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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca San Donaci

Fotovoltaico selvaggio, confermato il sequestro dei cinque impianti a San Donaci

BRINDISI - Secondo l’accusa avevano presentato richiesta di autorizzazione per l'istallazione di cinque impianti fotovoltaici contigui da un megawatt l'uno,

BRINDISI - Secondo l’accusa avevano presentato richiesta di autorizzazione per l'istallazione di cinque impianti fotovoltaici contigui da un megawatt l'uno, intestati ad altrettante diverse società, ma in realtà avevano realizzato un frazionamento artificioso per poter procedere con la sola Dia, quindi commettendo un abuso edilizio. Teorema accusatorio assai solido per il giudice per le indagini preliminari Paola Liaci che oggi ha confermato in toto la necessità del sequestro preventivo dei cinque impianti posti su un’area di 50mila metri quadrati nell’agro di San Donaci. Restano dunque i sigilli apposti dieci giorni fa con un decreto d’urgenza firmato a quattro mani dal procuratore capo Marco Dinapoli e dal vice procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi, per mano dei carabinieri del Nucleo operativo ed ecologico di Lecce al comando del capitano Nicola Candido.

Nell’ordinanza depositata stamani, il gip ha sottolineato la puntualità delle indagini da parte della procura, tanto quanto la verosimiglianza dell’accusa laddove sottolinea che le alterazioni fra realtà e documentazione, sarebbe stata creata ad arte per eludere gli obblighi di legge relativi agli impianti di potenza superiore a un megawatt. Accusa per la quale sono finiti nel registro degli indagati dieci imprenditori titolari di società operative nel campo delle energie rinnovabili, quasi tutti di origine siciliana. Il decreto di sequestro preventivo, confermato in toto dal giudice per le indagini preliminari, fu disposto con urgenza dettata dalla necessità di impedire che gli impianti venissero collegati alla rete Enel, entrando dunque in funzione a pieno regime.

L'area sottoposta a sequestro si trova in contrada Ponticello, nell'agro sandonacese. Il valore complessivo degli impianti finiti sotto sigillo si aggira, hanno spiegato i magistrati inquirenti, intorno ai 30 milioni di euro. Le indagini si svolgono nei mesi fra gennaio e marzo di quest'anno, anche sulla scorta di una serie di denunce presentate in procura che avvertivano della suddivisione artificiosa degli impianti. La legge prevedeva infatti che l'autorizzazione per i parchi fotovoltaici da un megawatt passi per la sola Dichiarazione di inizio attività (Dia). Per gli impianti di potenza superiore era ed è invece necessaria una procedura molto più complessa che richiede l'autorizzazione unica regionale, comprensiva di permesso a costruire e autorizzazione paesaggistica.

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