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Furti d’auto e cavalli di ritorno, sotto inchiesta anche minorenni

Ragazzi sotto i 18 anni accusati di aver rubato Fiat 500 nei mesi da giugno a settembre 2016 in provincia di Brindisi: posizioni trasmesse alla Procura per i minori di Lecce. Ieri il blitz con 13 arresti: dalle intercettazioni sembra emergere un archivio fotografico delle utilitarie rubate: gli scatti inviati su Whatsapp

BRINDISI – Non ancora maggiorenni, ma già abili nei furti d’auto, nuove leve del mestiere che avrebbe garantito guadagni secondo la tecnica del cavallo di ritorno: accanto ai “grandi”, arrestati ieri dai carabinieri, avrebbero lavorato anche ragazzini sotto i 18 anni, la cui posizione è al vaglio della Procura di Lecce dei minori.

I nomi dei giovanissimi impegnati nei furti d’auto in provincia di Brindisi sono leggibili nell’ordinanza di arresto ottenuta dal sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza, all’esito delle indagini condotte dai militari. Alcuni compaiono per intero, come nel caso del furto di una Fiat 500, rubata a Oria tra il 5 e il 6 settembre 2016: il pm ha contestato l’azione ad Andrea Pichierri in concorso con un minore. Altri ragazzini, invece, sono indicati con soprannomi o alias, quindi in fase di identificazione.

Secondo l’accusa, i minorenni non avrebbero fatto parte dell’associazione per delinquere contestata a 12 indagati ieri finiti in carcere, ma avrebbero agito in alcune occasioni dimostrando in ogni caso di sapere come muoversi e in particolare in che modo “forzare la serratura delle auto e usare una centralina elettrica al fine di attivare il meccanismo di accensione”.

Ruolo di primo piano è stato contestato a Maurizio De Michele e Fabio Iurlaro, ritenuti dal pm e al gip Maurizio Saso che ha firmato i provvedimenti di custodia cautelare, come promotori del sodalizio, titolari delle decisioni su quali auto rubare, dove e quando consumare i furti e poi quando chiedere il pagamento delle somme di denaro ai proprietari per la consegna. Dell’associazione avrebbero fatto parte: Daniele Durante, Antonio Cera, Antonio D’Amuri detto Tony, Attilio De Michele e Antonio Lodeserto, detto Gargamella, come ricettatori ed esecutori materiali dei furti; Eugenio Errico e Mario Iurlaro mandanti e specializzati nelle operazioni di smontaggio, rivendita e riutilizzo delle auto o di alcune componenti. Nel sodalizio anche due donne: Angela De Michele, moglie di Maurizio, è stata indicata come intermediaria tra il coniuge e i “soggetti terzi nella fissazione di incontri di carattere illecito” e Cosima Bernardi, figura come “contabile”.

Stando alla contabilità tenuta dai carabinieri, in tre mesi nell’arco del 2016, sarebbero state rubate 12 auto, poi ritrovate in zona di campagna tra Oria e Francavilla Fontana, chiamate “gubbie” dagli indagati nel corso di intercettazioni ambientali e telefoniche che costituiscono gravi indizi di colpevolezza. L’ascolto delle conversazioni, sia pure brevi perché c’era il timore di essere intercettati, ha portato a scoprire che subito dopo il furto, gli autori dovevano fotografare le auto e mandare lo scatto: “Poi fai la foto prima di riporla e gliela mandi a Fabio”, dice  Maurizio De Michele riferendosi a una Panda che si scoprirà appartenere a un napoletano, militare dell’esercito, rubata a Torre Lapillo.

L’invio su Whatsapp avrebbe permesso di tenere sotto controllo l’andamento dei furti, allestendo una sorta di archivio dal quale attingere per i contatti finalizzati alle richieste estorsive oppure per quelli relativi alle vendite delle auto o parti delle stesse. Gli indagati affronteranno l'interrogatorio di garanzia nelle prossime ore e in quella sede avranno modo di chiarire le rispettive posizioni.

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