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Cronaca Mesagne

Fotovoltaico col trucco a Mesagne, indagati dirigente comunale e proprietario terreni

MESAGNE – Il sindaco Franco Scoditti difende i suoi uffici (vedi articolo in questa stessa pagina) ma finisce nel registro degli indagati il dirigente dell'Ufficio tecnico comunale di Mesagne, Claudio Perrucci, per presunta mancata vigilanza sui contenuti dell'autocertificazione presentata intorno agli impianti fotovoltaici costruiti dalle aziende torinesi Enersol e Solmar, finiti sotto sigillo sabato scorso per mano del Noe a Mesagne. Con queste motivazioni l'ingegnere capo è stato iscritto nel fascicolo del vice procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi, che a carico del funzionario ha formulato ipotesi di “connivenza” e “favore” a sostegno della “illegittima iniziativa” del proprietario dei terreni in contrada Argiano sui quali sarebbero stati istallati i pannelli solari, due campi sulla carta, per gli inquirenti un unico impianto frazionato artificiosamente al fine di aggirare le procedure autorizzative richieste per gli impianti di potenza superiore a un megawatt.

MESAGNE - Il sindaco Franco Scoditti difende i suoi uffici (vedi articolo in questa stessa pagina) ma finisce nel registro degli indagati il dirigente dell'Ufficio tecnico comunale di Mesagne, Claudio Perrucci, per presunta mancata vigilanza sui contenuti dell'autocertificazione presentata intorno agli impianti fotovoltaici costruiti dalle aziende torinesi Enersol e Solmar, finiti sotto sigillo sabato scorso per mano del Noe a Mesagne. Con queste motivazioni l'ingegnere capo è stato iscritto nel fascicolo del vice procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi, che a carico del funzionario ha formulato ipotesi di "connivenza" e "favore" a sostegno della "illegittima iniziativa" del proprietario dei terreni in contrada Argiano sui quali sarebbero stati istallati i pannelli solari, due campi sulla carta, per gli inquirenti un unico impianto frazionato artificiosamente al fine di aggirare le procedure autorizzative richieste per gli impianti di potenza superiore a un megawatt.

Nel registro degli indagati finisce anche il brindisino Cosimo Romanelli, 55 anni, proprietario dei terreni nell'agro mesagnese sotto sequestro preventivo, anch'egli indagato con le stesse ipotesi di abusivismo, falso in atto pubblico e false dichiarazioni in scrittura privata. I nomi degli altri dodici indagati sono quelli dei soci e dei legali rappresentanti delle due società finite nel mirino della procura, ossia Sandro Angelotti, 56 anni, di Torino; Teodullo Bertazzi, 58 anni, di Moncalieri (Torino); Vittorio Caligaris, 68 anni, di Vigone (Torino); Guido Croci, 40 anni, Torino; Emanuele Ferrero, 36 anni, Torino; Filippo Willy Ferrero, 38 anni, Torino; Giovanni Giacarti, 56 anni, di Bene Vagienna (Cuneo); Enrico Hirsh, 73 anni, Torino; Roberto Giacomo Donato Momigliano, 62 anni, Torino; Livia Momigliano, 52 anni, Torino; Maurizio Pavese, 38 anni, Torino; Monica Spinelli, 35 anni, Torino.

Le posizioni dei due brindisini hanno entrambe caratteristiche singolari. Romanelli, proprietario dell'area estesa su 70mila metri quadrati sulla quale sono state istallate le distese di pannelli al silicio senza soluzione di continuità, è infatti anche l'autore dell'esposto finito nelle mani dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico che ha dato il via alle indagini. A quanto pare, era stato il 55enne per primo a segnalare le presunte irregolarità nella realizzazione del parco fotovoltaico. In sede di presentazione dei progetti, hanno svelato le indagini successive all'esposto, i proponenti avevano suddiviso artificialmente gli impianti, per aggirare le complesse procedure previste dalle norme in materia di energia rinnovabili. La legge disponeva infatti che l'autorizzazione per i parchi fotovoltaici da un megawatt, come venivano presentati sulla carta gli impianti finiti sotto sequestro, passasse per la sola Dichiarazione di inizio attività (Dia). Per gli impianti di potenza superiore era invece necessaria una procedura molto più complessa che richiede l'Autorizzazione unica regionale, comprensiva di permesso a costruire e autorizzazione paesaggistica.

Da qui il decreto di sequestro preventivo notificato sabato scorso, che ha colpito due impianti contigui di produzione di energia elettrica, ciascuno di potenza addirittura inferiore ad un megawatt. Secondo le verifiche dei carabinieri al comando del capitano Nicola Candido, si trattava in realtà di un unico impianto. Ma perchè da querelante che era, Romanelli finisce nelle fila degli indagati? La spiegazione, che risponde anche all'interrogativo su quale sia il fondamento delle ipotesi accusatorie a carico del dirigente Perrucci, sta tutta nelle dichiarazioni rilasciate in forma di autocertificazione da Romanelli. Esattamente il 13 gennaio dell'anno in corso il funzionario comunale sul tavolo del quale pendono le richieste autorizzative per i due impianti, interpella il proprietario del terreno e chiede che certifichi "la non sussistenza di forme di controllo e collegamento con impianti adiacenti" per ciascuna delle due futuribili centrali a energia solare.

Romanelli risponde dichiarando di proprio pugno che non esisteva collegamento di sorta, ed è esattamente sulla scorta di quelle dichiarazioni, sommate alla Dichiarazione di inizio attitività, che Perrucci rilascia il nulla osta richiesto. E finisce sotto inchiesta. Val la pena di precisare che, a carico del dirigente, non pesano ipotesi né di corruzione né di concussione. Insomma del tutto escluso, anche secondo la magistratura inquirente, che il presunto illecito sia stato commesso per un qualsiasi tornaconto personale del funzionario. Claudio Perrucci, per parte sua, è pronto a dimostrare di aver seguito pedissequamente la legge in materia di energia rinnovabile, e di aver richiesto le dichiarazioni in autocertificazione a ulteriore garanzia della legittimità delle opere da realizzare. Se l'autocertificazione ha valore, come dovrebbe.

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