l'onorevole Elisa Mariano a porre il problema, in termini generici, al ministro dei Beni culturali Massimo Bray invocando una soluzione e soprattutto un intervento per il recupero.

"Nel corso degli ultimi anni - si legge in una nota - il castello è stato un luogo fantasma: costantemente chiuso al pubblico, tranne in alcuni brevi periodi, nei quali, per iniziativa della Sovrintendenza, veniva aperto il lunedì mattina, a causa della carenza o assenza di vigilanza, è stato inoltre oggetto di pesanti atti vandalici". "Il maniero vanta una posizione strategica unica nel suo genere - prosegue - che lo vede completamente circondato dal mare fin nella darsena interna, ed è arricchito dalla cosiddetta "opera a corno" che racchiude in sé una quantità incredibile di ex alloggi militari che si prestano a svariati possibili utilizzi: quello che dovrebbe essere l'emblema di una città di mare quale Brindisi, il vanto di una comunità e che potrebbe ambire ad essere un enorme attrattore culturale, sta invece perdendo pezzi giorno per giorno. Non è più pensabile che un bene di questo genere possa continuare a rimanere vittima dell'incuria e del vandalismo, oltre che dell'inesorabile passare del tempo: urge pertanto una pianificazione di interventi di salvaguardia della struttura, di restauro della stessa e di una successiva valorizzazione".

"La querelle tra i vari enti che finora avevano dimostrato interesse ad acquisirlo - va avanti - si è sempre rivelata infruttuosa, non disponendo, peraltro, gli enti stessi delle risorse finanziarie necessarie per pensare ad un intervento serio sul bene medesimo. Ora però il tempo però stringe: c'è da prendere una decisione, anche in vista del percorso che l'intero territorio brindisino sta facendo (o meglio, dovrebbe fare) nel sostenere la candidatura di Lecce a Capitale Europea del 2019. Non si pensa possa esistere un momento più adatto di questo. È pertanto auspicabile che il Ministro Bray prenda a cuore la situazione di questo gioiello architettonico di proprietà dello Stato e decida se è possibile trovare dei fondi con i quali, innanzitutto, provvedere alla sua messa in sicurezza, al restauro della struttura e alla successiva restituzione alla città e ai cittadini della possibilità di vivere lo stesso come contenitore culturale polivalente, nonché come attrattiva turistica di un porto del Mediterraneo quale è stata la città di Brindisi nel suo glorioso passato".

 

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