Armi di Capobianco: parte civile anche il ministero degli Interni. Rito ordinario

I Comuni di Francavilla Fontana e Mesagne e il ministero degli interni saranno parte civile nel processo a carico di quattro persone che avrebbero acquistato e detenuto un arsenale per la Scu. Lo ha deciso oggi il collegio giudicante

FRANCAVILLA FONTANA - I Comuni di Francavilla Fontana e Mesagne e il ministero degli interni saranno parte civile nel processo a carico di quattro persone che avrebbero acquistato e detenuto un arsenale per la Scu. Lo ha deciso oggi il collegio giudicante presieduto da Domenico Cucchiara (a latere Luca Scuzzarella e Adriana Almiento) che ha rigettato le eccezioni difensive nella seconda udienza del processo a carico di Giancarlo Capobianco, difeso da Ladislao Massari, detto Zio Carlone, di Vito Stano, difeso da Raffaele Missere, Cosimo Rochira, difeso da Michele Fino e Danilo Calò. Per quest’ultimo il difensore ha formulato richiesta di perizia psichiatrica, per accertare la sua capacità di intendere e volere e di stare a processo.

Due dei quattro imputati avevano chiesto di essere ammessi a un rito abbreviato condizionato, ma la richiesta è stata rigettata. Si andrà avanti quindi con il rito ordinario che non comporterà, in caso di condanna, alcuno sconto di pena.

Capobianco, detto Zio Carlone, già condannato per associazione mafiosa, è ritenuto una delle persone di riferimento della Sacra corona unita mesagnese per la zona di Francavilla Fontana (Brindisi). Secondo quanto gli viene contestato in questo processo avrebbe acquistato per 20.000 euro un arsenale da mettere a disposizione del clan in cui c’erano anche kalashnikov e bombe a mano. 

Tutti rispondono diporto trasporto, detenzione, traffico illegale di armi clandestine, comuni e da guerra nonché di ordigni esplosivi, come bombe a mano tipo "ananas", e ricettazione. I reati sono contestati con l'aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso nota con la denominazione Sacra corona unita che utilizzava e armi e gli esplosivi per commettere attentati ed estorsioni nonché per incrementare la forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo". L'indagine condotta dai carabinieri di Francavilla Fontana fu denominata Scacco agli Imperiali e fu avviata nel 2011 in seguito al rinvenimento di armi anche da guerra nelle campagne di contrada Donna Laura a Francavilla Fontana. Secondo quanto riferito dal pentito Ercole Penna erano armi acquistate per 20mila euro da un intermediario russo, a quanto spiegato un componente dei servizi segreti.

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