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Un fotogramma ripreso dalle microcamere

Un fotogramma ripreso dalle microcamere

Furti nei bagagli, chiesto rinvio a giudizio

BRINDISI - Il pm Milto Stefano De Nozza ha chiesto il rinvio a giudizio dei sette vigilantes dell’aeroporto accusati di aver a lungo frugato nei bagagli altrui e di aver rubato, in più riprese, quanto di valore (e non) vi era contenuto. L’udienza preliminare dinanzi al gup Giuseppe Licci è stata fissata per il 10 ottobre prossimo.

BRINDISI - Il pm Milto Stefano De Nozza ha chiesto il rinvio a giudizio dei sette vigilantes dell'aeroporto accusati di aver a lungo frugato nei bagagli altrui e di aver rubato, in più riprese, quanto di valore (e non) vi era contenuto. L'udienza preliminare dinanzi al gup Giuseppe Licci è stata fissata per il 10 ottobre prossimo. Sarà allora che si deciderà se dare avvio al processo o meno, sarà quella anche l'occasione in cui gli imputati potranno chiedere di essere giudicati con riti alternativi.

Le indagini sulla striscia imbarazzante di ruberie all'Aeroporto del Salento si erano chiuse lo scorso novembre con un indagato in più. In due avevano patteggiato la pena. Il focus investigativo sulla pessima condotta degli operatori era stato affidato dalla procura di Brindisi alla Polaria, diretta dal vicequestore Salvatore De Paolis. Emerse che dall'interno di valigie e trolley venivano prelevati perfino i generi alimentari e le cartoline con i saluti da Brindisi e dal Salento.

Gli imputati sono Donato Tasco, 47 anni, di Brindisi, Claudio Malvaso, 34 anni, di Mesagne, Cinzia Angolano, 34 anni di Brindisi, Antonella Negro, 26 anni, brindisina, Antonio Binetti, 38 anni, di Brindisi, Andrea Torino, 24 anni, brindisino, tutti all'epoca dei fatti guardie particolari giurate dell'Ivri, e Antonio Lazzoi, brindisino di 27 anni, operaio aeroportuale della ditta Oasis. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Massimo Manfreda, Livia Orlando, Santo Giorgio Dellomonaco, Vito Epifani, Gianvito Lillo, Giuseppe Negro, Marcello Petrelli, Rolando Manuel Marchionna, Danilo Di Serio.

Sono quattordici i capi di imputazione, più o meno tanti quanti sono gli episodi filmati da una microcamera che era stata piazzata sul soffitto dello "stanzino" adibito al controllo radiogeno dei bagagli. Il primo risale all'estate del 2009 quando furono prelevati dal bagaglio di un viaggiatore cinese 12mila euro che, opportunamente ripartiti, toccarono a due vigilantes. Il 3 agosto del 2011, poi, inizia la sfilza di razzie.

Passato ai raggi x il bagaglio di un altro cittadino cinese in partenza per Fiumicino, due guardie giurate individuarono un paio di orecchini, una collana e due coltellini. Recise le fascette di sicurezza, fu un gioco da ragazzi infilare le mani, frugare e trovare i preziosi. Se ne occupò uno fra coloro che hanno patteggiato la pena e che è quindi fuori dall'inchiesta e dall'eventuale processo. Il suo "palo", però, risponde sia di peculato in concorso che di omessa denuncia. Dopo gli orecchini toccò a un telefonino marca Ngm, a un profumo marca Ferrari e un caricabatteria per Nokia e un iPad Apple che fu poi rivenduto.

Dei dieci episodi contestati, quattro sono tentativi andati in fumo per varie ragioni: una volta perché c'era la chiusura a combinazione, un'altra volta perché della semplice carta era stata scambiata per banconote attraverso il video del sistema Bhs, un'altra volta ancora perché subito dopo essersi impossessati di una Playstation, uno dei due vigilantes si accorse della presenza di una delle cinque microcamere (e svariati microfoni spia) piazzate dalla Polaria nel locale, e si affrettò col collega a riporre tutto in valigia. E un'altra volta solo perché la valigia era stata già ripassata da altri del gruppo degli otto.

Le cattive abitudini della "anonima svuotabagagli" si conclusero al grido di "E' una camera! C'è la camera. Chissà da quanto. Sono fottuto". A quel punto però, l'indagine era bella che confezionata. Nell'aprile del 2012 furono eseguite otto ordinanze di custodia cautelare.

 

 

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