Forte a Mare e gli affari all'ombra dei beni culturali: libro e polemica

Su Facebook l'ex sindaco Consales replica allo storico dell'arte Teodoro Di Giorgio, che gli scrive una lettera aperta

BRINDISI – Antefatto. In occasione della recente uscita del suo nuovo libro dedicato alla tutela del patrimonio culturale italiano, dal titolo Beni culturali da sballo. L’affare dei dj set, del fitness e dei concerti nel patrimonio culturale (Campisano Editore, Roma 2018), il 24 luglio scorso lo storico  dell’arte brindisino Teodoro Di Giorgio sulla sua pagina Facebook il seguente post: “Brindisi, 11 agosto 2012: Il Castello Alfonsino è trasformato in discoteca, mettendo a repentaglio incolumità delle strutture e degli avventori. In città è polemica sull’uso improprio dell’antica fortezza. Sindaco, vicesindaco e presidente della Provincia si schierano a favore dell’iniziativa, volta – a loro dire – a valorizzare il monumento e ad attrarre i giovani. La realtà però – si scoprirà – è un’altra: il Castello, col sostegno scritto del sindaco, è stato concesso dalla Soprintendenza per pochi spiccioli e per finalità commerciali a una società che gestisce un locale da ballo a Brindisi”.

Il post dello storico e quello dell'ex sindaco

“Per fare luce sulla vicenda – prosegue lo storico - la Procura della Repubblica apre un’inchiesta e la Guardia di Finanza indaga. Quello di Brindisi è solo uno dei tanti casi (il più scandaloso, senz’altro!) che negli ultimi anni hanno interessato i principali monumenti italiani, trasformati in ‘Beni culturali da sballo’”, si legge nel post di De Giorgio. Ma due giorni dopo, il 26 luglio, tra i commenti al post  compare anche quello del sindaco protempore Mimmo Consales:  “Da chi si definisce ‘storico dell’arte’ ci si aspetta quantomeno un racconto obiettivo, possibilmente non farcito da ‘uscite’ propagandistiche. L’uso del Castello lo autorizzai io, con l’assenso e la condivisione della Sovrintendenza e solo dopo aver fatto verificare l’esistenza delle massime misure di sicurezza (anche lei che è storico ricorderà che non si è verificata una sola sbucciatura di ginocchio)”.

Forte a Mare-Porto Brindisi (2)-3

“In quei mesi contattammo decine di volte il Ministero dei Beni Culturali per reperire risorse affinché il Castello non finisse ancor di più in malora. Un Castello che per anni era stato solo uno strumento per far soldi, al servizio di imprese edili e di funzionari statali ben felici di far spendere denaro pubblico per ristrutturare e manutenere un castello che poi puntualmente finiva nelle mani dei vandali. La nostra fu una provocazione per riportare le attenzioni generali su quel Castello e per sposare la linea della fruibilità dei beni storici. Colpimmo nel segno, perché fummo convocati dai dirigenti ministeriali e cominciò la trafila per ottenere un cospicuo finanziamento”, ha scritto ancora Consales nella sua replica al post.

“Allo stesso tempo, contattammo grandi investitori turistici internazionali per creare le condizioni affinché pubblico e privato potessero condividere un progetto di fruibilità del bene, utilizzando a scopi privati l’opera a corno e lasciando pubblico il Castello. Questa è la storia. Mi risulta, tra l’altro, che il privato che organizzò la festa ci rimise un sacco di soldi. Altro che business!!!! Quanto ad una indagine della Procura, mi dispiace deluderla. Non esiste nulla del genere. Si presenti a Palazzo di Giustizia e chieda una conferma. Per il resto, le lancio una piccola sfida: organizzi un dibattito in cui lei difenderà le posizioni di chi i beni storici vuole farli ammuffire tra le ragnatele e io quelle (molto più europee) di chi spinge verso una completa fruizione. La saluto cordialmente. Mimmo Consales”.

Progetto restauro Forte a mare 10-2

La lettera aperta di De Giorgio a Consales

Ora Teodoro Di Giorgio riprende la questione in una lettera aperta a Mimmo Consales, inviataci stamani, che pubblichiamo di seguito. “Egregio dottor Consales, innanzitutto io non mi definisco ‘storico dell’arte’, ma lo sono in virtù del mio curriculum studiorum (vale a dire in forza di una laurea magistrale, di una specializzazione triennale e di un dottorato di ricerca, conseguiti con lode). So bene che in Italia, e tanto più nel nostro Meridione, titoli, competenze e merito non contino nulla, ma questa è la realtà dei fatti. Ci tengo subito a informarLa che il mio saggio, che spero vivamente che leggerà (quanto meno per amore della Sua città), è frutto di una pluriennale ricerca accademica, condotta presso l’Università di Napoli Federico II e ispirata da quello che comunemente è definito rigore scientifico”.

“Ad attestarlo non sono io, ma una commissione scientifica pubblica presieduta da illustri cattedratici italiani, tra il quali i professori Tomaso Montanari e Francesco Caglioti. Il racconto, tracciato nel mio saggio, della vicenda della trasformazione del Castello Alfonsino di Brindisi in discoteca nella notte dell’11 agosto 2012, pertanto, è molto più che obiettivo, giacché a parlare sono i documenti stessi che ho visionato in Comune a Brindisi e presso gli uffici della locale Soprintendenza per le province di Brindisi, Lecce e Taranto; il tutto dopo apposita richiesta di accesso agli atti. Detto ciò, se non sono obiettivi i documenti, mi chiedo cosa lo sia. Di tali documenti, quando vorrà, sarei felice di mostrarLe comodamente, senza il bisogno di dover andare nei relativi uffici, le fotocopie che – sempre dietro regolare autorizzazione – mi sono state rilasciate”.

Forte a Mare, la darsena (ph V.Massagli)“Un’ulteriore precisazione è d’obbligo: non avendo al momento la benché minima ambizione o aspirazione politica, la mia non può essere considerata – come Lei la definisce – una ‘uscita propagandistica’, ma una ricerca condotta (per riprendere le parole del professor Tomaso Montanari, autore della prefazione al mio libro) ‘per amore del patrimonio: e l’amore vero, si sa, non può che essere disinteressato’. Approfitto, poi, per fare chiarezza anche sul Suo stesso operato. Certo, non dovrei essere io a farlo, ma viste le Sue parole mi sembra quanto meno necessario. Lei mi scrive che ‘l’uso del Castello lo autorizzai io, con l’assenso e la condivisione della Sovrintendenza’. Il Sindaco di Brindisi non può prendere alcuna decisione inerente alla destinazione d’uso del Castello Alfonsino senza la preventiva valutazione e successiva approvazione scritta della Soprintendenza per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, che a sua volta è tenuta a interpellare, per preventiva e ulteriore valutazione, la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici per la Puglia”.

“Ergo, Lei non poteva autorizzare un bel niente, ma fece qualcosa che a mio avviso – da storico dell’arte e, ancor più, da cittadino – fu oltremodo sconveniente, ovvero inoltrare tramite fax, dal Suo ex ufficio di Gabinetto, agli uffici della Soprintendenza una lettera avente per oggetto: ‘Parere favorevole a svolgimento manifestazione La Biennale’. Il contenuto glielo rinfresco: ‘Con la presente – ed in riferimento alla richiesta della struttura ‘Castello Alfonsino’ già inoltrata, e da Voi accolta, da parte dell’Associazione ‘0831 Advertising Space’ – l’Amministrazione comunale fornisce parere favorevole alla manifestazione ‘La Biennale’ che la stessa associazione intende effettuare nelle giornate del 4 agosto ed 1 settembre 2012, dalle ore 21 alle ore 4.30. Il tutto nella convinzione che la manifestazione in oggetto possa contribuire alla crescita culturale del territorio e ancor più alla valorizzazione della struttura del Castello Alfonsino, attirando su Brindisi – attraverso forme d’arte quali la danza, il teatro, la musica, la pittura, la fotografia e il cinema – persone provenienti da tutta la regione’ (Comune di Brindisi, Gabinetto del Sindaco, Prot. n. 236/Gab del 5 luglio 2012)”.

Forte a Mare-6

“Fu sconveniente perché non compete a un sindaco inoltrare sua sponte, senza che il suo parere sia stato preventivamente richiesto, una lettera per ‘appoggiare’ un evento di matrice dichiaratamente commerciale, organizzato da una società privata (che appena due giorni prima aveva sottoposto la propria richiesta d’uso), all’interno di un monumento di proprietà pubblica, influenzando così le future decisioni della stessa Soprintendenza. All’indomani dell’evento, la Soprintendente mi scrisse: ‘La richiesta d’uso del Castello […] è stata inoltrata da parte dell’Associazione 0831 Advertising, presentata e sostenuta per iscritto dal Comune di Brindisi […] Abbiamo dovuto comunque constatare, con evidente rammarico, che quanto accaduto è da ricondurre essenzialmente ad un insieme di evidenti e palesi difformità rispetto agli impegni e agli atti formali sottoscritti dai promotori’ (Soprintendente M.A. Vittorini, 5 settembre 2012)”.

“Quanto a quella che Lei, in riferimento alla trasformazione del Castello in discoteca, definisce ‘provocazione’ allo scopo di attirare l’attenzione pubblica, non credo affatto, visto e considerato – anche qui Le rammento la storia – che non si trattò (o, quanto meno, non si sarebbe dovuto trattare) di un singolo e sporadico episodio (mi riferisco a quello dell’11 agosto 2012, inizialmente fissato al 4), ma ne era stato programmato, e autorizzato dalla Soprintendenza, un ulteriore per il 1° settembre successivo, che si sarebbe regolarmente svolto se il sottoscritto non avesse presentato all’allora Soprintendente Vittorini le sue più dure rimostranze, con una lettera aperta alla cittadinanza. Tuttavia, se la tesi della provocazione fosse vera, sarebbe ancor più grave, giacché non è lecito compromettere per simili ragioni, e in particolare per una festa a pagamento, l’incolumità di un antico monumento e degli stessi partecipanti, in prevalenza giovani. Le ricordo che nella darsena del castello c’è un sontuoso portale, sovrastato dagli stemmi della famiglia d’Aragona, che da anni è puntellato per l’evidente rischio di crollo; mi domando se, in qualità di presunti ‘provocatori’, l’idea che il portale potesse rovinosamente collassare, a seguito del forte impatto delle onde acustiche (simile a un martellamento continuo), sui giovani presenti vi abbia sfiorato. Troppo facile affermare che ‘non si è verificata una sola sbucciatura di ginocchio’. Grazie a Dio, aggiungo”.

Forte a Mare (ph V.Massagli)

“Lei mi scrive ancora che ‘il privato che organizzò la festa ci rimise un sacco di soldi. Altro che business!!!!». Francamente, dopo aver avuto accesso agli atti, mi risulta difficile crederlo. Mi basta ricordarLe l’importo che il privato in questione corrispose alla Soprintendenza per l’affitto del Castello Alfonsino: 100 Euro (cento euro) a serata, a fronte di un guadagno in biglietti venduti il cui costo era ricompreso tra i 15 e i 20 euro a persona (Soprintendenza B.A.P., Prot. n. 0014053 del 20 luglio 2012). E, ricordiamo bene entrambi, che i partecipanti alla festa furono moltissimi, venuti da tutta la Puglia. Ora, richiedere cento euro a serata per un bene della mole, storica e architettonica, del Castello Alfonsino equivale senza mezzi termini a concedere in uso praticamente gratuito un bene culturale di proprietà pubblica a imprenditori intenzionati a ricavare il massimo profitto economico. Se poi si pensa che un cittadino italiano che voglia affittare un locale di pochi metri quadrati per organizzare una semplice festa di compleanno sia costretto a spendere almeno il triplo dell’importo richiesto dal soprintendente, è più che comprensibile che qualcuno possa sentirsi indignato da una simile amministrazione del patrimonio culturale2.

Castello alfonsino-Forte a mare“Quanto all’indagine, che Lei dice essere inesistente, io stesso, in più occasioni – come confermano i verbali redatti dalle autorità preposte – sono stato invitato formalmente a recarmi negli uffici della Guardia di Finanza di Brindisi, in qualità di persona informata suoi fatti. Nel caso in cui desiderasse maggiori e più dettagliate notizie sulla vicenda, accaduta nel corso del Suo mandato amministrativo e che ha segnato in negativo la storia recente del principale baluardo difensivo della città di Brindisi, La invito caldamente a leggere il mio libro, di cui sarò lieto di omaggiarLa di una copia. Anzi, no. Preferirei che l’acquistasse, come tutti, in libreria. In ultimo, mi chiede un dibattito. Su cosa? Si faccia un esame di coscienza, chi ha voluto fare ‘ammuffire tra le ragnatele’ il Castello Alfonsino non sono stato certo io, che da anni mi batto – esponendomi in prima persona e mettendoci la faccia – per la sua vera e piena valorizzazione, non a parole ma nei fatti, non per farne un fantomatico albergo di lusso che sottragga il monumento ai cittadini, ma un luogo di crescita sociale e culturale. Una valorizzazione, però, che vada di pari passo con la conservazione e con la tutela e che abbia nella conoscenza il suo principale ispiratore. Distinti saluti”.

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