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Domenica, 23 Giugno 2024
Cronaca

Accusato di aver forzato una saracinesca: assolto perché l’area era videosorvegliata

Cade l’aggravante dell’esposizione del bene alla pubblica fede a carico di un brindisino processato con l’accusa di essersi introdotto in uno stabilimento vinicolo. Depenalizzato il reato di danneggiamento semplice 

BRINDISI – Caduta l’aggravante dell’esposizione del bene alla pubblica fede, non poteva essere condannato per il reato di danneggiamento semplice, in quanto depenalizzato. E’ stato assolto un brindisino di 32 anni accusato di aver forzato la saracinesca di un’azienda vinicola situata nelle campagne di Brindisi. La sentenza è stata emessa dal gup del tribunale di Brindisi, Maurizio Rubino, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. Accolta la tesi difensiva sostenuta dall’avvocato dell’imputato, il legale  Francesco Monopoli, incentrata proprio sul fatto che non si potesse contestare l’aggravante dell’esposizione del bene alla pubblica fede. 

La vicenda risale al 29 marzo 2020, quando due equipaggi della polizia di Stato furono inviati presso l’azienda in questione, su richiesta di un addetto alla vigilanza che tramite il sistema di videosorveglianza aveva notato, in presa diretta, un individuo che armeggiava furtivamente nei pressi di alcuni locali. Una volta sul posto, gli agenti non trovarono l’intruso, le cui fattezze e il cui abbigliamento furono descritti dalla guardia giurata. Vicino a una porta d’accesso furono recuperati un martello e un leverino da disarmo. 

Dopo aver acquisito e visionato le immagini riprese dalle telecamere, i poliziotti individuarono nel 32enne (all'epoca 29enne) l’uomo che, scassinando una saracinesca, si introdusse all’interno dell’azienda, restandovi per due minuti e quindici secondi. L’avvocato Monopoli ha però contestato le modalità con cui si è arrivati all’identificazione del suo assistito tramite fotogrammi, sostenendone la totale estraneità ai fatti. 

Ma il punto dirimente è stato quello della contestazione di aver preso di mira un locale esposto alla pubblica fede, ossia, in sostanza, incustodito e privo di adeguati sistemi di protezione. L’avvocato difensore ha appunto richiesto l’esclusione di tale aggravante, in quanto lo stabilimento era dotato di un sofisticato sistema di videosorveglianza, munito di sensore collegato da remoto con istituto di vigilanza. Pertanto, sulla base degli orientamenti della Corte di Cassazione, il legale ha ritenuto che lo stesso impianto fosse idoneo a escludere che il proprietario del bene si affidasse al buon senso dei consociati o di terzi. Si tratta di situazioni che vanno valutate caso per caso, in quanto la presenza di un sistema di videosorveglianza, di per sé, non è sufficiente a escludere automaticamente l’aggravante della pubblica fede.

In questo caso i rilievi difensivi sono stati accolti in toto. Il gup rimarca infatti come “l’azienda ove si trova la saracinesca danneggiata dall’imputato sia interamente recintata ed in più è soggetta a costante controllo da remoto da un addetto alla vigilanza che ha il compito di visionare sugli appositi monitor le immagini riprese dalle telecamere dell’impianto di videorveglianza, sicché, non potendo affermarsi che detta saracinesca si trovasse fuori dalla sfera di vigilanza del proprietario e, quindi, affidata interamente all’altrui senso di onestà e rispetto per necessità, consuetudine o destinazione naturale, deve escludersi che essa fosse esposta alla pubblica fede”. Esclusa tale aggravante, dunque, “l’imputato va assolto dal delitto ascrittogli (danneggiamento semplice, ndr) perché il fatto non è previsto come reato”. Il pm aveva chiesto una condanna a sei mesi di reclusione. 

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