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Furti ai bancomat con esplosione, sequestro beni per marito e moglie

Decreto del Tribunale di Lecce nei confronti di Vincenzo Schiena, 40 anni, condannato a quattro anni nell'inchiesta Cash Point, e Francesca Fornaro, 38: tre polizze del valore di centomila euro. "Nessun reddito dichiarato"

BRINDISI - Senza lavoro lui, Vincenzo Schiena, 40 anni, originario di Carovigno, arrestato e condannato nell'inchiesta sui furti con la tecnica dell'esplosione ai danni di postazioni Bancomat nelle Marche. Nessun lavoro dichiarato neppure dalla moglie, Francesca Fornaro, 38 anni. Ma tenore di vita elevato o, quanto meno, non giustificabile di fronte e tre polizze del valore di centomila euro che, per questo motivo, sono state poste sotto sequestro.

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Il sequestro

Il decreto di sequestro a scopo preventivo ha per oggetto le polizze Posta futuro special plus, ritenute riconducibili a Schiena, riconosciuto colpevole dei reati di furto e tentato furto, e condannato a quattro anni di reclusione con rito abbreviato, a conclusione del primo troncone di inchiesta chiamato Cash Point, e alla donna. Il provvedimento è della Seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, su richiesta della Procura di Brindisi, all'esito di accertamenti patrimoniali delegati ai carabinieri del Comando provinciale della città ed è stato eseguito dagli stessi militari questa mattina.

I redditi

Le indagini hanno dimostrato, stando a quanto si legge nel provvedimento, una "evidente sproporzione tra il tenore di vita e la capacità reddituale" praticamente pari a zero, poiché entrambi i coniugi non hanno mai dichiarato redditi al Fisco essendo disoccupati. Da qui il sospetto, certificato dal Tribunale, che quelle polizze siano "presumibilmente provento di reati contro il patrimonio" contestatti a Schiena. Il brindisino, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, è attualmente sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari dopo essere stato destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare, con l'accusa di aver costituito "una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di assalti a sportelli automatici, commessi tra la Puglia e le Marche, in danno di svariati istituti di credito, uffici postali ed esercizi commerciali". I capi di imputazione sono stati consumati a Macerata.

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L'inchiesta Cash Point

Schiena, risulta indagato in un secondo troncone di indagine Cash Point, parallelo al primo, che ha per oggetto colpi contestati, tra consumati e tentati, in provincia di Ancona, sempre con la tecnica dell'esplosione. Le azioni sono state tutte ricostruite nel decreto nel decreto di fermo eseguito il 25 settembre 2016 e poi puntualizzati nell’ordinanza di custodia cautelare ottenuta dal sostituto procuratore un mese più tardi.  Nel processo in abbreviato sono accusati anche di detenzione di esplosivi e armi e, infine, riciclaggio, quest’ultima imputazione legata all’uso di un’Audi risultata rubata, del valore di 130mila euro, e blindata come ai tempi di Marlboro city, con rinforzi agli schienali costituiti da lamiere d’acciaio.

Il  primo fermo venne eseguito subito dopo l’esplosione del bancomat della filiale della Carifermo di Villa Musone di Recanati, in provincia di Recanati, a poca distanza tra i comuni di Loreto e Castelfidardo. Il colpo sfumò. Venti minuti dopo, nuova azione ai danni della Banca Monte dei Paschi di Siena, nel comune di Monte Urano e anche in questo caso l’esito non fu positivo.I carabinieri notarono e inseguirono un’Audi sino ad arrivare a un’abitazione a Sant’Elpidio che, per l’accusa, sarebbe stato il covo del gruppo in azione anche in precedenza nonché nella vicina provincia di Ancona.

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Ai brindisini è contestato anche il colpo riuscito avvenuto il 5 aprile 2016, quando venne preso di mira l’ufficio postale nella frazione di Trodica nel comune di Morrovalle. Il gip, nella successiva ordinanza di custodia cautelare mise in evidenza che i “tre eventi delittuosi causarono gravissimi danni strutturali e pericolo per l’incolumità pubblica con rischio strage ed il conseguente allarme sociale tra la popolazione locale”.

Le immagini delle telecamere

Fonti di prova sono state considerate le immagini registrate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza, a cominciare da quelle dell’ufficio postale di Morrovalle che venne ripreso dalle telecamere esterne. Ci sono, inoltre, intercettazioni ambientali che nella prospettazione della Procura costituiscono elementi probatori importanti sul piano dei ruoli assunti dagli imputati e anche in questo caso rilevano i dialoghi ascoltati all’indomani dell’azione fallita al postamat di Morrovalle.

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Le banconote macchiate di blu

In quella circostanza, l’esplosione determinò il getto automatico di inchiostro di colore blu che macchiò le banconote, come sistema antifurto e scasso. Risultato: cercavano un esperto in grado di candeggiare le banconote da 20 e 50 euro, altrimenti sarebbe stata tutta fatica sprecata. Schiena, secondo il gip, in quella occasione  “appare dispensare ai complici consigli e indicazioni sulle corrette modalità di uso dei componenti esplosivi micidiali” e in particolare “ossigeno e acetilene” da miscelare secondo determinate percentuali.

Per il gip emergeva “un quadro di notevole devastazione, con distributore postamat e focolai di incendio, esattamente uguale a quello descritto dagli indagati”.

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