Cronaca

Affari di famiglia: non solo marijuana, ma anche kalashnikov e tritolo

L'inchiesta "Family Affairs" svela le dinamiche del sodalizio, inserito nel tessuto criminale della città, in contrasto con un gruppo e alleato con un altro

Il Kalashnikov rinvenuto nel 2017

FRANCAVILLA FONTANA – Non solo marijuana, ma anche un kalashnikov e venticinque chili di tritolo. E poi rapporti ora freddi, ora cordiali con altri gruppi criminali operanti a Francavilla Fontana. Il quadro che emerge dall'inchiesta “Family Affairs” è quello di una  organizzazione dedita al traffico di stupefacenti, pienamente inserita nel tessuto criminale cittadino. Ieri, lunedì 2 novembre, undici persone, tutte residenti a Francavilla Fontana, sono state arrestate. Quattro di loro sono state condotte in carcere: si tratta di Giuliano Parisi, detto “Dottore”, 39 anni ; Damiamo Parisi, detto “Nonno”, 61 anni; Gabriele Euprepio Balestra, detto “Avvocato”, 28 anni, rintracciato in provincia di Bergamo, dove lavora; Giuseppe Candita, detto “Peppo Cocu”, 22 anni. Gli altri sette sono ristretti in regime di domiciliari. Per il pm della Dda di Lecce, Giovanna Cannalire, a seguito delle indagini condotte dai carabinieri del Norm della compagnia di Francavilla Fontana, hanno costituito un sodalizio criminale finalizzato al traffico di stupefacenti. Alcuni di loro sono accusati anche di detenzione di armi ed esplosivi. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati ieri mattina, nel corso di una videoconferenza, dal comandante di compagnia, capitano Gianluca Cipolletta, e dal comandante della Radiomobile, luogotenente Marco Guardo. 

Kalashnikov e tritolo 

Nell'ordinanza di custodia cautelare del gip del Tribunale di Lecce, Giulia Proto, vengono elencati minuziosamente diversi episodi in cui si tratta di stupefacenti – episodi avvenuti tra il 2017 e il 2018 – a carico degli indagati, ma viene evidenziato come la forza del sodalizio risiedesse non solo nel vincolo associativo e determinato dai legami di sangue (da qui il nome “Family Affairs”), ma anche – e soprattutto – nella disponibilità di armi, anche da guerra. E di esplosivo. E' il 16 settembre del 2017, ore 7 del mattino. I carabinieri di Francavilla fanno una “visita” dai Parisi, che abitano in campagna. Coadiuvati dall'unità cinofila, i militari effettuano una minuziosa perquisizione. Alla fine riescono a rinvenire un fucile mitragliatore kalashnikov AK 47 – praticamente un'arma da guerra – in un muretto a secco. Poi, sulla tettoia di un vano, i carabinieri trovano un ordigno artigianale e un chilo di polvere esplosiva. Ma non finisce così: sotterrati nei pressi delle abitazioni i militari scovano 25 chili di tritolo allo stato “pietroso”. In quel periodo Damiano Parisi si trova in carcere, ma per gli inquirenti l'arsenale ricade sotto la sua responsabilità.

La marijuana “malvagissima”

Grazie a intercettazioni ambientali e telefoniche i carabinieri della Compagnia di Francavilla Fontana sono riusciti a ricostruire diversi episodi con al centro gli stupefacenti, la marijuana. Ovviamente, nelle conversazioni, non si fa riferimento esplicito a quest'ultima, ma i militari hanno comunque ricostruito i riferimenti vari e la terminologia utilizzata. E' il caso del termine “palla” utilizzato da due indagati. Anche le stime non sono in chili, ma il quantitativo si esprime in “buste” o in “storie”. In alcuni casi vengono anche lodate le qualità della marijuana, ora definita “profumata”, ora ritenuta “buona” o, più prosaicamente, “malvagissima”. “Il sodalizio – si legge nell'ordinanza – disponeva di mezzi finanziari sufficienti per l'acquisto dello stupefacente poi rivenduto a terzi e di luoghi utilizzati per l'occultamento” della droga. Sono tanti gli episodi enumerati nell'ordinanza del gip di Lecce, che poi chiosa: “La famiglia Parisi non era l'unica ad avere l'egemonia nella gestione dello spaccio di stupefacenti nel territorio francavillese”. Insomma, la piazza era gestita da più soggetti, con cui alcune volte era difficile coabitare.

Nel tessuto criminale

Per gli investigatori il quadro è chiaro: il “dottore” Giuliano Parisi sarebbe a capo del sodalizio. “Egli – si legge nell'ordinanza del gip – è colui che tratta lo stupefacente da rivendere, che poi viene messo sul mercato grazie ai pusher, sotto le direttive di Gabriele Euprepio Balestra, da considerare organizzatore dell'organizzazione”.  Dopo l'arresto del 22 marzo 2017 di Giuliano Parisi, per gli inquirenti a occuparsi della gestione del mercato della marijuana è il padre Damiano, coadiuvato da Balestra. Il gruppo sembra inserito nel tessuto criminale di Francavilla Fontana, ora in contrasto, ora in accordo con altri sodalizi. Nel primo caso, dall'ordinanza emerge una richiesta avanzata nei confronti di Giuliano Parisi, di fare squadra con un personaggio non coinvolto nell'inchiesta. Parisi avrebbe risposto “picche”. L'interlocutore non accetta di buon grado la risposta negativa, tanto che Balestra confida a un'altra persona il timore di rimanere ucciso in un agguato. Con un altro gruppo i rapporti sono invece più che cordiali, poiché riconoscono la caratura di Giuliano Parisi. Tanto che il “pater familias” di questo secondo sodalizio, ristretto in carcere ed esponente della Sacra Corona, indirizza una lettera proprio a Giuliano.

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