Cronaca

Furto kayak, sdegno fra i brindisini. Assonautica: "Lo ricompriamo noi"

"Non facciamo di tutta un'erba un fascio, quello che è accaduto ieri a Brindisi sarebbe potuto capitare ovunque." Paolo Ravizza e il figlio Giorgio non mostrano alcun risentimento nei confronti dei brindisini per il furto del kayak subito ieri (10 agosto) sulla scogliera di Punta del Serrone, con conseguente interruzione del giro dell'Adriatico sotto costa in cui erano impegnati da giorni

BRINDISI – “Non facciamo di tutta un’erba un fascio, quello che è accaduto ieri a Brindisi sarebbe potuto capitare ovunque.” Paolo Ravizza e il figlio Giorgio non mostrano alcun risentimento nei confronti dei brindisini per il furto del kayak subito ieri (10 agosto) sulla scogliera di Punta del Serrone, con conseguente interruzione del giro dell’Adriatico sotto costa in cui erano impegnati da giorni. Ma la figuraccia, per la città, c’è stata eccome.Fra i tanti cittadini che hanno provato sdegno per l’accaduto c’è anche il presidente di Assonautica, Alfredo Malcarne, il quale si è offerto di riacquistare, a nome di Assonautica, la canoa e l’attrezzatura.

I due già nella serata di ieri erano pronti a riprendere la via di casa. Ma si sono trattenuti per un altro giorno a Brindisi. Stamani hanno fatto un bagno a Torre Santa Sabina. In giornata si metteranno in auto e rientreranno in Brianza. “Il pazzo che ha avuto l’idea un po’ strana di fare il giro d’Italia in kayak – dichiara Paolo Ravizza – è stato mio figlio”. Giorgio, 24 anni, studia Osteopatia. “Con la mia famiglia – dichiara Ravizza junior – ho sempre viaggiato tanto, ma non ho mai conosciuto realmente il mio Paese. Quattro anni fa, io e alcuni miei amici ci siamo prefissati l’obiettivo di andare da Venezia a Genova per vedere tutta la costa”.

Giorgio ha diluito l’impresa nel corso degli anni. “Quattro anni fa, quando ho iniziato – spiega lo studente – c’erano altri due ragazzi con me. L’anno successivo mi ha tenuto compagnia un amico. L’anno scorso ero da solo. Quest’anno sono partito da Bisceglie (Bari) con un po’ di amici. Poi a Monopoli mi ha raggiunto mio padre e ho proseguito con lui”. Nella tarda mattinata di ieri, i due sono arrivati a Brindisi  bordo del loro kayak di colore arancione.

“Abbiamo lasciato la canoa – spiega Paolo Ravizza – in un’ansa del parco Punta del Serrone (sulla litoranea a nord del capoluogo, ndr), che da quanto abbiamo letto sui cartelli è una zona di interesse storico-naturalistico. Eravamo tranquilli perché l’area era sorvegliata da varie telecamere. Così ci siamo diretti a piedi verso lo stabilimento balneare lido Granchio Rosso, lasciando l’imbarcazione incustodita. Si tratta di una canoa da Uno scorcio di parco Punta del Serrone-2-2spedizione lunga 5 metri. Non è una di quelle con cui si fa cabotaggio davanti al campeggio. Serve per viaggiare. Solo agli appassionati può interessare un oggetto del genere”. Mentre si rifocillano nella zona di Punta Penne, i due tornano una prima volta al parco per assicurarsi che la canoa fosse al suo posto.

“Ed in effetti – racconta Paolo – era ancora lì”. Ma la seconda volta, si sono imbattuti nell’amara sorpresa: il kayak era sparito, con tutta l’attrezzatura da campeggio e i sacchi a pelo che erano stati lasciati al suo interno. A quel punto, non hanno potuto far altro che chiedere l’intervento dei carabinieri. Dopo aver trascorso la serata in caserma per sporgere denuncia, i malcapitati si sono diretti a Torre Santa Sabina, dove stamani hanno posato per una foto con l’unica cosa che è rimasta loro del kayak: una pagaia. “Siamo dispiaciuti – dichiarano i due. Purtroppo questa disavventura ci è successa a Brindisi, ma poteva accadere ovunque”. L’amarezza più grande è quella di non poter proseguire il viaggio.

“Volevamo arrivare entro il 2 settembre a Santa Maria di Leuca. Ma sicuramente, afferma Paolo Ravizzi – ci saremmo fermati con la canoa a Otranto. Non credo che avremmo avuto le forze per raggiungere Santa Maria di Leuca pagaiando”. Il vergognoso atto di inciviltà subito dai Ravizzi ha scatenato un’ondata di rabbia fra i brindisini, alcuni dei quali hanno manifestato profonda vergogna per l’accaduto, attraverso il social network Facebook. Amarezza viene espressa anche da un cittadino di Brindisi, Rino Galluzzo, attraverso un messaggio che riportiamo di seguito. 

Mi sento particolarmente amareggiato di quanto accaduto, e condivido in pieno le sue considerazioni sulla questione. Brindisi è la mia città, e non vorrei che nessuno la definisse "incivile" ma di fronte a queste cose , al degrado delle strade al degrado culturale  in cui versa .....non posso fare altro che stare in silenzio. Sono d'accordo con lei sulla questione "quartieri costruiti ad hoc" per tenere fuori queste persone dalla civiltà, ma oggi cosa possiamo fare se ormai ci sono generazioni di giovani e meno giovani che sono convinti che il mondo è fatto di queste cose, che si va avanti con la sopraffazione fisica. Vorrei approfittare di questo suo articolo affinché venisse allo scoperto la parte buona della nostra città che cerca di riappropriarsi di questa e che ristabilisca le regole del gioco, affinché i nostri figli tra 20 anni possano vivere in un posto civile". 

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