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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

Furto di materiale edile, assolto titolare di un'impresa

Dorian Luzi era finito sotto processo dopo essere stato arrestato in flagranza di reato, a Brindisi, a settembre 2015 assieme ad altri due brindisini: la sentenza del Tribunale a conclusione del processo ordinario

BRINDISI – Prima l’arresto in flagranza di reato con l’accusa di furto, poi due anni di udienze, infine la sentenza di assoluzione con formula piena: Dorian Luzi, titolare di un’impresa di infissi con sede a Brindisi, è stato riconosciuto estraneo rispetto al capo di imputazione contestato dalla Procura. Il Tribunale, presidente Gienantonio Chiarelli, ha pronunciato sentenza a conclusione del dibattimento “per non aver commesso il fatto”. Il sostituto procuratore Pierpaolo Montinaro, aveva chiesto l'assoluzione con formula dubitativa.

L’imputato, difeso dall’avvocato Gianluca Ferruccio Palazzo, ha sempre respinto l’accusa rivendicando la propria innocenza, già all’indomani degli arresti. Luzi venne arrestato assieme a due brindisini, uno dei quali studente universitario, con l’accusa di “aver caricato a bordo del furgoncino del materiale edile” di proprietà di una società a responsabilità limitata con sede legale a Brindisi.

In sede di interrogatorio spiegò che il furgone gli era stato chiesto da una persona con la quale c’era stato uno stabile rapporto di collaborazione, circostanza che lo portò a fidarsi della legittimità di quel trasporto. A conferma dell’esistenza di un rapporto di lavoro fra i due, il difensore ha prodotto  i tabulati telefonici acquisiti. 

Luzi, inoltre, aggiunse che la mattina del furto dopo aver consegnato il furgone si spostò in banca per alcune operazioni finanziarie legate alla sua attività imprenditoriale di artigiano nel campo degli infissi. “Questa circostanza è oggettivamente incompatibile con la pianificazione di un furto atteso che proprio il tempo impiegato in banca consentiva alle forze dell’ordine di sopraggiungere sul posto”, sostiene l’avvocato Palazzo.

I tre furono “sorpresi all’interno dell’area condominiale dove si trovava il garage” del titolare della srl, dal quale era stata spostata e caricata la merce. Il pm chiese il processo per direttissima a carico di tutti e tre, saltando cioè la fase delle indagini preliminari, mentre la misura cautelare è stata annullata dal Tribunale del Riesame in accoglimento dell’istanza depositata dai difensori. Uno degli imputati ha patteggiato la pena, dopo aver confessato.

“Questo caso deve fare riflettere sull’utilizzo dello strumento processuale del giudizio direttissimo, un istituto processuale dall’evidente portata deflativa ma con amplissima ricaduta sul principio del contraddittorio che si esplica, innanzitutto, con un tempo ragionevole anche per le investigazioni difensive”, sostiene l’avvocato Palazzo.

“La vicenda impone quindi una attenta riflessione laddove l’idea della flagranza debba essere vagliata tanto in termini oggettivi quanto sotto il profilo soggettivo, ossia la concreta volontà del soggetto agente di aderire ad un progetto criminoso, volontà che viene meno dinanzi alla presa di posizione di un cittadino che si professa innocente e che dovrebbe imporre l’inammissibilità del rito direttissimo ed il dovere di approfondimento investigativo in capo alla Procura procedente”.

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