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Cronaca Francavilla Fontana

Fucilate al barista, chiuse le indagini sulla spedizione punitiva di due pregiudicati

FRANCAVILLA FONTANA - Indagini concluse a tempo di record. Il pm Valeria Farina Valaori chiude il cerchio intorno all'agguato a colpi di fucile caricato a pallettoni contro il titolare di un bar Francavilla Fontana, avvenuto il 22 marzo scorso. Il capo di imputazione a carico di Antonio Leo, 29enne francavillese, è di tentato omicidio con l'aggravante della premeditazione, ipotesi di reato formulata in un primo momento anche a carico di Giovanni Caiulo, 27 anni, di Latiano, oggi accusato di porto d'armi abusivo e spari in luogo pubblico. I due presunti attentatori poco prima dell'agguato avevano platealmente minacciato di morte il barista Emiliano Andriulo, 33 anni, titolare del “Via Vai Caffè”, nel quartiere San Lorenzo, che li aveva invitati ad allontanarsi dal locale per aver molestato i clienti. Tornarono poco dopo, armati di fucile e Leo sparò contro Andriulo che rimase ferito a un gluteo e fu ricoverato presso l'ospedale francavillese.

FRANCAVILLA FONTANA - Indagini concluse a tempo di record. Il pm Valeria Farina Valaori chiude il cerchio intorno all'agguato a colpi di fucile caricato a pallettoni contro il titolare di un bar Francavilla Fontana, avvenuto il 22 marzo scorso. Il capo di imputazione a carico di Antonio Leo, 29enne francavillese,  è di tentato omicidio con l'aggravante della premeditazione, ipotesi di reato formulata in un primo momento anche a carico di Giovanni Caiulo, 27 anni, di Latiano, oggi accusato di  porto d'armi abusivo e spari in luogo pubblico. I due presunti attentatori poco prima dell'agguato avevano platealmente minacciato di morte il barista Emiliano Andriulo, 33 anni, titolare del ?Via Vai Caffè?, nel quartiere San Lorenzo, che li aveva invitati ad allontanarsi dal locale per aver molestato i clienti. Tornarono poco dopo, armati di fucile e Leo sparò contro Andriulo che rimase ferito a un gluteo e fu ricoverato presso l'ospedale francavillese.

Al 29enne è contestata anche l'aggravante di aver offeso ?persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta?, dato che nell'agguato rimase accidentalmente ferito anche il 37enne Rocco Distante, un avventore del bar, colpito di striscio alla schiena. Venti giorni di tempo concessi al collegio difensivo, composto dagli avvocati Francesco Della Corte e Michele Fino per le controdeduzioni, dopodiché il pm deciderà sulla formulazione della prevedibile richiesta di rinvio a giudizio.

Tutto si svolge nel giro di pochi, concitati istanti. Intorno alle 21 e 30 del 22 marzo i due arrivano nel bar Via Vai, frequentatissimo locale alla periferia di Francavilla Fontana, in via Carella. Sembrano già alticci, ordinano ancora da bere, fanno i gradassi con la clientela e con lo stesso titolare che replica, senza mezzi termini: "Non siamo nel Far West, vi prego di andarvene". Leo perde la testa e replica a tono: "Tu non sai a chi sono nipote io, io ti sparo". La parentela ostentata è quella con l'ergastolano Ciro Leo, di cui il 29enne è nipote. I due avventori si allontanano fra urla e minacce, salvo ritornare mezzora dopo imbracciando un fucile caricato a pallettoni. E' a questo punto che si scatena l'inferno. Il presunto killer armato spara fra la folla, ha buona mira e colpisce l'obiettivo ma inevitabilmente anche un cliente. Il barista cade al suolo esamine, l'avventore ferito alla spalla urla, mentre qualcuno dei presenti conserva lucidità sufficiente per chiamare i soccorsi e avvertire i carabinieri.

I due attentatori, nel frattempo, scappano a bordo - diranno i testimoni - di un? Alfa 166 grigia, modello identico all'auto di Leo, come gli inquirenti verificano da lì a poco. I militari del Norm della compagnia, diretti dal tenente Simone Clemente, anche grazie alle testimonianze dei clienti, riescono a chiudere presto e bene il caso. Leo viene trovato nei pressi della propria abitazione, nel quartiere San Lorenzo, alla periferia della città, intorno alle 22 e 15, mentre tenta di scappare a bordo di una Lancia Y (di proprietà di Caiulo) a fari spenti. L'Alfa era parcheggiata nei pressi, con uno pneumatico completamente a terra.

In casa dell'indagato i militari trovano delle cartucce calibro 12, identiche a quelle usate per mettere a segno l'agguato. Nella casa di campagna di Caiulo, intorno alle 23 e 30 circa, viene ritrovata invece l'arma del delitto, un fucile dalla matricola abrasa rubato dieci anni prima proprio a Francavilla. Nascosti in muretto, le cartucce esplose qualche attimo prima contro il titolare del bar. Indizi a sufficienza insomma, per l'arresto in flagranza di entrambi. Emiliano Andriulo, al quale furono diagnosticati quindici giorni di prognosi, è tornato presto dietro al banco del locale.

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