Cronaca

“Fu omicidio di stampo mafioso, carcere a vita per Antonio Campana e Carlo Gagliardi”

La sentenza d'appello bis conferma l'ergastolo. Entrambi riconosciuti colpevoli di aver ucciso Massimo Delle Grottaglie il 16 dicembre 2001: temevano fosse un confidente. La difesa in Cassazione. Gli imputati incastrati dalle dichiarazioni dei pentiti Penna, Caforio e Panico

BRINDISI – Condannati al carcere a vita anche nel nuovo processo d’appello per l’omicidio di Massimo Delle Grottaglie, datato 16 dicembre 2001: Carlo Gagliardi, 41 anni, e Antonio Campana, 37, fratello di Francesco, ritenuto al vertice della Scu e fratello di Sandro, l’ultimo pentito, sono stati riconosciuti colpevoli dalla Corte d’appello di Taranto, davanti al quale è ripartito il processo dopo il rinvio della Cassazione.

Carlo GagliardiI Antonio Campanagiudici, dopo tre ore di Camera di consiglio, hanno confermato l’ergastolo per entrambi gli imputati (nella foto) ritenuti gli esecutori materiali del fatto di sangue che per la Direzione Distrettuale Antimafia si inquadra in una vendetta nelle logiche di stampo mafioso della Sacra Corona Unita perché l’omicidio, come si legge nel capo di imputazione, avvenne per “agevolare la frangia mesagnese” del sodalizio, al quale appartenevano. E della quale hanno parlato, sia pure in diversi momenti, i pentiti Simone Caforio, Fabio Panico ed Ercole Penna.

Sono state le dichiarazioni messe a verbale da quest’ultimo ad aver dato maggior peso a quanto avevano rilevato anni prima Caforio e Panico, perché Penna che, nel frattempo ha ottenuto la patente di credibilità dalla Dda, ha fornito elementi considerati determinanti per leggere le trascrizioni di alcune intercettazioni telefoniche risalenti ai giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Delle Grottaglie.

Massimo Delle Grottaglie, fu assassinato nel dicembre del 2001La denuncia venne presentata dalla moglie il 21 dicembre 2001. Tre giorni più tardi gli agenti del commissariato di Mesagne, dove viveva Delle Grottaglie (nella foto accanto, la vittima), si presentarono nella sua abitazione per notificargli un’ordinanza di arresto legata all’inchiesta chiamata Mediana, sull’esistenza dell’associazione di stampo mafioso, la Sacra Corona Unita. Da scomparso divenne latitante. In realtà già cadavere, stando a quel che ha sostenuto il collaboratore Ercole Penna.

Nel verbale è scritto quanto segue: "Dell'omicidio Delle Grottaglie mi ha parlato anche Sandro Campana successivamente alla sua scarcerazione avvenuta fra il maggio 2006 e l'inizio del 2007. In tale occasione mi manifestò di essere preoccupato poiché in occasione del ritrovamento del cadavere aveva parlato imprudentemente al telefono facendo cenno a tale avvenimento e dimostrando così di esserne a conoscenza, avvisando qualcuno del ritrovamento”. Penna ha detto ancora: “Non so chi fosse l'interlocutore di tale telefonata perché Sandro non me lo disse, ma fece cenno al fatto di avere parlato di cozze, o qualcosa di simile, termine che evidentemente costituiva un codice per evitare di fare cenno direttamente all'omicidio. Sandro mi disse di avere commesso in tale occasione una leggerezza...".

Sandro Campana dopo la catturaErcole PennaLe intercettazioni confluite nel fascicolo del processo risalgono al 17 dicembre 2001, intorno alle 17. Sandro Campana (nella foto con gli agenti della Mobile, in quella accanto Ercole Penna) chiama Antonio: “Là dove non prende il telefono, sono andate le visite, sai”. Ma l’interlocutore non capisce e viene rimproverato: “Tu, ci vuole parecchio a capire. E come devo spiegartelo che là i cardetti, là li hanno zappati, hai capito?Hanno trovato le cozze”.

I resti di Delle Grottaglie furono rinvenuti il giorno precedente, in località Campolisio, sulla strada che conduce Presicce a Lido Marini, nel Salento. Erano stati nascosti sotto una lastra di cemento che per puro caso finì sotto i piedi di un passante che diede immediatamente l’allarme.

 Per i pubblici ministeri titolari del fascicolo, Cataldo Motta (in foto), Guglielmo Cataldi e Alberto Santacatterina, Antonio Campana e Carlo Gagliardi: “in concorso tra loro, con premeditazione” avrebbero “cagionato la morte di Massimo Delle Grottaglie, avvalendosi della condizioni previste dall’articolo 416-bis (associazione di stampo mafioso, ndr), al fine di agevolare la frangia mesagnese della Sacra Corona Unita capeggiata da Francesco Campana, cui all’epoca tutti appartenevano”. In questa ricostruzione, i due imputati hanno agito “esplodendo nei confronti di Delle Grottaglie numerosi colpi di arma da fuoco e hanno occultato successivamente il cadavere”.

Il pm Cataldo MottaL’accusa, quanto al movente, ritiene possibile la vendetta per due ordini di motivi: innanzitutto per contrasti interni al gruppo nella gestione delle attività, in secondo luogo per punire una volta e per sempre una delle persone che in quel periodo venivano date come “vicine” agli ambienti delle forze dell’ordine.

Si diceva che Delle Grottaglie fosse confidente degli investigatori e che avrebbe avuto un ruolo nella cattura di Francesco Campana, avvenuta nei primi anni 2000, in una località sul  lago di Garda. E si diceva anche avesse un debito con il clan Campana.

Gli avvocati difensori degli imputati, Ladislao Massari e Massimo Murra, nel corso dell’arringa, hanno spiegato che i “cardetti” erano altra cosa: “Armi nascoste in un borsone, poi effettivamente trovato nel territorio di San Vito dei Normanni, per il quale è stato condannato in via definitiva Antonio Campana.

La sentenza della Corte d’appello di Taranto, conferma integralmente l’accusa. Per le motivazioni bisognerà aspettare 90 giorni. La difesa ha già anticipato che presenterà ricorso in Cassazione.

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