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Furti in ospedale e assenze dal lavoro: ai domiciliari Cannalire e Lombardi

I due dipendenti della Sanitaservice furono arrestati il 17 ottobre scorso: il gip accoglie l'istanza dei difensori Epifani e D'Amico. Per entrambi il pm ha chiesto il processo per peculato, furto e truffa. Scarcerato Menga che era ristretto nella sua abitazione

BRINDISI – Vigilia dell’Immacolata a casa, in regime di arresti domiciliari, per due dipendenti della Sanitaservice accusati di furti di prodotti della Asl di Brindisi, peculato e truffa per le assenze dal lavoro: Oliver Cannalire e Michelangelo Lombardi, entrambi di Brindisi, hanno lasciato il carcere a distanza di quasi due mesi dal blitz dei carabinieri del Nas, mentre è stato rimesso in libertà Ignazio Menga ristretto nella sua abitazione

CANNALIRE OLIVIER-2LOMBARDI MICHELANGELO-2Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi ha accolto le istanze depositate nei giorni scorsi dagli avvocati Vito Epifani, difensore di fiducia di Cannalire, Paolantonio D’Amico, difensore di Lombardi e di Daniela d'Amuri difensore di Menga. Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Valeria Farina Valaori, ha già chiesto il processo confermando le accuse mosse inizialmente e riportate nel provvedimento di arresto firmato dal gip Stefania De Angelis. Richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale anche per gli altri che furono arrestati il 17 ottobre.

L’udienza preliminare è stata fissata al 12 gennaio prossimo davanti al gup Paola Liaci e in quella sede potranno costituirsi parte civile, sia la Sanitaservice che l’Azienda sanitaria locale di Brindisi, con il direttore generale Giuseppe Pasqualone, autore della denuncia sporta il 18 febbraio scorso ai carabinieri del comando provinciale: “A partire dal mese di dicembre 2014, si erano verificati numerosi ammanchi durante il trasporto in roller dalla farmacia dell’ospedale Perrino ai diversi reparti, nonostante fossero stati chiusi e sigillati”. Bisognava verificare e inizialmente i militari hanno svolto indagini di tipo tradizionale procedendo con appostamenti, per poi passare alle riprese video e alle intercettazioni telefoniche e ambientali, ritenuti gravi indizi di colpevolezza. Sette telecamere furono sistemate per documentare quanto accadeva nei locali di pertinenza della Asl, dati in affidamento alla società in house, o dai carabinieri e la notizia era diventata “pubblica”.

Cannalire, in sede di interrogatorio di garanzia, ha ammesso di aver lasciato il posto di lavoro in alcune occasioni, senza autorizzazione e senza aver smarcato il cartellino. Per l'accusa si sarebbe recato nella palestra aperta di recente: gli episodi di assenza contestati nei suoi confronti e rubricati come truffa ai danni della Asl sono 21 e si aggiungono a quelli di peculato ricostruiti, pari a due e quattro di furto. Peculato e non solo furto in considerazione del fatto che per le mansioni ricoperte è stata riconosciuta la qualifica di pubblico ufficiale nello svolgimento dell’attività di movimentazione farmaci per la Sanitaservice. Accusa che l’indagato ha respinto con forza.

Diverso l’atteggiamento di Lombardi in sede di interrogatorio: ha ammesso tutte le contestazioni mosse nel provvedimento di arresto, sostenendo di aver agito per necessità poiché aveva bisogno di denaro. Per Lombardi il gip ha rimarcato che “l’attività illecita posta in essere non è cessata neppure dopo la richiesta di arresto, visto che il 28 agosto scorso veniva fermato e trovato in possesso  di beni provento di furto nella farmacia dell’ospedale”. Complessivamente  è accusato di “aver commesso nove fatti di peculato, 37 di furto aggravato e 30 di truffa”. Probabile, a questo punto, che il difensore chieda l’ammissione al rito abbreviato.

Finirono ai domiciliari oltre a Menga: Massimiliano Bataccia, Damiano Bissante, Attilio Ferulli, Antonio Pozzessere, Concetta Pozzessere e Patrizia Rammazzo.   In tre sono tornati in libertà lo scorso 10 novembre:  il gip ha revocato i domiciliari per i fratelli Antonio e Concetta Pozzessere e per Patrizia Rammazzo, accogliendo le istanze depositate dai difensori Laura Beltrami, Giampaola Gambino, Giacomo Serio e Luca Leoci contestualmente alla richiesta di patteggiamento della pena con parere favorevole del pubblico ministero.

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