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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Il testimone 'latita' da due anni e il processo per droga non inizia. Fatti del 2004

Il testimone non c’è, ha una giustificazione “di servizio” e il processo slitta da aprile a ottobre. Il testimone non c’era neppure la scorsa volta e a quanto pare neanche la precedente: “La prima citazione – ha detto il pm della Dda Alberto Santatacatterina – risale al marzo 2012.

BRINDISI - Il testimone non c’è, ha una giustificazione “di servizio” e il processo slitta da aprile a ottobre. Il testimone non c’era neppure la scorsa volta e a quanto pare neanche la precedente: “La prima citazione – ha detto il pm della Dda Alberto Santatacatterina – risale al marzo 2012. Qui bisogna tutelare anche il diritto degli imputati a essere giudicati”. Si pensi un po’, è toccato al pm farsi carico del diritto degli imputati ad essere giudicati. Ché il maresciallo dei carabinieri che ha fatto le indagini per traffico di droga e spaccio, una mole di 400 pagine di accertamenti che hanno condotto a processo nove persone, non si presenta in aula ormai da un bel po’ di udienze. E poiché ha una giustificazione “di servizio”, poiché puntualmente ha da sbrigare urgenti attività d’ufficio, allora non v’è possibilità di procedere con un accompagnamento coatto, così come si fa per tutti gli altri. Per lo meno non questa volta. “Anche testimoniare in un processo è una importante attività del proprio ufficio” ha fatto notare Santacatterina. Come dargli torto.

Alberto Santacatterina, il pmIl presidente del Tribunale, in composizione collegiale, Genantonio Chiarelli ci ha pensato su un attimo, ha deciso di non procedere con le maniere forti e ha stabilito un rinvio. La prossima volta, però, ha già lasciato intendere, non sarà così clemente. Parliamo di un processo per fatti del 2004. Sono già passati 10 anni. Non v’è rischio prescrizione, per lo meno non attuale, in  quanto le accuse sono di traffico di stupefacenti e i termini di estinzione del reato non sono brevi. Ma, senza dubbio, v’è una situazione paradossale che è forse è pure esemplificativa delle modalità di conduzione del processo in Italia. Se uno dei testi principali ha una buona scusa, si rischia di rimandare ad libitum. E poco importa che tra gli imputati ci sia gente che ogni volta prende l’aereo da Siracusa.

Gli imputati sono Giovanni D’Apolito, difeso dall’avvocato Gianvito Lillo; Giovanni Di Motoli, difeso dall’avvocato Angela De Cristofaro; Fabio Nardelli, difeso dall’avvocato Domenico Attanasi; Davide Pellegrino, difeso sempre da Attanasi, Massimo Pozzessere, difeso dall’avvocato Ladislao Massari; Cosimo Sardiello, difeso dall’avvocato Raffaele Missere; Carlo Solferino difeso dall’avvocato Domenico Attanasi, Giuseppe Pentassuglia, difeso da Michele Fino e Francesco Vecchio da Raffaele Missere.

L’accusa per tutti, oltre alle singole cessioni, è di aver dato vita a una associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, del tipo cocaina, marijuana, hascisc, metadone ed ecstasy, sostanza che veniva confezionata e tagliata a Francavilla per poi essere rivenduta oltre che nella città degli Imperiali anche a Torre Santa Susanna, Oria e nella provincia di Lecce. Fatti commessi fino al settembre del 2004 nella provincia di Brindisi. Prescrizione nel 2024. Dieci anni sono trascorsi dai fatti. Sette dall’udienza preliminare. Il processo è ancora alle sue battute iniziali. Dell’attività istruttoria s’è potuto fare poco o niente.

Alcune dosi di drogaPer la cronaca, sempre stamani, ha subito un altro rinvio anche il processo d’appello a carico del clan dei fratelli Raffaele e Giovanni Brandi, in cui è imputato anche il consigliere comunale Massimiliano Oggiano. La prima udienza, slittata come tutte le altre, era fissata a marzo 2013. Per impedimenti vari, e astensione degli avvocati salentini, anche il secondo grado di uno dei più importanti processi di mafia del Brindisino non ha ancora avuto avvio. Anche in questo caso non c’è rischio prescrizione. Ad ogni modo quasi tutti gli imputati sono liberi, perché furono scarcerati per decorrenza termini. E nelle relazioni semestrali della Dia si continua a leggere che il clan Brandi sia uno dei più attivi, tuttora a Brindisi città. Che sia vero o no, non è ancora tempo di conoscere una verità processuale certa su fatti ormai datati. E’ passato un anno: si torna in aula a luglio, e bisognerà vedere se l’astensione a oltranza del foro leccese (che prevede la sospensione dei termini di prescrizione) sarà cessata. 

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