Frattura degenerata in osteomielite: “Voglio capire chi ha sbagliato”

CISTERNINO - Due anni fa l’intervento chirurgico alla caviglia. A seguire il calvario: mesi di sofferenza per Francesco Pannofino (62 anni, originario di Cisternino), che tuttora continua a patire le conseguenze di una banale e accidentale caduta. Da allora è costretto a camminare con l’ausilio delle stampelle. “Voglio sapere la verità sulla mia mancata guarigione”, spiega oggi, a margine della denuncia depositata dal suo legale di fiducia, l’avvocato Antonello Anglani, presso la Compagnia della Guardia di finanza della Città bianca. L’incidente risale al 10 luglio del 2008.

Compagnia Guardia di Finanza di Ostuni

CISTERNINO - Due anni fa l’intervento chirurgico alla caviglia. A seguire il calvario: mesi di sofferenza per Francesco Pannofino (62 anni, originario di Cisternino), che tuttora continua a patire le conseguenze di una banale e accidentale caduta. Da allora è costretto a camminare con l’ausilio delle stampelle.  “Voglio sapere la verità sulla mia mancata guarigione”, spiega oggi, a margine della denuncia depositata dal suo legale di fiducia, l’avvocato Antonello Anglani, presso la Compagnia della Guardia di finanza della Città bianca. L’incidente risale al 10 luglio del 2008.

Pannofino raggiunse a bordo di una ambulanza il Pronto soccorso dell’ospedale di Ostuni. A margine degli esami radiologici e delle opportune consulenze, il sessantenne cistranese fu ricoverato presso il reparto di Ortopedia del nosocomio della Città bianca e sottoposto nei giorni successivi (il 14 luglio 2008) a un primo intervento chirurgico presso il medesimo reparto, per la “stabilizzazione (con vite) della pinza bimalleolare”. Venne dimesso cinque giorni dopo (il 19 luglio 2008), dopo che i medici gli avevano applicato il gesso al piede sinistro. La prognosi prometteva bene: 30 giorni. Ma i problemi erano dietro l’angolo.

Col trascorrere delle settimane, infatti, piuttosto che guarire, le sue condizioni di salute si sarebbero progressivamente aggravate, tanto da costringerlo il 28 luglio 2008 ad eseguire anzitempo un controllo ambulatoriale, a seguito della comparsa di febbre e secrezione della ferita.  A metà agosto del 2008 il gesso fu rimosso e programmato un nuovo ricovero, fissato per la settimana successiva. In quella circostanza (22 agosto 2008) il signor Pannofino venne così nuovamente sottoposto a intervento chirurgico per la rimozione della vite.  Ma i dolori al piede non lo avrebbero mollato.

Il calvario sarebbe così proseguito presso altri ospedali della regione: dall’ospedale di Galatina - dove veniva sottoposto ad intervento di “incisione e drenaggio acute e sottocute e riduzione della sublussazione”- a quello di Copertino (intervento di Toilette chirurgica a seguito di osteomielite). Così nel gennaio del 2010 il signor Pannofino avrebbe deciso di sottoporsi a visita specialistica medico legale, presso lo studio del dottor Sandro Petrachi di Lecce. Di seguito avrebbe deciso di affidare all’avvocato Anglani la presentazione di un esposto su quanto accaduto.

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Per il medico legale sarebbe chiara “la presenza di una responsabilità professionale da parte dei medici di via Villafranca, con conseguente maggior danno per il paziente”.  Il dottor Petrachi, infatti, afferma che “la storia clinica del dottor Pannofino è quella di una frattura lussazione della caviglia non esposta che si complica con il comparire di una infezione della ferita chirurgica la quale, non adeguatamente diagnosticata e curata, si aggrava al punto da divenire una osteomielite, cioè la più temibile delle complicanze di una frattura, in quanto in grado di riattivarsi anche a distanza di anni. In altre parole oggi il signor Pannofino sarebbe portatore di gravi postumi che sarebbero stati di gran lunga più contenuti ove fosse stato correttamente, tempestivamente e adeguatamente trattato presso l’ospedale civile di Ostuni”.

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